AstraZeneca-Bristol Myers Squibb, il risiko farmaceutico che riscrive gli equilibri globali

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Dieci anni dopo aver respinto l’offerta di Pfizer, AstraZeneca torna a essere terreno di un possibile grande matrimonio – stavolta per scelta, non per difesa. Il gruppo anglo-svedese è in trattative con l’americana Bristol Myers Squibb per una fusione che, se andasse in porto, varrebbe quasi 400 miliardi di dollari e creerebbe il quarto colosso farmaceutico al mondo per capitalizzazione. I colloqui, riportati per primi dal Financial Times, sono ancora nella fase preliminare e potrebbero non arrivare a un accordo.Un’operazione che ridisegna la mappa Big PharmaAstraZeneca, seconda società quotata più valutata del Regno Unito con una capitalizzazione di circa 264 miliardi di dollari, e Bristol Myers Squibb, che vale circa 133 miliardi, sono in trattative da alcuni mesi secondo quanto riportato dal Financial Times. L’accordo, se concluso, si collocherebbe tra le maggiori operazioni di M&A mai realizzate nel settore farmaceutico, ma le fonti citate dal quotidiano britannico avvertono che i colloqui potrebbero ancora saltare o subire ritardi. Alla notizia, il titolo AstraZeneca ha perso quasi il 7% nelle contrattazioni mattutine a Londra.La strategia di Soriot e il nodo della crescita USASir Pascal Soriot, amministratore delegato di lunga data di AstraZeneca, ha fissato l’obiettivo di portare i ricavi del gruppo a 80 miliardi di dollari entro il 2030, contro i 58,7 miliardi dello scorso anno – una crescita che dipende in larga misura dal mercato statunitense, da cui già proviene quasi metà del fatturato. Solo la settimana scorsa, in una call con i giornalisti, lo stesso Soriot aveva dichiarato che l’azienda non ha “bisogno di M&A” per centrare quel target. Un’eventuale acquisizione di Bms supererebbe comunque per dimensioni quella di Alexion nel 2021 (39 miliardi di dollari), finora la più grande della storia del gruppo anglo-svedese.BMS, un partner sotto pressionePer Bristol Myers Squibb l’operazione arriverebbe in un momento delicato: l’acquisizione di Celgene da 74 miliardi di dollari nel 2019 non ha prodotto i ritorni attesi, e l’azienda deve fare i conti con la scadenza dei brevetti su diversi farmaci chiave nei prossimi anni. Entrambi i gruppi hanno peraltro divisioni oncologiche di rilievo, un elemento che potrebbe rendere la combinazione industrialmente coerente al di là della logica puramente dimensionale.Il precedente Pfizer e la questione della sede legaleNon è la prima volta che AstraZeneca si trova al centro di manovre di consolidamento: nel 2014 respinse un’offerta di Pfizer che valutava il gruppo quasi 70 miliardi di sterline, proprio sotto la guida di Soriot. Oggi il contesto è diverso – AstraZeneca è cresciuta fino a diventare una potenza nell’oncologia – ma il tema della sede resta sensibile: la trattativa con Bms arriva dopo la quotazione diretta a Wall Street completata a giugno, un passaggio già letto a Londra come un segnale di progressivo scollamento dal listino britannico. Un’operazione di questo tipo, riporta l’FT, sarebbe probabilmente strutturata con una combinazione di cassa e azioni, e si troverebbe esposta a scrutinio politico su entrambe le sponde dell’Atlantico, in particolare nel Regno Unito per il rischio che AstraZeneca sposti la propria residenza fiscale e legale negli Stati Uniti.