Intervista all’ambasciatore iraniano in Armenia: cooperazione, sicurezza e nuove prospettive nel Caucaso meridionale

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di Silvia Boltuc * – Le relazioni tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica d’Armenia rappresentano un elemento di rilievo negli equilibri strategici del Caucaso meridionale, fondandosi su una storia di dialogo, cooperazione e interessi condivisi.In un contesto regionale caratterizzato da profonde trasformazioni geopolitiche, il rapporto bilaterale tra Teheran e Yerevan assume una crescente importanza nei settori della sicurezza, dell’economia, dell’energia e della connettività regionale.Siamo lieti di approfondire questi temi con l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Repubblica d’Armenia Khalil Shirgholami, analizzando prospettive, sfide e opportunità della partnership strategica tra i due paesi.– Eccellenza, la diplomazia viene spesso osservata attraverso il prisma tecnico dei trattati e dei confini, ma nella sua essenza, il rapporto tra Iran e Armenia rappresenta un ponte tra due civiltà millenarie che hanno convissuto e si sono arricchite a vicenda nel corso dei secoli. In un’epoca di rapidi cambiamenti globali e di pressioni esterne, Teheran come intende valorizzare questa profonda eredità storica e culturale per garantire che i legami bilaterali rimangano non soltanto una necessità politica, ma un esempio vivente di solidarietà civilizzazionale per l’intera regione?“Come ha giustamente osservato, le relazioni tra i paesi possono fondarsi su logiche diverse: una logica di natura convenzionale e pattizia, oppure una logica di carattere civilizzazionale e culturale. Le relazioni tra Iran e Armenia si radicano, come ha esattamente indicato, in un legame civilizzazionale e culturale tra i due popoli, che affonda le proprie radici in un passato remoto.Questo legame civilizzazionale eleva le relazioni al di sopra di meri interessi contingenti o di breve periodo, creando vincoli e motivazioni che conferiscono profondità e spessore al rapporto. Le relazioni si dispiegano così all’interno di un contesto storico e di civiltà che può costituire un modello per i rapporti dell’Iran con gli altri paesi della regione, inclusi quelli del Caucaso meridionale.Inoltre tale solidarietà storico-culturale si traduce in una maggiore capacità di integrazione e cooperazione, garantendo che gli interessi reciproci di entrambe le parti (i due popoli e le nazioni chiamate a collaborare) vengano perseguiti con maggiore profondità all’interno di questo contesto, producendo in ultima analisi benefici duraturi per entrambi”.– Iran e Armenia condividono un confine che non soltanto si è mantenuto nel corso dei secoli, ma ha prosperato creando stabilità in un contesto regionale turbolento. Mentre entrambe le nazioni si apprestano a sottoscrivere un Accordo di Partenariato Strategico Globale nel 2026, come immagina che questo documento possa far evolvere il rapporto da una semplice “vicinanza solidale” verso una vera e propria alleanza strategica integrata per i prossimi cinquant’anni?“Le relazioni tra Iran e Armenia sono speciali e distinte; possiedono molteplici dimensioni e si sviluppano attraverso canali differenti. Al contempo, abbiamo raggiunto una fase di maturità nel nostro rapporto che rende necessario un documento capace di definire tali relazioni in una prospettiva di lungo periodo e strategica, e di fatto di istituzionalizzarle.Il Documento di Partenariato Strategico Globale è in fase di elaborazione con questo preciso obiettivo: fungere da tabella di marcia per le relazioni nei decenni a venire. Esso si propone di definire le varie dimensioni del rapporto attraverso una visione di lungo respiro e di carattere strategico, affinché i politici e gli uomini di stato di entrambi i paesi abbiano contezza di quale sia la rotta da seguire, il percorso guida e le finalità ambiziose che ci attendono nel prosieguo delle relazioni irano-armene. Le relazioni potranno così trascendere il semplice legame di vicinato e approdare a una struttura fondata sul pensiero strategico, definendo in modo duraturo tutte le dimensioni del rapporto”.– L’Iran ha dichiarato con fermezza le proprie “linee rosse” riguardo ai mutamenti geopolitici e alla sovranità dei confini nel Caucaso meridionale. Nel contesto dell’iniziativa promossa dall’amministrazione Pashinyan definita “Crocevia della Pace”, come possono Armenia e Iran garantire che le nuove rotte di transito rimangano strumenti di prosperità regionale, anziché trasformarsi in teatri di influenza di potenze esterne che non necessariamente condividono gli interessi della regione?“Sì, l’Iran ha dichiarato in precedenza e con chiarezza la propria linea rossa riguardo a qualsiasi mutamento geopolitico e dei confini nella regione del Caucaso meridionale. Qualsiasi iniziativa destinata ad essere attuata nella regione deve riconoscere l’importante realtà che i cambiamenti geopolitici e delle frontiere sono inaccettabili.La presenza di attori non locali ed esterni nella regione, unitamente agli obiettivi e agli interessi che essi perseguono, non conduce necessariamente alla pace, alla prosperità e allo sviluppo. Al contrario, può trasformare quest’area in un terreno di competizioni distruttive e negative, generando profonde fratture tra gli attori e i paesi della regione.Pertanto, nell’ambito di qualsiasi iniziativa concernente il transito e i corridoi nella regione, è necessario riconoscere le realtà esistenti, tenere nella debita considerazione gli interessi degli attori intraregionali e definire con chiarezza la cooperazione di questi ultimi nei programmi di sviluppo, anche nel campo del transito e della connettività.Occorre inoltre prevenire la possibilità che attori extraregionali sfruttino le opportunità emerse di recente per scopi di carattere securitario. Questa è la linea rossa dell’Iran.Al contempo, pur ritenendo che una maggiore apertura e connettività possa contribuire allo sviluppo della regione del Caucaso meridionale, Teheran mantiene con fermezza che tali considerazioni di primaria importanza debbano essere assolutamente tenute in conto”.