Teva festeggia 30 anni in Italia e fa il punto sulla tenuta del Ssn

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In Italia 13 milioni di persone convivono oggi con almeno due patologie croniche, il 30% in più rispetto al 1993. In questo scenario, i farmaci equivalenti rappresentano una leva strutturale – non solo uno strumento di risparmio – ma l’Italia sconta un ritardo significativo rispetto ai partner europei. In valore, gli equivalenti rappresentano appena il 9% del mercato farmaceutico totale, contro il 54% del Regno Unito e il 30% della Francia. In termini di volumi, il tasso di penetrazione si attesta al 27%, a fronte di una media europea del 60%.Il differenziale di prezzo tra farmaci ex originator a brevetto scaduto ed equivalenti genera una spesa aggiuntiva a carico delle famiglie stimata in circa 1,1 miliardi di euro l’anno – una cifra che rimane sostanzialmente costante nel tempo e che pesa in modo sproporzionato sui pazienti cronici e sui redditi più bassi.Sono questi i numeri con cui Teva Italia ha aperto oggi a Roma – all’associazione stampa estera – il convegno “Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema”, realizzato insieme a The European House – Ambrosetti. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, clinici e rappresentanti delle associazioni di pazienti attorno a una domanda tutt’altro che retorica: il Servizio sanitario nazionale è ancora in grado di garantire equità di accesso alle cure?Il primo panel: territorio, farmacie e cittadiniAl primo panel – con Alfredo Procaccini, vice presidente vicario di Federfarma, Andrea Mandelli, presidente di Fofi, Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, e Piero Barbanti, direttore dell’Unità cefalee e dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e professore Ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele – il confronto si è concentrato sulle sfide del Ssn tra bisogni di salute e organizzazione. Procaccini e Mandelli hanno posto al centro il ruolo delle farmacie come presidio territoriale in trasformazione – non più solo punto di distribuzione del farmaco, ma luogo di prossimità in grado di offrire servizi diagnostici accessibili e fare prevenzione. Mandelli ha sottolineato come l’espressione “farmaci generici” abbia storicamente prodotto più danni che benefici nella percezione pubblica, alimentando diffidenza ingiustificata verso prodotti terapeuticamente equivalenti.Sul fronte della domanda, Mandorino ha portato i dati dell’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva: sono i giovani, oggi, a scegliere con maggiore frequenza i farmaci equivalenti. E le segnalazioni che l’associazione riceve sono ormai concentrate sull’accesso al Ssn – non più sulla qualità dei servizi, come accadeva fino a qualche anno fa. Un segnale di come la percezione del sistema stia cambiando, e non in meglio. Mandorino ha anche posto il tema della desertificazione dei servizi sul territorio e delle popolazioni “hard to reach”, citando i progetti nelle carceri dove, per molti detenuti, i percorsi di prevenzione attivati dall’associazione hanno rappresentato un primo contatto con la medicina preventiva.Barbanti ha portato la prospettiva clinica sulle neuroscienze: negli ultimi vent’anni i disturbi neurologici sono aumentati del 35%. Emicrania e insonnia sono i problemi più diffusi, e le nuove terapie disponibili – paragonate provocatoriamente all’aria condizionata rispetto al ventaglio – stanno cambiando radicalmente la qualità di vita dei pazienti. Il costo dei nuovi farmaci, ha sottolineato, è relativamente contenuto – nell’ordine dei 35 milioni di euro – il vero ostacolo all’accesso non è la spesa, ma la burocrazia: cure straordinarie esistono già, bisogna togliere di mezzo i blocchi amministrativi che ne impediscono la diffusione. L’Italia, ha aggiunto, è leader mondiale nella neurologia sui nuovi farmaci – un primato da non disperdere.Teva, il Ssn e la sfida dell’innovazioneUmberto Comberiati, presidente e Ad di Teva Italia, ha dialogato con Andrea Costa, esperto Pnrr – missione 6 