Il 2 marzo, in questa rubrica, avevo raccontato la storia del maxibando da 105 milioni di euro per la refezione scolastica del Comune di Bologna, che prevedeva un unico lotto e requisiti accessibili, nei fatti, a un solo operatore. Dopo che la gara era andata deserta, l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) aveva stabilito che il bando violava il Codice degli appalti, il favor participationis e la libertà di iniziativa economica privata, ponendosi in contrasto con l’art. 41 della Costituzione.Il Comune è stato quindi costretto a cambiare il bando per il triennio 2026-2029. Ha finalmente abbandonato il lotto unico, ha eliminato i vincoli contestati e ha suddiviso il servizio in due lotti. Sembrava l’inizio di una storia diversa. Avevo però avvertito: attenzione a non far rientrare dalla finestra quello che, dopo l’intervento dell’ANAC, sembrava essere uscito dalla porta. Il Comune, infatti, nella nuova gara non ha escluso la possibilità che un concorrente si aggiudicasse entrambi i lotti. In assenza di questo limite, come era prevedibile, i due lotti sono stati aggiudicati alla stessa compagine imprenditoriale, formata da Camst, Cirfood e Gemos.Nel primo lotto, relativo al centro di produzione pasti Fossolo, la capogruppo è Camst. Nel secondo, che comprende i centri Erbosa e Terracini, la capogruppo è Gemos. I nomi non devono trarvi in inganno: la sostanza è la stessa. L’intero servizio di refezione scolastica del Comune di Bologna rimane concentrato nelle mani di un unico raggruppamento, del quale fa parte il gestore che aveva già da tempo in mano il servizio. Il monopolio è rimasto perfettamente intatto, nonostante le giuste modifiche all’impostazione della gara.Parliamo della produzione di circa 20.000 pasti al giorno per i bambini delle scuole dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo grado di Bologna. Un appalto da circa 56 milioni di euro per il periodo compreso tra settembre 2026 e agosto 2029, che può superare i 111 milioni considerando il possibile rinnovo per altri due anni.Non è un servizio marginale. La refezione scolastica riguarda ogni giorno migliaia di bambini, le loro famiglie, le scuole e una quantità molto rilevante di risorse pubbliche. Proprio per questo non può essere considerata soltanto una questione tecnica o amministrativa.Il precedente bando prevedeva requisiti economici e tecnici particolarmente elevati. Ad esempio, si richiedeva di aver prodotto 9 milioni di pasti in un triennio, nell’ambito di un unico contratto, e almeno 2,5 milioni di pasti in un triennio da una singola cucina centralizzata. In più, per il nuovo aggiudicatario vigeva l’obbligo di acquisire il ramo d’azienda del gestore uscente. Condizioni che restringevano fortemente la platea dei potenziali concorrenti.Il nuovo bando ha corretto questi aspetti. Ha eliminato l’obbligo di acquistare il ramo d’azienda, ha ridimensionato i requisiti richiesti e ha formalmente suddiviso il servizio. Avevo riconosciuto che si trattava di un passo avanti rispetto all’impostazione precedente. Ma avevo anche indicato con chiarezza la criticità rimasta aperta: il Comune non aveva previsto alcun limite che impedisse allo stesso concorrente di aggiudicarsi entrambi i lotti. Era questo il punto decisivo. Dividere formalmente una gara non serve ad aprire davvero il mercato se poi un unico raggruppamento può vincere tutte le parti e ricomporre, nei fatti, l’intero servizio.Per questo avevo proposto di prevedere almeno tre lotti distinti, uno per ciascun centro di produzione dei pasti: Fossolo, Erbosa e Terracini. E soprattutto di stabilire che lo stesso concorrente non potesse aggiudicarsi l’intero servizio. Il Comune ha scelto diversamente. Ha diviso il servizio soltanto in due grandi lotti e ha lasciato aperta la possibilità che fossero aggiudicati entrambi allo stesso soggetto. Oggi vediamo il risultato di quella scelta. Già all’apertura delle offerte era emerso che la concorrenza effettiva era molto più limitata rispetto alla rappresentazione fornita dall’Amministrazione. Le offerte depositate erano sei, ma i concorrenti reali soltanto tre: il raggruppamento formato da Camst, Cirfood e Gemos; Dussmann Service; CNS con l’esecutrice Vivenda.Ognuno dei tre soggetti aveva presentato un’offerta per entrambi i lotti. Non sei concorrenti diversi, dunque, ma tre compagini candidate su entrambe le parti della gara. Camst, Cirfood e Gemos si erano presentate insieme in entrambi i lotti, modificando soltanto il ruolo di capogruppo. Era già evidente, in quel momento, che la suddivisione prevista dal Comune non garantiva affatto la presenza di più gestori. La rendeva possibile sulla carta, ma non la assicurava nella realtà.Ora quel rischio si è concretizzato.Non contesto la regolarità dell’aggiudicazione. Contesto una scelta politica compiuta a monte dall’Amministrazione: aver costruito una gara che, pur essendo formalmente divisa, permetteva fin dall’inizio allo stesso raggruppamento di aggiudicarsi tutto. Perché non introdurre un limite all’aggiudicazione dei lotti? Perché non prevedere tre lotti, uno per ogni centro di produzione? Perché rinunciare in partenza alla possibilità di avere gestori diversi, autonomi e realmente confrontabili?Una vera pluralità di gestori avrebbe consentito al Comune e alle famiglie di confrontare la qualità dei pasti, le derrate alimentari utilizzate, l’organizzazione del lavoro, la capacità di ridurre gli sprechi, il rispetto degli impegni assunti e l’efficacia dei sistemi di controllo. La concorrenza, quando è reale, spinge ciascun operatore a migliorare, a investire sulle competenze, a cercare prodotti migliori e a rispondere in modo più diretto dei risultati raggiunti. In un servizio delicato come quello della refezione scolastica, i primi a beneficiarne sarebbero stati i bambini e le loro famiglie.Anche la tutela dei lavoratori non richiedeva il mantenimento della concentrazione del servizio. Il bando conteneva già una clausola sociale che obbligava il nuovo aggiudicatario ad assorbire prioritariamente il personale impiegato, senza patto di prova e nel rispetto delle condizioni economiche e normative previste. La continuità occupazionale, quindi, poteva essere garantita anche in presenza di gestori diversi.L’ANAC aveva chiesto di superare un’impostazione che rischiava di limitare la libera concorrenza, la parità di accesso e l’iniziativa economica privata. Il Comune ha risposto modificando la forma del bando. Ma l’obiettivo sostanziale, avere più gestori realmente autonomi, responsabili e confrontabili tra loro, non è stato raggiunto. Il Comune aveva presentato il nuovo bando come un cambio di impostazione. L’esito dimostra, però, che è cambiata solo la struttura formale dell’appalto. Questo nuovo capitolo della storia dimostra una volta di più come il Comune di Bologna non intenda aprire il servizio di refezione scolastica a soggetti nuovi, a gestori diversi da quelli di sempre.Da settembre si riparte e sarà tutto come prima: circa 20.000 pasti al giorno e l’intero servizio di refezione scolastica affidati a un solo raggruppamento. La domanda, quindi, rimane la stessa: il modello Bologna è davvero costruito nell’interesse dei bambini e delle loro famiglie, oppure serve prima di tutto a conservare un sistema che, nonostante tutto, finisce sempre per premiare gli stessi?Elena Ugolini, 4 agosto 2026L'articolo La fabbrica dei pasti, il ritorno: cambia il bando ma vincono sempre gli stessi proviene da Nicolaporro.it.