Bruxelles vuole “sistemare” la Francia: la Commissione Europea mette mano alle pensioni

Wait 5 sec.

Ve lo dico subito, come faccio sempre: ogni volta che sentite la parola “riforma” uscire dalla bocca di un commissario europeo, fate un esercizio semplicissimo. Sostituitela mentalmente con la parola fregatura. Provate, vedrete che il significato della frase non cambia di una virgola, anzi, finalmente diventa comprensibile.Questa settimana il bersaglio è la Francia, ma il copione, lo sapete bene, è sempre lo stesso e prima o poi tocca a tutti.Cosa ha detto davvero la Commissione EuropeaLa Commissione Europea ha richiamato Parigi alla disciplina di bilancio, fissando l’obiettivo di portare il deficit sotto il 3% del PIL entro il 2029. Tradotto dal burocratese: Bruxelles ha chiesto al governo francese di evitare misure generalizzate di sostegno ai consumi, cioè di evitare di aiutare i propri cittadini, preferendo interventi “temporanei e mirati” per il caro energia. Capito il trucco? Aiutare tutti è sbagliato, aiutare pochi e per poco tempo è virtuoso.I numeri, in effetti, fanno impressione: la Francia ha il secondo livello di spesa pubblica più alto dell’intera Unione Europea, pari al 57,2% del PIL, con uno scarto di 7,7 punti rispetto alla media comunitaria, che si attesta grossomodo alla metà del PIL. Dati reali, su questo non c’è discussione.Quello che cambia è cosa si decide di fare con questi numeri.La sospensione della riforma delle pensioni: la vera preoccupazione di BruxellesIl punto che desta più “preoccupazione” nei tecnici della Commissione è la sospensione della riforma pensionistica francese, quella che secondo loro indebolirebbe il saldo di bilancio e la traiettoria del debito fino alla metà degli anni 2030.Fermiamoci un secondo su questo concetto, perché è centrale. Quando un’istituzione sovranazionale si preoccupa che voi non lavoriate abbastanza a lungo prima di andare in pensione, non lo fa per il vostro bene. Lo fa perché ogni anno in più che restate al lavoro è un anno in meno di assegno pagato e un anno in più di contributi versati. È contabilità, non welfare. E quando la contabilità si traveste da riforma strutturale, il risultato concreto è uno solo: si allontana il diritto al riposo dopo una vita di lavoro.Bruxelles ha bacchettato anche l’elevata pressione fiscale francese, che si attesta intorno al 44% del PIL, accusata di penalizzare eccessivamente lavoro e produzione, a discapito della competitività delle imprese.E qui arriva la parte più interessante, quella che vi consiglio di leggere due volte: la soluzione proposta non è “tassiamo meno tutti”, ma un riequilibrio verso una maggiore tassazione dei consumi. Tradotto ancora una volta dal burocratese: tassare meno le imprese e tassare di più le persone, quelle che ogni giorno fanno la spesa, pagano la benzina, comprano per i figli. Si chiama “semplificazione del sistema fiscale”. Io la chiamerei diversamente, ma sono in radio e mi limito.L’esame della spesa pubblicaI suggerimenti della Commissione si riassumono in due parole chiave: esame ambizioso della spesa pubblica e riforma strutturale del sistema pensionistico.Spogliato del linguaggio tecnico, questo significa: tagliare i servizi alle famiglie, tagliare i contributi alle imprese, e spostare sempre più in avanti l’età per smettere di lavorare. Non è un’opinione, è semplicemente quello che accade ogni volta che queste raccomandazioni vengono applicate, in qualsiasi paese dell’eurozona le abbiamo viste atterrare.Perché vi racconto tutto questo? Non perché voglia fare terrorismo o pessimismo a comando. Lo faccio perché credo che chi gestisce un’impresa, una famiglia, un patrimonio, abbia il diritto di capire prima in che direzione si muove il contesto in cui opera, non scoprirlo dopo sulla propria pelle fiscale.La sostenibilità del debito francese, dice la Commissione, dipende dall’attuazione di queste riforme. Io continuo a chiamarle fregature strutturali, perché di strutturale hanno solo l’impatto: sulle pensioni, sui consumi, sulla competitività reale delle piccole e medie imprese che non hanno la forza di un colosso multinazionale per assorbire il colpo.Valerio Malvezzi, 17 giugno 2026The post Bruxelles vuole “sistemare” la Francia: la Commissione Europea mette mano alle pensioni appeared first on Radio Radio.