Franco Malosso, sedicente von Rosenfranz, esploratore, mecenate, imprenditore, ha aperto l’anfiteatro Berico di Arcugnano nella primavera del 2023. Un santuario dei veneti antichi, visitabile su prenotazione telefonica assieme all’apertura della vera casa di Giulietta fiancheggiata dalla ex commanderia. Il biglietto costava 40 euro. Ma prometteva anche la vista di un «ex tempio italico inferiore di Giano», e delle Torri della commanderia templare di Romeo. Si trattava di un “presidio dei Caschi Blu della Cultura” con tanto di logo Onu. E si avvisava della “presenza di presidi militari, vietati foto e riprese“. Ma era tutto falso.La grande truffa del falso Anfiteatro dei venetiL’anfiteatro Berico era stato costruito nei primi anni duemila. Proprio su un terreno di proprietà di Malosso. Già nel 2016 i carabinieri avevano sequestrato l’area. La tomba di Romaneus Pellegrino, le barche superstiti del grande Lago di Longara, a pochi passi dalla divinità canina alata Henetoi del XIII secolo avanti Cristo erano tutte una bufala. «Eppure ancora oggi sui social c’è chi scrive che sarebbe un peccato distruggere quell’opera», dice a Repubblica il sindaco di Arcugnano Simone Cuomo. «L’attività edile che ha condotto alla costruzione… è stata preordinata alla realizzazione di un’opera — precisamente, un falso architettonico — che riproducesse in modo quanto più credibile un manufatto di epoca greca», recita la sentenza con cui il tribunale di Vicenza aveva condannato a due anni e 4 mesi Malosso.I reatiI reati contestati erano costruzione abusiva in area vincolata, esecuzione di opere senza autorizzazione paesaggistica, su terreni in parte sottoposti a vincoli forestali, idrogeologici e ambientali, contraffazione di un oggetto dell’antichità a fini di profitto. Nel 2022 la Cassazione ha messo nero su bianco che «la natura e la consistenza dell’opera realizzata» erano «idonee a trarre in inganno una persona comune senza peculiari nozioni storico-artistiche». Dieci anni dopo le prime indagini della procura l’anfiteatro però è ancora lì. Mentre i manovali che ci hanno lavorato dicono di non essere nemmeno stati pagati.La demolizione impossibile«La mia posizione è chiara: chi ha commesso un abuso deve pagare e deve riparare il danno ambientale causato», dice ancora il primo cittadino. «Da quello che so negli anni passati ci fu un’ordinanza del Comune contro cui Malosso fece ricorso. Adesso dovrò capire a che punto siamo e muovermi di conseguenza», aggiunge. «Abbiamo un bilancio di meno di 7 milioni e francamente problemi più urgenti, come la scuola media che ha funzionato solo due anni e adesso, per motivi tecnici, non si può usare», conclude. Rimettere tutto a posto costerebbe tra i 300 e i 500 mila euro. «E non vedo proprio perché dovrebbero essere i cittadini a pagare per riparare il danno, sebbene con la prospettiva che poi il Comune si rifaccia su chi ha compiuto l’abuso. Se poi dovesse comunque andare così, passerò per il consiglio comunale».L'articolo La grande truffa dell’Anfiteatro dei veneti ad Arcugnano: «È falso ma demolirlo costa troppo» proviene da Open.