Migranti come arma. Cosa insegnano Ceuta e il confine bielorusso alla sicurezza nazionale

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Tra il 30 e il 31 luglio 2026 sono entrate a Ceuta, secondo il ministero dell’Interno spagnolo, circa 50.000 persone; 60.000 secondo il governo della città autonoma. La maggior parte ha attraversato a nuoto i cinque chilometri di mare da Fnideq. Il bilancio ufficiale, ancora provvisorio, è salito al 1° agosto a 67 corpi recuperati, di persone annegate o schiacciate contro la barriera frangiflutti del Tarajal, mentre le ricerche in mare proseguono. Madrid ha schierato l’esercito e concordato con Rabat una procedura accelerata di rimpatrio: circa 69.500 persone uscite da Ceuta verso il Marocco nelle trenta ore successive all’ingresso di massa, secondo le stime delle Forze di sicurezza dello Stato.Cinque anni prima e tremila chilometri più a nord, il regime bielorusso ha organizzato per mesi visti agevolati, voli da Baghdad e da Istanbul e trasferimenti fino alla linea di confine con Polonia, Lituania e Lettonia. Il Consiglio dell’Unione europea ha sanzionato quell’operazione il 2 dicembre 2021: il quinto pacchetto di misure ha colpito, tra gli altri, compagnie aeree, tour operator e hotel coinvolti nell’organizzazione dei transiti, e ha portato il totale delle misure restrittive a 183 persone e 26 entità.La motivazione parla espressamente di «strumentalizzazione dei migranti» a fini politici. Nel primo semestre 2026 i tentativi di attraversamento sul confine polacco sono scesi a 235, il 98 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025; nelle stesse settimane la Lettonia ha registrato picchi di oltre cento tentativi in un giorno. L’operazione prosegue, su un altro confine.Dall’evento migratorio all’operazioneI due casi non sono uguali, e la differenza va detta con precisione. Sul confine orientale l’orchestrazione statale è documentata da fonti istituzionali: agenzie di viaggio di Stato, logistica militare, guardie che consegnavano tronchesi e impedivano ai migranti di tornare indietro.Su Ceuta l’attribuzione è più cauta: il governo spagnolo e le autorità della città parlano di reti di trafficanti che hanno sfruttato un innesco informativo, mentre resta aperta la questione del ruolo dei controlli marocchini, come già nel precedente del maggio 2021, quando l’allentamento deliberato della frontiera seguì la crisi diplomatica sul caso Brahim Ghali.Ciò che i due casi condividono è la struttura. In entrambi il fattore scatenante è un atto informativo, prima ancora che migratorio. Sulla rotta bielorussa era una promessa falsa: l’ingresso in Europa venduto come legale, con pacchetti da migliaia di euro.A Ceuta è stata la distorsione di una sentenza vera: la pronuncia dell’8 luglio 2026 con cui la Sala contencioso-administrativa del Tribunal Supremo ha stabilito che chi raggiunge Ceuta o Melilla a nuoto va sottoposto alla procedura ordinaria di rimpatrio, con identificazione ed esame individuale, e non al respingimento immediato.Nelle settimane successive, secondo la ricostruzione delle autorità spagnole, quella sentenza è stata riletta sui social marocchini come un annuncio di frontiera aperta.È il fenomeno che la ricerca dell’Università della Tuscia, commissionata dal ministero degli Affari esteri e pubblicata nel volume “Minacce ibride alla sicurezza nazionale. Disinformazione e migrazioni” (a cura di Silvia Sassi e Alessandro Sterpa, Editoriale Scientifica, 2025), aveva descritto in astratto: strategie di disinformazione dirette a incentivare l’immigrazione per destabilizzare Paesi bersaglio.Sterpa vi distingue due canali: la “disinformazione del migrante”, rivolta a chi decide di partire, e la “disinformazione dell’elettore”, rivolta all’opinione pubblica del Paese di arrivo.Ceuta li mostra entrambi in sequenza: prima la sentenza distorta che muove le partenze, poi le immagini del Tarajal che entrano nel dibattito politico europeo, fino alla sospensione italiana di Schengen con la Spagna e alla convocazione dell’ambasciatore italiano a Madrid.Il diritto come superficie d’attaccoQui sta il punto giuridico, che è anche il punto di intelligence. In entrambi i casi l’attaccante non aggira le garanzie dell’ordinamento bersaglio: le usa. Minsk vendeva ai migranti l’esistenza stessa del diritto d’asilo europeo.Le reti attive sul fronte marocchino hanno usato una sentenza che applica principi consolidati, il divieto di espulsione collettiva e l’esame individuale delle posizioni.La pronuncia del Tribunal Supremo si muove peraltro