Cosa succede a Ceuta? Il governo spagnolo: «Ancora 3-5mila migranti. Crisi innescata dalla disinformazione»

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A quattro giorni dall’ondata di migranti arrivati a Ceuta passando per il Marocco, nell’exclave spagnola restano «fra le 3mila e le 5mila persone». Le restanti 73mila persone sono state rimpatriate. A snocciolare i numeri – attribuiti al ministero dell’Interno spagnolo – è Alberto Gaitan, assessore alla presidenza e al governo dell’amministrazione di Ceuta. In un’intervista radiofonica a Cadena Ser, Gaitan ha ammesso che non c’è un numero ufficiale di quanti migranti siano entrati e di quanti siano realmente usciti da Ceuta. Quelle del ministero, insomma, sono delle stime.Il centro per migranti di Ceuta è al collassoL’assessore alla presidenza di Ceuta ha descritto la situazione nell’exclave spagnola come «molto difficile». In questo momento, ha spiegato, «queste persone si trovano in diverse aree della città, prevalentemente sulle scogliere e sulle colline». Le autorità stanno convincendo quante più persone possibile a rimpatriare volontariamente nei Paesi di origine. Ma la gestione di chi si rifiuta è destinata a rivelarsi molto complessa, poiché «bisogna tenere conto che il Centro di soggiorno temporaneo, che ha una capacità di accoglienza di 600 persone, è totalmente occupato e fuori ci sono altre mille persone accampate, è assolutamente al collasso».I migranti minorenni e la critica a SánchezLa situazione più delicata è quella dei migranti minorenni. Attualmente, ne sono stati censiti 862, ma la capacità di gestione che il governo di Madrid attribuisce a Ceuta è di appena 29. «Stiamo parlando di un sovraoccupazione di quasi il 3.000 per cento. E il numero potrà aumentare nei prossimi giorni», avverte ancora Gaitan. Secondo l’assessore alla presidenza di Ceuta, la risposta del governo di Pedro Sánchez alla crisi migratoria «è stata tardiva e insufficiente», poiché «da tempo avevamo allertato di una situazione anomala che si stava producendo per le entrate di migranti via mare».Il ministro Albares e il ruolo della disinformazioneNel frattempo, anche il governo centrale spagnolo torna a farsi sentire sulla vicenda. Secondo José Manuel Albares, ministro degli Esteri, la disinformazione – come spiegato anche in questo articolo – è stata l’«elemento chiave» che ha innescato l’ingresso di massa di migranti nella città autonoma di Ceuta. Il ministro ha affermato che uno dei compiti da intraprendere per evitare il ripetersi delle scene viste la scorsa settimana è quello di «monitorare i social network» utilizzati dai migranti per informarsi. «I social media devono essere monitorati e la disinformazione combattuta, poiché è stata l’elemento chiave che ha innescato questo movimento senza precedenti», ha detto Albares a TVE.Nel frattempo, proseguono i lavori avviati dal governo nel fine settimana per estendere la diga frangiflutti che funge da confine tra Marocco e Ceuta. Albares ha affermato che è necessario «rinforzare la diga» e il meccanismo di ingresso nella città autonoma «per adeguarlo alla sentenza della Corte Suprema», che ha recentemente stabilito che i rimpatri sommari delle persone che attraversano a nuoto non sono consentiti in assenza di una barriera fisica.Foto copertina: EPA/REDUAN | Alcuni migranti fanno ritorno in Marocco dopo aver attraversato illegalmente il confine con CeutaL'articolo Cosa succede a Ceuta? Il governo spagnolo: «Ancora 3-5mila migranti. Crisi innescata dalla disinformazione» proviene da Open.