Maturità, spunta Pellai nelle tracce. Parla lo psicoterapeuta: «La Gen Z dalla connessione ha appreso la disconnessione»

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«Questa è una generazione ansiosa che dalla connessione delle tecnologie ha appreso la disconnessione». Così Alberto Pellai, noto psicoterapeuta apparso nella traccia della seconda prova di maturità del liceo delle Scienze Umane, commenta l’esame che devono affrontare gli studenti.La seconda prova al liceo delle Scienze UmaneAi ragazzi che nei cinque anni di liceo hanno studiato psicologia, pedagogia, filosofia e sociologia come materie di indirizzo, il ministero ha chiesto di smontare e analizzare lo scoglio più contemporaneo di tutti, ovvero il rapporto tra lo sviluppo personale, la costruzione dell’identità e l’universo delle tecnologie digitali. Per farlo, i candidati hanno dovuto incrociare i dati e le visioni di due saggi diversi. Il primo è un estratto di Crescere connessi. Una sfida per genitori e figli di Giuseppe Riva, psicologo e studioso dei processi comunicativi legati ai nuovi media, e l’altro di “Cyber generation” firmato da Alberto Pellai ed Elisabetta Papuzza. Due punti di partenza per stimolare i ragazzi a elaborare una profonda riflessione personale.Pellai: «Due dimensioni in gioco: emotiva e digitale»L’analisi dei due autori fotografa la centralità di un tema che sta segnando l’intero esame di Stato. «La maturità, quest’anno, è attenta a chiedere agli studenti un pensiero critico legato alla loro età in questo tempo. Era nelle tracce dei temi di ieri e lo è nella seconda prova di oggi per gli studenti del Liceo delle Scienze Umane», commenta Pellai a La Presse. Il riferimento dell’autore è alla traccia sul fenomeno degli «adultescenti» apparsa nella prima prova di italiano di ieri 18 giugno. Entrando nel dettaglio della traccia, lo psicoterapeuta spiega che la prova chiede agli studenti di affrontare due dimensioni, «una è soggettiva e l’altra oggettiva». Nel primo caso si tratta delle «competenze emotive» che si acquisiscono e si sviluppano; il secondo aspetto «visto che il testo è tratto da “Cyber generation”, riguarda il modo in cui la tecnologia ha impattato sulle relazioni nel digitale».Riva: «L’AI fa paura, serve una patente come per il motorino»Sulla stessa linea d’onda si muove la riflessione di Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nel campus di Milano e autore del secondo volume scelto dal ministero. «La sfida è comprendere la tecnologia, non demonizzarla. Gli studenti di Scienze Umane si troveranno nella loro vita professionale ad affrontare questi temi che vengono proposti oggi per loro», spiega lo psicologo a La Presse, ricordando come lo smartphone e i suoi derivati siano ormai un cardine inscindibile del percorso educativo.Vietare i social non serve«Per gli studenti di Scienze umane, la tecnologia e le sfide che pone sono un punto di riferimento. C’è in generale molto disagio davanti alle trasformazioni poste con l’intelligenza artificiale e il modo in cui utilizzarla. La sfida è come usarla per estendere competenze e non per delegare», aggiunge Riva. Il vero fulcro della questione, insomma, guarda già al futuro prossimo ed evoca un cambio di paradigma radicale rispetto alle politiche dei semplici blocchi anagrafici. Per l’autore il problema «è come facciamo a crescere con l’intelligenza artificiale. Il dibattito al momento è concentrato su vietare i social e le tecnologie ai minori, ma siamo sicuri che sia solo l’età? La risposta è No». La chiave di volta, dunque, «non risiede nella censura ma nello studio dei media. Serve una patente digitale, come si fa per poter guidare un motorino. Ai ragazzi non viene dato al compimento di 14 anni e 1 giorno, ma se hanno studiato e superato delle prove. Serve costruire un percorso per la consapevolezza e non solo vietare».L'articolo Maturità, spunta Pellai nelle tracce. Parla lo psicoterapeuta: «La Gen Z dalla connessione ha appreso la disconnessione» proviene da Open.