Una carriera troppa piena di vita e di storie che quattro puntate potrebbero non bastare. “Un ‘Rafa 2’? Aspettiamo, vediamo come va e quale sarà la percezione del pubblico con la miniserie appena uscita. Speriamo di vincere magari un Emmy e poi si vedrà. Ci sono tante ore filmate, per un anno intero hanno seguito, 24 ore su 24. E di materiale ce n’è”. Benito Perez–Barbadillo, manager di Nadal, non esclude una seconda serie del documentario che racconta la dimensione umana e intima del 22 volte campione Slam, un prodotto diffuso da Netflix così vincente ed empatico da ispirare un fuoriclasse come Lionel Messi che ne ha parlato dopo l’esordio (con storica tripletta) ai Mondiali. “Il feedback che stiamo avendo sul film è molto positivo, va al cuore delle persone. Quelli che conoscono Rafa imparano cose che non sapevano, chi non lo conosceva scoprono un personaggio che sorprende sempre. E’ un documentario molto commovente”, ha spiegato il manager spagnolo a LaPresse. “A rendere Nadal un personaggio che va oltre lo sport è anche per quello che ha fatto non solo a livello sportivo. A colpire è la persona, dentro e fuori dal campo, educata, con valori molti forti e con una voglia di competere e fare bene. Queste sono le chiavi e poi ha questa tendenza a superare gli ostacoli. Insegna resilienza, umiltà, competizione. Lui stesso ha detto una cosa significativa, ‘io non sono un vincitore ma sono solo una persona molto competitiva’. E’ sempre stato così fino alla fine della sua carriera quando ha visto che non c’era più benzina nel serbatoio”, ha proseguito. Nadal come esempio per i giovani. “I ragazzi guardano i campioni e loro sanno che sono personaggi che devono dare il buon esempio. Rafa dice sempre che vuole essere ricordato come una brava persona, per lui è molto importante ed è quello che ha sempre cercato di fare. Ha avuto una bella educazione, ha saputo circondarsi di gente che non aveva problemi nel dire le cose come stavano e che hanno sempre pensato al suo meglio. Tutto questo insieme al lavoro costruisce la persona. Lo conosco da quando aveva 15 anni”. Da ormai dieci anni per Nadal al centro dei suoi progetti c’è l’Accademia “che ha sempre avuto chiara in mente, di farla a casa sua per aiutare i giovani e dar loro tutto cio di cui necessitano per sviluppare il talento. Nadal si è saputo preparare il suo futuro e l’ha fatto in maniera esemplare”, tiene a sottolineare Barbadillo. “già quando era piccolo ho capito che era un persona diversa, vinse il suo primo titolo tp sulla terra rossa a 15 anni e mi colpì fin da subito. Ho venti anni più di lui ma dico sempre che è lui ad avermi insegnato tantissime cose, rispetto, educazione, sportività, dentro e fuori dal campo”Come produttore esecutivo del docu-film il manager ha chiesto di includere nella serie l’immagine della festa che il pubblico romano gli ha tributato agli Internazionali nel 2025: “E’ stata una delle più impattanti della mia carriera, è stata totalmente spontanea e mi vengono ancora i brividi. Gli italiani sono meravigliosi, pieni di passione. E non mi sorprende la Sinnermania. Jannik lo conosco da tempo, tifo per lui, è una persona seria e responsabile. Sono contento per l’Italia, nel tennis è il suo momento come lo è stato per la Spagna. Lo chiamo contagio-Sinner. Purtroppo l’Italia nel calcio non è ai Mondiali ma ci appoggiamo al tennis, uno sport globale che porta alto il nome dell’Italia, un Paese che amo”. Questo articolo Rafa Nadal, il manager: “Con la serie ‘Rafa’ speriamo di vincere un Emmy, poi forse la seconda stagione” proviene da LaPresse