– L’Iran è spesso ritratto attraverso una lente molto specifica nei media occidentali, eppure la sua presenza diplomatica a Yerevan suggerisce una politica di pragmatismo e di integrazione regionale. In qualità di diplomatico di carriera, come gestisce il divario tra queste percezioni internazionali e la realtà concreta della cooperazione amichevole irano-armena?“La realtà è che campagne di disinformazione e percezioni distorte riguardanti l’Iran sono in corso da lungo tempo e persistono tuttora. Le realtà dell’Iran e le realtà delle sue politiche sono state ignorate. Nel contesto delle relazioni del nostro Paese con l’Armenia, che Lei ha giustamente caratterizzato come improntate al pragmatismo e all’impegno per l’integrazione regionale, la realtà è che Teheran adotta il medesimo approccio nei confronti di tutti i suoi vicini.La politica di buon vicinato costituisce il pilastro centrale della politica estera iraniana. Le percezioni distorte di altri, o i loro interessi illegittimi nel creare divisioni regionali e seminare discordia tra gli attori della regione, rappresentano purtroppo un fenomeno nefasto e negativo che ha acuito le fratture e generato problemi e sfide tra i paesi.Le relazioni irano-armene si fondano su basi concrete: i legami storici e civilizzazionali, gli interessi strategici e i benefici dei due popoli, nonché la geopolitica, ovvero gli imperativi e le opportunità imposte dalla nostra collocazione geografica e caratteristica territoriale. Indipendentemente da ciò che altri possano percepire al riguardo, questa traiettoria continua a svilupparsi e disponiamo di piani ambiziosi per approfondirla ulteriormente in futuro”.– Con un’economia globale che fronteggia un’elevata volatilità a causa dei recenti conflitti, il Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud e gli scambi gas-elettricità sono diventati arterie vitali. Nel corso degli Yerevan Dialogue 2025 è stata altresì messa in risalto la proposta di un corridoio di transito che colleghi l’Iran al Mar Nero attraverso l’Armenia. Al di là di questi progetti già in corso, quali nuove frontiere di cooperazione economica ritiene possano rendere il partenariato armeno-iraniano più resiliente di fronte alle pressioni economiche esterne?“Sì, esistono significative potenzialità tra Iran e Armenia che non sono ancora state attivate e che potrebbero essere inserite nell’agenda dei due paesi. Una delle più importanti, nell’ambito dello sblocco delle rotte in direzione sia Est-Ovest che Nord-Sud, è la possibilità di un collegamento ferroviario dall’Iran attraverso la rotta di Jolfa, passando per il Nakhchivan fino a Yerevan in Armenia, con proseguimento verso la Georgia e i porti del Mar Nero. Ciò potrebbe creare un’enorme capacità come uno dei rami del Corridoio Nord-Sud, consentendo il collegamento del Golfo Persico e del Mare di Oman al Mar Nero.L’India ha siglato un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, che nel suo insieme rappresenta una popolazione di due miliardi di persone, e la capacità di transito di Iran, Armenia e Georgia può coprire una quota sostanziale di questo commercio. Pertanto, qualora si riuscisse ad attivare questa capacità di transito tra Iran, Armenia e Georgia, ne deriverebbero enormi benefici per tutti e tre i paesi.Alcune delle pressioni economiche o delle sanzioni economiche illegittime contro l’Iran esistono e persistono da decenni; tuttavia, i paesi della regione hanno nel contempo raggiunto un nuovo livello di consapevolezza e maturità, comprendendo che devono perseguire gli interessi dei propri popoli in modo indipendente dalle pressioni dell’uno o dell’altro attore, e adoperarsi per conseguire il massimo vantaggio per i propri paesi”.– Alla luce del trauma dei conflitti recenti che hanno colpito sia il Caucaso che il Golfo Persico, qual è il suo messaggio ai popoli armeno e iraniano che auspicano una conclusione definitiva al ciclo di violenza? In che modo la visione iraniana per un formato regionale “3+3” offre un percorso migliore verso la pace?“L’impegno prioritario e vitale dell’Iran è stato quello di garantire che la guerra aggressiva condotta contro il nostro Paese non avesse un impatto negativo sulla regione dei nostri confini settentrionali e sul Caucaso meridionale. Data l’importanza che attribuiamo agli interessi e al benessere dei nostri vicini, ogni sforzo dell’Iran è stato orientato a ridurre al minimo assoluto le ricadute negative di questo conflitto sulla regione del Caucaso meridionale.Abbiamo comunicato questo anche ai nostri amici armeni e ci siamo adoperati con grande impegno affinché le interazioni tra i nostri due paesi, la connettività frontaliera e i viaggi reciproci mantenessero le loro condizioni di normalità per quanto possibile. Teheran non ha mai cercato la guerra e il conflitto, né lo fa ora. L’Iran è stato oggetto di un’aggressione e si è difeso.Teheran è sempre stata pronta a perseguire la logica della diplomazia nell’ambito di un quadro equo. Questa politica è tuttora valida e, se non fosse per le richieste eccessive degli Stati Uniti, la capacità di instaurare la pace esisterebbe naturalmente. Tuttavia, indipendentemente dal fatto che si raggiunga o meno una pace sostenibile, la sicurezza della regione del Caucaso meridionale e la sicurezza dell’Armenia rimangono per noi una priorità importante e imprescindibile”.* Direttrice di SpecialEurasia.* Articolo in mediapartnership con SpecialEurasia.