«Sicuramente l’intenzione iniziale era quella di combinare una sanzione». Massimo Sabbatini rompe il silenzio dopo essere stato ascoltato dagli ispettori e porta alla Camera il caso della lettera su Gaza inviata ai suoi ex studenti del liceo Vivona di Roma. Il professore racconta un accertamento che avrebbe coinvolto «tra docenti e studenti quasi trenta persone», mentre ad alcuni ragazzi sarebbero stati controllati «addirittura i dispositivi propri, come i cellulari», sostiene il rappresentante d’istituto. Poi la conferenza stampa, promossa da Usb Scuola e dall’organizzazione studentesca Osa e ospitata alla Camera dalla deputata pentastellata Stefania Ascari, vira sulla «resistenza armata palestinese» con l’intervento di Salvatore Bullara, docente del liceo Righi protagonista di un episodio simile nel 2023. La lettera agli studenti dopo la maturitàIl caso era nato all’inizio di luglio. Sabbatini, professore di latino, greco e letteratura italiana al liceo classico, aveva scritto un messaggio ad alcuni ragazzi che avevano appena concluso l’esame di maturità. Una lettera privata, inviata dal proprio numero di telefono, nella quale invitava gli ormai ex studenti a non dimenticare quanto accaduto nella Striscia di Gaza e le responsabilità di chi era rimasto a guardare quello che definiva uno «sterminio».Nella lettera il docente citava Dante e “La primavera hitleriana” di Eugenio Montale, prima di congedarsi: «Ci vediamo al cinema o ci scambiamo libri. Se qualcuno è bravo a tennis, possiamo giocare. Ma bravo, sennò mi annoio». Dopo la pubblicazione del messaggio sulla stampa, l’Ufficio scolastico regionale del Lazio aveva avviato un accertamento. Erano stati ascoltati alcuni studenti e docenti del Vivona. Il 28 luglio era poi toccato allo stesso Sabbatini. Sulla vicenda era stata lanciata anche una raccolta firme, che aveva superato le 11mila sottoscrizioni.Il caso era già approdato in Parlamento, con la stessa Ascari firmataria di un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nella quale chiedeva di chiarire le ragioni dell’ispezione e se le audizioni fossero state condotte con modalità tali da creare «un clima di pressione o intimidazione».Il professore: «L’intenzione iniziale era combinare una sanzione»Durante la conferenza, dal titolo “Vietato parlare di Gaza: docenti sotto ispezione”, Sabbatini ricostruisce nel dettaglio la vicenda. Il messaggio, racconta, era stato inviato il pomeriggio del 6 luglio, «dopo la fine degli esami, dopo la pubblicazione dei quadri», a uno studente e a una studentessa delle sue ex quinte perché lo trasmettessero ai compagni. L’8 luglio la lettera finisce sulle pagine del quotidiano Il Tempo, con il testo tagliato «per far credere che fosse stata attività scolastica» e presentato in modo da farlo apparire come «bieca propaganda pro Pal», accusa il docente.«Solamente 24 ore dopo, cioè in un lasso di tempo brevissimo», prosegue il professore, lui, alcuni colleghi e i rappresentanti delle classi quinte ricevono una convocazione dell’Ufficio scolastico regionale. Nella comunicazione, sostiene, non veniva indicato l’oggetto degli accertamenti. «Nessuno sa di cosa si tratta, perché nella convocazione non è detto», racconta. Il testo faceva riferimento soltanto alla necessità di fornire «elementi utili all’accertamento», senza spiegare esplicitamente quale fosse il motivo dell’audizione.Vengono ascoltati docenti e studenti, il 28 luglio tocca a Sabbatini. L’obiettivo, secondo il professore, sarebbe stato fin dall’inizio arrivare a un provvedimento disciplinare. Ma «non ci sono i presupposti giuridici per una sanzione, perché io ho inviato un messaggio privato a persone private, con il mio mezzo privato, senza canali istituzionali». Altrimenti, aggiunge, «non si capisce perché sia stato messo su tutto questo carrozzone, con un’ispezione che ha coinvolto tra docenti e studenti quasi trenta persone». Resta dunque il nodo sollevato nell’interrogazione di Ascari: chi ha deciso di inviare gli ispettori al Vivona e sulla base di quali elementi? Gli studenti e i controlli sui cellulariInterviene anche il rappresentante d’istituto del Vivona, Adriano Cerri militante di Osa: «Ad alcuni studenti», convocati dopo la maturità, «sono stati ispezionati addirittura i dispositivi propri, come i cellulari», sostiene. «Se non fosse stato per le nostre indagini, non personali ma come collettività, noi non avremmo ricevuto nessun responso su quali sarebbero stati i motivi di queste indagini e di queste presunte accuse». «Perché non si è preventivamente annunciata la finalità dell’ispezione e si è parlato solo di vaghi accertamenti?», si chiede anche Marina Boscaino, docente e componente del consiglio d’istituto del Vivona. Il precedente al liceo RighiPoi il focus dell’iniziativa si sposta sulla Palestina. A prendere la parola è Salvatore Bullara, docente di storia e filosofia al liceo scientifico Augusto Righi di Roma, già finito al centro di un’ispezione ministeriale nel 2023. Per Bullara un tentativo di condizionare l’attività degli insegnanti: racconta di essere stato sottoposto a un accertamento con tre ispettori e a «tre ore di interrogatorio». Da quel controllo, sostiene, sarebbe nato un procedimento disciplinare poi archiviato: «Non avevano nulla». «Vogliono semplicemente cercare di agitare le acque per incutere timore, per intimidire i docenti», accusa.La scuola dello Stato, secondo Bullara, sarebbe diventata «un reparto di guerra» al quale è stato assegnato «il compito di creare il silenzio per permettere il genocidio». «Il vero motivo per cui ci censurano è la paura che hanno che la nostra solidarietà si spinga fino al sostegno alla resistenza palestinese», sottolinea. Una resistenza «che è anche, e soprattutto, resistenza armata dei reparti di palestinesi che in questo si impegnano», «legittimata dal diritto internazionale» perché «un popolo oppresso ha il diritto di ribellarsi anche con le armi».Ascari: «Una censura che non possiamo consentire»«La scuola deve restare un luogo libero, uno spazio dove si può parlare e discutere», chiosa Ascari, annunciando che la conferenza è soltanto «un primo passo verso tanti, tantissimi altri incontri e spazi di democrazia e di libertà». «Il messaggio che è stato dato è estremamente pericoloso», aggiunge: «Attenzione a quello che dite, attenzione a quello che insegnate». Per la parlamentare pentastellata si tratta di «un principio di censura, di ritorno alle tenebre, che non possiamo in alcun modo consentire». In foto: La deputata M5S Stefania Ascari, ANSA/MAURIZIO BRAMBATTIL'articolo Sul caso del prof che ha scritto la lettera su Gaza il M5s interroga la Camera: «Chi ha deciso di inviare gli ispettori e perché?» proviene da Open.