Un trapianto di cornea ad altissimo rischio anestesiologico ha permesso di salvare la vista a un ragazzo di 20 anni affetto da acidemia propionica, una rara malattia metabolica, e da una grave cardiomiopatia dilatativa, già sottoposto in passato a un trapianto di fegato. L’intervento, eseguito il 13 luglio all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è stato reso possibile dal lavoro di una task force composta da anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche, che hanno pianificato la procedura per circa 18 ore.Le difficoltà del trapianto di corneaL’operazione si è resa necessaria per trattare un’ulcera perforata della cornea che, senza un intervento tempestivo, avrebbe comportato la perdita irreversibile dell’occhio e il rischio di una grave infezione. Rimandare ulteriormente la procedura avrebbe significato intervenire in emergenza, eventualità particolarmente critica per le condizioni cardiache del paziente.La principale difficoltà era conciliare due esigenze opposte: evitare che il digiuno preoperatorio provocasse uno scompenso metabolico e, allo stesso tempo, ridurre i rischi dell’anestesia generale in un paziente con una grave cardiomiopatia. Per questo il protocollo anestesiologico è stato modificato, limitando il digiuno e predisponendo un monitoraggio cardiologico continuo prima e durante l’intervento.“In un paziente con acidemia propionica, grave cardiomiopatia e una storia di trapianto di fegato, ogni dettaglio della gestione anestesiologica deve essere pianificato con estrema precisione”, spiega Daniela Perrotta, responsabile di Rianimazione e comparto operatorio della sede di Palidoro, che ha coordinato il percorso multidisciplinare. La preparazione“Abbiamo preparato il paziente dalla sera precedente insieme ai colleghi delle malattie metaboliche, dell’epatologia e della cardiologia, modificando anche il protocollo abituale per ridurre al minimo il digiuno e contemplando tutti gli scenari possibili. Questa pianificazione ci ha permesso di affrontare una procedura ad altissimo rischio senza complicanze”, aggiunge Perrotta. L’operazioneIl trapianto, eseguito da Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica del Bambino Gesù, è durato circa un’ora e 45 minuti. L’intervento è stato reso più complesso dalla perforazione della cornea, aderente all’iride, e dalla presenza di uno spesso strato di fibrina che occludeva la pupilla, entrambe condizioni trattate nel corso della procedura.“La rapidità era un elemento decisivo, quindi era necessario contenere al massimo i tempi chirurgici, cosa non semplice in un caso così complesso”, afferma Buzzonetti. “L’obiettivo era salvare l’occhio, ma soprattutto evitare che la perforazione corneale determinasse una condizione clinica ancora più grave. Il risultato ottenuto – conclude – è frutto non soltanto della competenza dell’équipe chirurgica, ma anche della capacità di integrare specialità diverse e di assumere la responsabilità di una decisione condivisa in un contesto di rischio eccezionale”.Questo articolo Trapianto di cornea ad alto rischio, l’operazione al Bambino Gesù proviene da LaPresse