Il 15 giugno, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato da Downing Street il divieto totale di accesso ai social media per i minori di 16 anni nel Regno Unito. Il provvedimento prevede il blocco automatico delle principali piattaforme – TikTok, Instagram, YouTube, Facebook, X e Snapchat – con esclusione dei servizi di messaggistica privata come WhatsApp e, come fatto notare dagli utenti, della piattaforma BlueSky, social rivale di X. Per gli under 18 è allo studio un coprifuoco digitale notturno dalle 20:30 e il blocco dello scrolling infinito. Il governo punta ad approvare la legge entro fine 2026, con entrata in vigore nella primavera del 2027. Le piattaforme inadempienti rischiano sanzioni milionarie. La misura si ispira al modello australiano, in vigore dal dicembre 2025 e primo al mondo nel suo genere, ma si annuncia più stringente: include anche i chatbot a carattere romantico o sessuale, vietati agli under 18.Verifica dell’età: il nodo tecnico che il provvedimento non risolveIl meccanismo di controllo rimane il punto debole dell’impianto normativo. L’attuale sistema di registrazione – basato sull’autocertificazione della data di nascita – è agevolmente aggirabile. Lo stesso Starmer ha riconosciuto il problema, citando il dato australiano: circa il 60% degli adolescenti risulta ancora attivo sui social nonostante il divieto, in gran parte tramite VPN. Le soluzioni allo studio includono sistemi di verifica biometrica e riconoscimento facciale, che tuttavia implicano una raccolta dati permanente anche sui minori. E’ il problema denunciato dal docente di Comunicazione Alberto Contri in diretta a Un Giorno Speciale: “I ragazzi imparano quanto prima a bypassare questo sistema“.Il precedente e la “finestra di Overton”Il provvedimento britannico arriva in un contesto internazionale in rapida evoluzione: oltre all’Australia, anche Francia, Spagna, Indonesia e Malaysia si sono mosse nella stessa direzione negli ultimi mesi. In Italia un disegno di legge bipartisan è fermo al Senato. Il dibattito non riguarda solo l’efficacia tecnica delle misure, ma i principi che esse introducono nell’ordinamento. Come dice Giorgio Bianchi in diretta: “Con la scusa di un buon motivo si apre sempre una finestra di Overton. Oggi si limita internet ai minori, domani si potrebbe ampliare il paniere delle persone alle quali viene limitato l’accesso“.La questione della dipendenza digitale giovanile resta aperta ben oltre i confini legislativi. I dati su ansia, disturbi del sonno e calo dell’attenzione tra gli adolescenti sono documentati in numerosi studi internazionali.Ascolta qui il dibattito in diretta.The post Starmer (e gli altri) fanno le prove: lockdown digitale? | Bianchi, Contri e Duranti appeared first on Radio Radio.