Cassazione: legittimo il licenziamento del prof che scioperava contro il Green pass

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Sii era assentato da scuola per otto giornate nel novembre 2021, dichiarando di aderire a uno “sciopero a oltranza” che permetteva a ogni lavoratore di decidere liberamente quando non presentarsi. La dirigente scolastica lo aveva avvertito che la protesta era stata dichiarata illegittima, ma il docente aveva continuato ad assentarsi. E adesso arriva il verdetto della Cassazione: non si trattava di un vero sciopero tutelato dalla Costituzione, e quindi le assenze erano ingiustificate e sufficientemente gravi da legittimare il licenziamento per giusta causa.Con la sentenza numero 22927 del 2026 la sezione Lavoro della Suprema corte ha respinto il ricorso di un insegnante di sostegno a tempo determinato, impiegato in educazione musicale durante l’anno scolastico 2021-2022. Il licenziamento, comunicato nell’aprile 2022, era già stato confermato dal Tribunale di Taranto e dalla Corte d’Appello di Lecce.Lo sciopero contro il Green passLo sciopero in questione era stato proclamato dalla Fisi, Federazione italiana sindacati intercategoriali, dal 1° al 15 novembre 2021, come prosecuzione delle precedenti astensioni iniziate il 15 ottobre. La mobilitazione era stata promossa contro l’obbligo del Green pass nei luoghi di lavoro, entrato in vigore proprio il 15 ottobre, e contro l’allontanamento dal servizio e la perdita della retribuzione per chi non possedeva la certificazione. La Fisi aveva presentato la protesta come una battaglia in difesa dei diritti costituzionali e della libertà di scelta in materia sanitaria. Perché lo sciopero è stato dichiarato illegittimoAl docente erano state contestate le assenze del 10, 11, 12 e 15 novembre e del 25, 26, 29 e 30 novembre 2021. Già l’11 novembre la preside gli aveva comunicato che l’iniziativa era stata giudicata illegittima dalla Commissione di garanzia, mettendolo in guardia sulle possibili conseguenze. Lui, tuttavia, aveva proseguito la protesta. Lo sciopero era stato proclamato per periodi consecutivi, ma lasciava al singolo aderente la possibilità di scegliere se e in quali giornate astenersi. Secondo la Commissione di garanzia, citata dalla Cassazione, questa modalità «risulta estranea alla stessa nozione di sciopero recepita dall’art. 40 della Costituzione», perché privava l’astensione della sua dimensione collettiva.La protesta, scrivono i giudici, era illecita non soltanto perché non rispettava le regole previste nei servizi pubblici essenziali, ma perché arrivava a «snaturare lo stesso carattere collettivo dell’astensione». Di conseguenza, «l’assenza dei lavoratori che aderiscano alla protesta deve ritenersi ingiustificata a tutti gli effetti di legge», con la possibilità per l’amministrazione di applicare le sanzioni previste per l’inadempimento.La protesta e gli altri comportamenti del docenteLa contestazione messa in atto dai docenti comprendeva anche l’ingresso a scuola con modalità elusive dei controlli sul Green pass. Inoltre, come raccontato nella sentenza, il docente aveva usato toni non rispettosi nei confronti di una collega, e aveva presentato una dichiarazione ritenuta non veritiera sulla residenza, per ottenere un congedo straordinario. I giudici non hanno però ritenuto necessario approfondire questi episodi: «L’esame degli altri addebiti era ultroneo, essendo i fatti sopra accertati già di per sé idonei a legittimare il licenziamento».L'articolo Cassazione: legittimo il licenziamento del prof che scioperava contro il Green pass proviene da Open.