La grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti continua ad agitare il dibattito pubblico, ma non per le ragioni che ci si aspetterebbe. La grazia, firmata il 18 febbraio 2026, è diventata nota solo due mesi dopo, quando la stampa l’ha resa pubblica ad aprile. Nel frattempo il gruppo Cipriani, di cui è titolare il compagno di Minetti Giuseppe Cipriani, ha chiesto un risarcimento da oltre 250 milioni di dollari al Fatto Quotidiano e alla trasmissione Report di Rai3, presso un tribunale di New York. L’informazione mainstream ha scelto da che parte stare. E non è dalla parte di chi fa domandeIl Quirinale che smentisce se stessoA Un Giorno Speciale il sindacalista e saggista Savino Balzano sposta il fuoco dove dovrebbe stare: non sulla Minetti, ma sul Quirinale. «A dare ragione a Fabio non è Savino Balzano o Giorgio Bianchi. A dare ragione a Fabio è il Quirinale», come dice in diretta. Sul sito della Presidenza della Repubblica sono documentati con precisione i criteri con cui Mattarella concede la grazia: un beneficio erogato col contagocce, che non viene accordato quando il condannato può già accedere a misure alternative alla detenzione. Il che è esattamente il caso di Minetti. «Tutte le volte in cui il carcerato può avere accesso ai servizi sociali, in quei casi il Presidente della Repubblica non concede la grazia», spiega Balzano. «Quindi è il Presidente della Repubblica e il suo sito a dire che nei casi come quelli della Minetti non concede la grazia». Mattarella ha concesso 42 grazie dall’inizio del suo mandato — pochissime su migliaia di richieste. Scegliere proprio questo caso, con questo profilo, e tenerlo riservato per mesi: sono fatti, non illazioni. Di chi è la responsabilità?Il Quirinale ha precisato che da oltre undici anni, quando una domanda di grazia arriva corredata dal parere favorevole degli organi giudiziari, il Presidente la accorda «senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia». Ma questo non scioglie il nodo politico centrale. Balzano lo ricorda con precisione: «La responsabilità politica della grazia, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, è interamente del Capo dello Stato. La controfirma del Ministro di Grazia e Giustizia è meramente formale. Questo lo scrive il Presidente della Repubblica sul suo sito». La conclusione è inevitabile: «Tutti quei giornalisti che provavano a scagionare il Presidente della Repubblica e ad addossare tutta la responsabilità strumentalmente a Nordio devono sapere che a dargli torto è proprio il Quirinale». La domanda delle domandeIl punto, insiste Balzano, è esclusivamente politico. «Perché il Presidente della Repubblica concede la grazia a una persona politicamente scomoda? Perché cambia la sua narrazione attorno all’istituto della grazia concedendo la grazia a una persona che non ha fatto mai un giorno di carcere? Perché concede la grazia a una che eventualmente avrebbe avuto diritto ai servizi sociali, visto che lui nel suo sito scrive che non l’ha mai fatto? Perché la tiene per un certo periodo sottotraccia?» Domande enormemente significative, «ma più che dal punto di vista giudiziario», precisa. E la risposta del sistema mediatico è il silenzio. «In un paese normale, in un paese veramente democratico, questa domanda sarebbe l’apertura di tutti i quotidiani. Si metterebbero d’accordo i direttori e farebbero il titolo di apertura grande, a caratteri cubitali».Il conformismo che punisce chi fa il proprio mestiereInvece accade il contrario. Il Fatto Quotidiano, che ha svolto il proprio lavoro giornalistico, si trova oggi di fronte a una richiesta risarcitoria monstre e all’ostilità del resto dell’informazione. «Tu ti rendi conto che a fare il tifo per il risarcimento fatale contro il Fatto Quotidiano, il resto dell’informazione invece di stringersi attorno a un giornale che ha fatto il suo lavoro, punta il dito?», chiede Balzano. Non è un caso isolato: il Fatto era già nel mirino per le posizioni sulla guerra in Ucraina e su Gaza, «cioè mettendo in discussione tutta una serie di questioni rispetto alle quali il Presidente della Repubblica è particolarmente sensibile». Il caso Minetti si inserisce in un pattern più ampio, quello di una figura presidenziale diventata intoccabile. «C’è un conformismo servile, insopportabile, da parte dell’informazione che vuole compiacere il capo dello Stato. E per farlo è disposta ad accanirsi su colleghi, su giornalisti e su un quotidiano che ha semplicemente fatto il proprio dovere. Io penso che in un paese libero, in un paese autenticamente democratico, questo non accadrebbe. Quindi interroghiamoci sulla nostra democrazia».The post Il vero enigma del caso Minetti: “C’è un elefante nella stanza e nessuno lo vede” | Savino Balzano appeared first on Radio Radio.