per il ministero della Salute, e con Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale al Ministero della Salute. Mennini ha illustrato il percorso in corso con il Mef per orientare gli investimenti sulla base delle evidenze: analisi dei bisogni, definizione delle priorità, lettura dei dati, allocazione delle risorse. Un metodo che punta ad abbandonare la logica del silos a favore della valutazione degli esiti complessivi del percorso di cura, superando la logica della singola prestazione o della singola patologia. Andrea Costa ha inquadrato il tema nel contesto del rilancio del Ssn: “La salute non è mai un costo ma un investimento. Dobbiamo uscire dalla logica della valutazione del farmaco e della terapia legata al costo”.Comberiati ha espresso la visione dell’azienda: “I farmaci equivalenti non rappresentano soltanto uno strumento di efficienza: sono una componente strutturale del sistema salute, capace di sostenere la gestione delle cronicità, ridurre le barriere di accesso e liberare risorse da reinvestire nell’innovazione e nei servizi”.Il panel politico: risorse, equità e governanceL’ultimo panel – con Beatrice Lorenzin, componente della Commissione Bilancio del Senato, Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, e Luciano Ciocchetti, vice presidente della commissione Affari sociali della Camera dei Deputati – ha ospitato il confronto politicamente più denso della giornata.Lorenzin ha messo a fuoco il nodo della sostenibilità: “Sostenibilità significa quanto lo Stato è disposto a spendere per un determinato servizio. Se la salute è una priorità per la cittadinanza – e lo è, perché è un driver di sicurezza sociale e nazionale – allora si può fare molto”. Ma le risorse attuali, ha detto, non sono sufficienti a garantire i Lea, a riformare il sistema Drg, né ad assicurare un’assistenza adeguata agli anziani. Il risultato sono sei milioni di persone che rinunciano a curarsi. Lorenzin ha criticato la maggioranza per non essere riuscita a costruire una riforma condivisa, e ha richiamato l’imperativo dell’uniformità: “Non possiamo permettere che un bambino dalla Calabria debba venire a Roma per curarsi”.Aceti ha descritto un quadro frammentato, in cui le disuguaglianze non sono diminuite – ma almeno oggi vengono misurate meglio. Sul tema degli equivalenti, ha sollevato un paradosso: le regioni che più ne avrebbero bisogno – Calabria e Campania, dove la rinuncia alle cure è più alta e i redditi più bassi – sono quelle che li utilizzano meno. Una questione di governance prima ancora che di cultura. La sua proposta: investire il miliardo di euro che ogni anno i cittadini spendono, scegliendo i farmaci di marca in campagne pubbliche che cambino la percezione degli equivalenti.Ciocchetti, infine, ha richiamato la lezione del Covid: “Il nostro Paese dispone di una grande capacità ospedaliera ma ha bisogno di consolidare la rete territoriale. Per questo il percorso avviato con il Pnrr e il Dm77, attraverso case della comunità e ospedali di comunità, rappresenta una leva importante per costruire una sanità più vicina alle persone.” E sulla governance farmaceutica: “La salute non è solo una voce di spesa: è un investimento sul futuro del Paese”.A tirare le fila della mattinata di lavori è stato Comberiati: “In questi 30 anni abbiamo sviluppato una capacità consolidata di innovare nelle neuroscienze, affiancata più recentemente dall’estensione della nostra presenza in ambito immunologico. Non solo sviluppo di nuove terapie, ma un impegno strutturale a trasformare i bisogni emergenti in soluzioni concrete per i pazienti. Per noi accesso e innovazione non sono dimensioni alternative, ma due leve complementari attraverso cui contribuire in modo sostenibile all’evoluzione del sistema salute”.Sul fronte dell’innovazione, Teva ha investito in Italia quasi 3 milioni di euro in ricerca e sviluppo nel periodo 2022-2025, con un focus su neuroscienze – emicrania, schizofrenia, atrofia multisistemica – e immunologia, con programmi su asma, vitiligine e malattie infiammatorie croniche intestinali.