Matteo Salvini «espulso» dal logo della Lega, il caso a Brescia. Il segretario Maggi a Open: «È ora di rinnovamento»

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Un logo senza un nome, ma non un nome qualunque: quello di Matteo Salvini. Quello che a prima vista potrebbe sembrare solo un dettaglio grafico, secondo alcuni potrebbe raccontare, invece, qualcosa di più profondo: la ricerca di un rinnovamento dell’immagine del partito e, forse, non solo. A Brescia, la scelta della segreteria cittadina di adottare una versione del simbolo – già comparsa nelle recenti campagne di comunicazione del Carroccio – priva del riferimento a “Salvini Premier”, diventa così il punto di partenza per una riflessione su una Lega che sembra «aver bisogno di una scossa», come racconta a Open il segretario cittadino Michele Maggi.La scelta del segretario della Lega di BresciaDa alcuni mesi la segreteria della Lega di Brescia, guidata da Michele Maggi, aveva notato un dettaglio nella comunicazione social del partito a livello nazionale. Su molte grafiche e locandine aveva infatti iniziato a comparire una versione del simbolo molto simile a quella ufficiale, ma con una differenza evidente: la scomparsa della dicitura “Salvini Premier”. «Ormai vedo che anche tanti deputati lo utilizzano nelle loro locandine e non usano più “Lega Salvini Premier”. Non capisco perché, a livello di sezione, non si possa fare lo stesso», racconta Maggi, che a Brescia è anche membro del consiglio comunale. A onor del vero, il nuovo logo non è mai stato presentato ufficialmente dalla direzione nazionale, né attraverso comunicati né con direttive rivolte ai territori. Un’assenza di indicazioni formali confermata anche dallo stesso segretario bresciano che, però, in mancanza di comunicazioni che richiedessero di non farlo, ha fatto sentire la sezione bresciana legittimata ad adottare la nuova versione: «Il simbolo è già utilizzato, noi l’abbiamo semplicemente adottato».Salvini sì, Salvini noUn’adozione a metà, però, a volerla raccontare tutta. Se infatti nelle immagini pubblicate sui profili Facebook e Instagram della sezione compare sistematicamente il logo senza la scritta “Salvini Premier”, le immagini del profilo continuano invece a riportare la versione tradizionale, ancora legata al nome del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Lega – Salvini Premier (@legaofficial)L’«aria di rinnovamento» nella LegaMano a mano che la conversazione prosegue, però, emergono anche le prime ammissioni. «Probabilmente inizia ad esserci un’aria di rinnovamento, non lo so. È una cosa che obiettivamente auspichiamo», racconta Maggi. Così una scelta che parte da un semplice aspetto grafico sembra portare alla speranza di un segnale di apertura verso un possibile cambiamento. Da qui si aprono scenari e letture forse non troppo astratti, su una Lega alla ricerca di una nuova spinta e di un rilancio della propria identità.Un rinnovamento che, afferma il segretario bresciano – forse con un pizzico di malizia – potrebbe essere auspicato dallo stesso Matteo Salvini, visto che anche il leader avrebbe iniziato a utilizzare il nuovo simbolo. Un segnale confuso, quindi, secondo Maggi, quello che viene dal leader del Carroccio, «del tipo che si sta tirando indietro, o non lo so. A questo punto, se è lui stesso che ha lanciato questo simbolo senza più il suo nome… A meno che voglia effettivamente rinnovare e rilanciare la Lega in un altro modo», prova a interpretare.I malumori e le fuoriuscite dalla Lega Un cambio, quello grafico, che secondo Maggi molti tra le fila della Lega auspicherebbero anche a un livello più profondo: «Ad oggi obiettivamente non stiamo navigando proprio con il vento in poppa. I dati sono chiari: abbiamo tanti militanti che hanno preso e sono andati in altri movimenti. Penso a Vannacci, per esempio». Il riferimento al leader di Futuro Nazionale non è casuale: il movimento nato attorno all’europarlamentare ha infatti raccolto anche diversi ex esponenti e militanti provenienti dalla Lega. E chiude: «Questo significa che c’è bisogno di una scossa. Credo sia il pensiero del 90% dei militanti: è inutile nascondersi dietro un dito».I malumori tra le fila del Carroccio«Che ci sia ancora Salvini, non ci sia Salvini, ci sia Zaia, ci sia Federica, ci sia Romeo», non importa. L’importante è rinnovare. Non ne fa mistero il segretario bresciano, che ammette di aver scelto la nuova versione come auspicio per un rinnovamento e come modo per aderire a un cambiamento che spera essere condiviso e portato fino in fondo dal suo partito. Con una speranza: il logo è solo l’inizio, ma si va fino in fondo. «Io non attacco Salvini in sé come persona. Salvini ha dato tanto, ci ha portati al 30%, abbiamo ottenuto grandissimi risultati grazie a lui», commenta poi per stemperare la polemica. «Però ad oggi ci troviamo in una situazione in cui, secondo me, è necessario modificare alcuni aspetti», continua.Del resto, Maggi non è nuovo a iniziative e posizioni fuori dal coro. Solo pochi mesi fa, aveva promosso una petizione per chiedere un maggiore protagonismo del Nord nell’agenda politica della Lega e un riassetto interno del partito individuando nell’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, una possibile figura di riferimento per il Nord del Carroccio. La questione era però pian piano sfumata, dopo l’incontro tra Zaia e Salvini, alla kermesse della Lega “Idee in movimento”, tenutasi a Roccaraso a gennaio di quest’anno. «Scelta un po’ discutibile obiettivamente per quanto mi riguarda, avrei fatto questi discorsi altrove, però, questa è una mia opinione personale», stringe poi Maggi.Le evoluzioni del logo e della filosofia leghistaChe la Lega abbia cambiato pelle rispetto al passato e si sia avvicinata a un elettorato più ampio, scendendo a compromessi rispetto ai suoi valori fondanti, è cosa nota. Una scelta che, rispetto ai tempi in cui sugli striscioni si parlava solo di “devolution” e “secessionismo del nord”, anche solo con il passaggio del nome del partito da “Lega Nord – Padania” a “Lega” e basta (se si esclude il riferimento a Salvini, ndr), avvenuto nel 2017, ha segnato un punto di non ritorno per diversi seguaci di sempre.«Secondo me, il problema della Lega di oggi è che è stata lasciata indietro la questione settentrionale» confessa Maggi, che continua: «Non per mancanza di Salvini, ma perché Salvini si è spinto in tutta Italia e quindi se prima poneva l’accento su Lombardia, Veneto, Piemonte, adesso dà loro solo il 50% dell’attenzione». «La questione settentrionale è stata un po’ diluita», insomma. Un nuovo indirizzo che ha allontanato alcuni militanti, anche se Maggi ci tiene a raccontare come tutto sommato, a Brescia i riscontri siano ancora buoni. «Questa cosa è veramente tanto sentita dai militanti, dai sostenitori, da tutti quelli che comunque avevano interesse alla Lega di qualche anno fa per intenderci», conclude poi con un po’ di rammarico.Foto copertina: A sinistra, una fotografia di Michele Maggi, segretario cittadino della Lega a Brescia, per sua gentile concessione. A destra, il nuovo logo della LegaL'articolo Matteo Salvini «espulso» dal logo della Lega, il caso a Brescia. Il segretario Maggi a Open: «È ora di rinnovamento» proviene da Open.