nel solco tracciato dalla Corte di Strasburgo, che nel caso N.D. e N.T. c. Spagna (Grande Camera, 13 febbraio 2020, ricorsi 8675/15 e 8697/15) aveva ammesso i respingimenti immediati solo verso chi supera con la forza le barriere di contenimento; su questa distinzione il Tribunal Supremo ha negato che la sorveglianza tecnologica in mare equivalga a una barriera fisica.L’operazione riesce quando costringe lo Stato bersaglio a un’alternativa in cui perde comunque: subire il flusso, con il danno percettivo del confine che non tiene, oppure derogare alle proprie garanzie, con il danno percettivo dello Stato che tradisce i propri principi.La Polonia ha percorso il secondo ramo: respingimenti sommari documentati dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, mancata esecuzione della misura provvisoria con cui la Corte di Strasburgo, il 25 agosto 2021, aveva indicato al governo di fornire cibo, acqua e riparo ai 32 afghani bloccati a Usnarz Górny (caso R.A. e altri c. Polonia, ricorso 42120/21, ora davanti alla Grande Camera), fino alla sospensione del diritto d’asilo alla frontiera nel marzo 2025.Il costo umano è documentato: almeno 107 morti nella fascia di confine tra settembre 2021 e ottobre 2025, su entrambi i lati, secondo il conteggio del gruppo di monitoraggio We Are Monitoring, aggiornato a giugno 2026. I migranti sono le prime vittime dell’operazione in tutti e due i casi.L’ordinamento europeo ha intanto trasformato la minaccia in categoria normativa.Il regolamento (Ue) 2024/1359 sulle situazioni di crisi e di forza maggiore, che disciplina espressamente la strumentalizzazione dei migranti e le deroghe procedurali consentite in risposta, è applicabile dal 1° luglio 2026: lo era da quattro settimane quando è iniziata la crisi di Ceuta, che ne è così il primo banco di prova.Il regolamento scommette di incanalare la reazione degli Stati dentro il diritto, invece di lasciarla alle deroghe unilaterali.Il segnale anticipatore è informativoLa lezione operativa è netta. In entrambi i casi il segnale che precede il flusso era informativo: i pacchetti visto e volo pubblicizzati mesi prima del picco del novembre 2021, la sentenza dell’8 luglio riletta sui social tre settimane prima degli arrivi di massa.Che quel segnale non sia stato raccolto lo ha riconosciuto lo stesso ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, nella conferenza stampa del 1° agosto a Ceuta: il governo non disponeva di informazioni dei servizi sulla preparazione dell’ingresso di massa, ha detto, e “il Marocco non è una minaccia”.Le due affermazioni si tengono: se la griglia di lettura resta quella della minaccia statale, un flusso innescato da reti di trafficanti sopra una sentenza distorta non rientra in nessuna casella. Il ministro ha rivendicato che la cooperazione con Rabat ha «permesso di rovesciare la situazione in 24 ore»; ma la rapidità del rimpatrio misura la reazione, non la prevenzione.Il monitoraggio dell’infosfera migratoria, di cui il volume della Tuscia descrive metodo e tecniche (mappatura della fiducia nelle fonti, analisi dei contenuti online), è quindi attività di prevenzione a pieno titolo, complementare a quella dei comparti difesa e intelligence.All’interno della stessa ricerca, chi scrive ha ricostruito il “codice migrante”: la grammatica visiva di emoji e simboli con cui le reti di trafficanti indicano sui social punti di raccolta, rotte, contatti e modalità di pagamento. Decifrarla significa leggere i preparativi di un flusso prima che diventi un attraversamento.Il volume che Sterpa ha curato quest’anno con Roberto Sgalla, “Guerra cognitiva e sicurezza nazionale. Profili giuridici e istituzionali” (Editoriale Scientifica, 2026), ne trae la cornice istituzionale: se il conflitto si è spostato sul controllo delle percezioni, lo spazio cognitivo va difeso con strumenti giuridici propri. La strategia di fondo resta quella che Sterpa, nel volume del 2025, chiama “la fiducia nell’individuo libero”: il migrante e l’elettore messi in condizione di decidere su informazioni vere.Restano due numeri. Sul confine polacco, dopo quattro anni di adattamento normativo, infrastrutturale e informativo, i tentativi sono scesi del 98 per cento, e nel giro di poche settimane la pressione si è spostata sulla Lettonia. A Ceuta, un mese dopo l’entrata in applicazione del regolamento europeo sulla strumentalizzazione, 50.000 persone hanno attraversato il confine in un giorno. La minaccia si adatta più in fretta delle difese: la distanza tra questi due tempi è la misura del problema.