Il 15 giugno 2026, il primo ministro britannico Keir Starmer si presenta davanti alle telecamere a Downing Street e pronuncia una frase che rimbalza in pochi minuti su tutte le redazioni del mondo: «I social media stanno rendendo i nostri figli infelici e insicuri. Non posso più permettere che questo vada avanti.»L’annuncio è netto. Il Regno Unito vieta l’accesso ai principali social network a tutti i minori di sedici anni. TikTok, Instagram, YouTube, Snapchat, Facebook, X — fuori dalla portata dei bambini e degli adolescenti under 16.La legge dovrebbe arrivare in parlamento entro fine anno, con entrata in vigore prevista per l’inizio del 2027. In questo video vedremo cosa prevede esattamente questa misura, come è nata, perché divide così tanto — e soprattutto: funzionerà davvero?Come si è arrivati al divietoPer capire l’annuncio di Starmer bisogna partire da lontano — e da un altro paese.Nel dicembre 2025, l’Australia diventa il primo paese al mondo a vietare i social agli under 16. Non è una proposta, non è una sperimentazione: è legge. Le piattaforme che non rispettano il divieto rischiano multe fino a 33 milioni di dollari. Il dibattito esplode in tutto il mondo occidentale.Nel giro di settimane, Spagna, Grecia, Slovenia e Francia iniziano a lavorare su misure simili. Il parlamento europeo chiede di fissare a sedici anni l’età minima per l’accesso ai social. Il vento cambia.Nel gennaio 2026 il governo britannico lancia una consultazione pubblica — intitolata Growing up in the online world — durata da marzo a maggio, con oltre 116.000 risposte da genitori, ragazzi ed esperti. Più del 90% dei partecipanti si è detto favorevole al divieto. Ma il percorso legislativo non è stato lineare. La Camera dei Lord aveva già proposto un emendamento per vietare ai minori di 16 anni l’accesso a tutti i servizi social regolamentati. Quando la proposta era arrivata ai Comuni, era stata respinta con 307 voti contro 173. Starmer aveva scelto la strada della consultazione prima di agire. Il 15 giugno ha fatto sapere che quella strada è finita — e che ora si agisce. Cosa prevede la misura e cosa faranno le piattaformeVediamo nel dettaglio cosa ha annunciato Starmer.Il divieto riguarda le principali piattaforme social: Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X. Restano fuori i servizi di messaggistica come WhatsApp e Signal, così come YouTube Kids.Un punto importante: la responsabilità dell’applicazione del divieto ricade sulle piattaforme, non sui minori e non sulle famiglie. Se TikTok permette a un tredicenne di aprire un account, è TikTok a pagare — non il tredicenne, non i suoi genitori.Come si verifica l’età? Sarà compito di Ofcom, l’autorità regolatoria britannica delle comunicazioni, condurre uno studio rapido per stabilire quali sistemi di verifica siano efficaci. Le tecnologie in discussione includono documenti digitali d’identità e scansioni del volto — misure che apriranno inevitabilmente un nuovo fronte sul tema della privacy.Starmer ha già anticipato che vuole andare oltre il modello australiano. Il governo interverrà anche per impedire che estranei possano contattare i minori sulle piattaforme di gaming e di livestreaming. Si valutano inoltre misure aggiuntive come coprifuochi notturni digitali e interruzioni forzate dello scorrimento infinito per gli under 18.Le grandi piattaforme non hanno accolto l’annuncio in silenzio.Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, e YouTube hanno avvertito che un divieto generalizzato potrebbe spingere i ragazzi verso spazi online non regolamentati, dove sarebbero meno protetti, non di più. È l’argomento classico dell’industria tecnologica contro i ban: se chiudi la porta principale, i ragazzi entrano dalla finestra — e dalla finestra non c’è nessuno a controllare.Starmer ha risposto direttamente: «I giganti tecnologici hanno avuto la loro occasione e hanno fallito. Ora interveniamo noi per proteggere i bambini, sostenere i genitori e stabilire un nuovo standard per le generazioni future.»Il tono è quello di chi non intende negoziare. Ha anche riconosciuto apertamente che alcuni ragazzi troveranno il modo di aggirare il blocco — ma ha aggiunto che questo non è un motivo sufficiente per non agire.La scienza e il quadro globaleQui il terreno si fa più scivoloso — e più interessante.La narrativa politica attorno a questo divieto poggia su un’assunzione: i social fanno male ai ragazzi. Ma la ricerca scientifica è molto meno netta di quanto i politici lascino intendere.Un professore dell’università di Birkbeck, il professor Denis Mareschal, direttore del Centro per lo sviluppo cerebrale e cognitivo, ha dichiarato davanti a una commissione parlamentare scientifica che «esistono pochissime, se non inesistenti, ricerche causali» che dimostrino danni diretti nei bambini piccoli legati ai social media.La correlazione tra uso dei social e disagio mentale negli adolescenti è documentata. Il nesso causale — ovvero: sono i social a causare il disagio, o i ragazzi già in difficoltà usano di più i social? — è ancora oggetto di dibattito accademico.Questo non significa che il problema non esista. Significa che una legge così radicale viene approvata in un contesto scientifico ancora aperto, spinta principalmente dalla pressione politica e dall’opinione pubblica.Il Regno Unito non è solo. Australia, Canada, Brasile e Indonesia hanno già introdotto o annunciato leggi o restrizioni basate sull’età per l’accesso dei minori ai social media. La Francia si avvicina a un divieto per gli under 15. Il Parlamento europeo ha chiesto di fissare il limite a sedici anni su scala continentale.Si sta formando un consenso politico internazionale attorno all’idea che le piattaforme, lasciate libere di autoregolarsi, non abbiano protetto abbastanza i minori. E che tocchi agli stati intervenire.La domanda che rimane aperta è un’altra: un divieto — anche ben congegnato, anche ben applicato — risolve il problema, o sposta semplicemente il confine? I VPN esistono. I profili falsi esistono. I ragazzi che vogliono aggirare un blocco, nella storia di internet, ci riescono quasi sempre.Cosa sappiamo, cosa non sappiamoIl 15 giugno 2026, il governo britannico ha tracciato una linea. Non una proposta, non una sperimentazione — una scelta politica precisa, sostenuta da una larga maggioranza dell’opinione pubblica e dal sostegno trasversale di laburisti e conservatori.Quello che sappiamo: il divieto arriverà in parlamento entro fine anno e dovrebbe essere operativo nel 2027. Le piattaforme pagheranno se non rispetteranno le regole. La verifica dell’età sarà severa e probabilmente invasiva.Quello che non sappiamo: se funzionerà. Se spingerà i ragazzi verso spazi meno sicuri. Se la scienza darà ragione a chi ha scelto la strada del divieto o a chi avrebbe preferito misure più chirurgiche.Le domande restano sul tavolo. Chi decide dove finisce la libertà digitale e dove comincia la protezione dei minori? Basta vietare, o bisogna educare? E soprattutto — qualcuno ha chiesto davvero ai ragazzi cosa ne pensano?The post Big Tech VS Starmer: la guerra sui social ai minori che potrebbe segnare un’epoca appeared first on Radio Radio.