Lun, 3 Ago 2026Gli accordi scadono tutti a dicembre 2026 e andranno ridiscussi, mentre altri sponsor privati, come Telepass, hanno già deciso di lasciare.DiRedazioneCondividi l'articoloGiovanni Malagò (Photo by Giampiero Sposito/Getty Images)I rapporti fra il Governo e Giovanni Malagò sono da sempre molto freddi e non sono mai andati oltre al necessario confronto istituzionale, anche quando l’attuale presidente della FIGC era numero uno del CONI. E il primo mese a capo del calcio italiano da parte del dirigente romano non ha scaldato più di tanto i vertici dell’esecutivo.Come riporta l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, l’ultima vicenda legata alla nomina del commissario tecnico, ricaduta su Roberto Mancini che vedrà Claudio Ranieri come direttore tecnico, non ha fatto altro che incrinare ancora di più i rapporti con le istituzioni nazionali, rimaste deluse dalla lunga attesa e soprattutto dal caso Pirlo che ha portato alle dimissioni di Paolo Maldini, prima scelta di Malagò come Dt, e a quelle dell’advisor Leonardo.Da ormai settimane, inoltre, si parla della sempre più concreta possibilità che lo Stato ritiri, o almeno modifichi, gli accordi in vigore fra la Nazionale e le partecipate di Stato. Al momento, fra contributi diretti – 35 milioni l’anno da Sport e Salute – e indiretti, gli accordi sono tutti in scadenza a dicembre 2026. E si parla di un totale di 50 milioni di euro, che la FIGC incassa regolarmente all’anno dalla pubblicità dei top partner sono tutti a trazione statale: Eni, Poste, mentre tra i premium figura pure Frecciarossa. Nel calderono andrebbe contata anche Tim, ma con caratteristiche societarie e di controllo diverse dalle altre aziende appena nominate.Il caso più emblematico è probabilmente Eni: già all’inizio del precedente quadriennio la sponsorizzazione era stata in dubbio, il colosso energetico ha deciso di investire forte sulla Serie A (quasi 23 milioni di euro a stagione per dare il nome al campionato). L’accordo con la FIGC era stato recuperato in extremis, su cifre di gran lunga inferiori (quasi un decimo rispetto alla Lega), in una sorta di senso di responsabilità per non lasciare la Nazionale. E ora, questo accordo è nuovamente a forte rischio.Dando uno sguardo caso per caso, la partnership con Poste sembra essere la più e anche con Ferrovie, visto che la FIGC è uno dei primi clienti di Trenitalia a causa delle trasferte. I timori rientrano nel quadro di una crisi più generale che non riguarda solamente le partecipate di Stato: Telepass ha già annunciato la chiusura della sponsorizzazione. Santero ha ridimensionato la presenza, Fonzies potrebbe rimanere con un brand minore. Per Adidas invece è scattata la clausola dopo l’eliminazione contro la Bosnia (in tutto 9,5 milioni in meno da malus contrattuali nel 2026).L’appeal dell’Azzurro, che resiste e anzi migliora sotto il punto di vista del marketing, a livello di sponsor paga irrimediabilmente i tre Mondiali saltati, con l’ultimo che dovrebbe portare a un –30% di ricavi commerciali, secondo le previsioni. Inoltre, c’è il nuovo Dl Sport che toglie 10 milioni di mutualità alla FIGC e finiranno direttamente ai club femminili e di Serie C. Da un anno con l’altro, Malagò quindi potrebbe fronteggiare un ammanco intorno ai 20 milioni, quasi il 10% del bilancio federale.Developed by 3x1010