Gian Luca Pelloni Bulzoni ha 61 anni, è nato a Ferrara il 29 aprile del 1964 ed è residente ai Parioli. È il figlio adottivo di Raffaella Carrà. E ieri a Roma ha deciso di annunciare ufficialmente la nascita della Fondazione Raffaella Carrà Ets. «Non mi sono esposto prima per rispettare il suo stile. Lei proteggeva ferocemente la sua vita privata e non rilasciava interviste se non aveva “qualche progetto da raccontare”. Ma ora sono qui», dice al Corriere della Sera.Il tumore di Raffaella Carrà«Io e Raf ci siamo conosciuti nel 2001, l’intesa fu immediata, mi volle a Carramba! Che sorpresa e lì iniziò la nostra amicizia. Sempre più importante, anno dopo anno, fino a quel giorno terribile», aggiunge. «Era il 22 aprile 2020, ci trovavamo nella sua casa all’Argentario quando le diagnosticarono una bruttissima malattia. Tornammo di corsa a Roma per iniziare subito le cure ma appena due settimane dopo, il 4 maggio, i medici dissero che quel terribile tumore ai polmoni le sarebbe stato fatale. Per me fu una vera tranvata. Lei invece, che era una persona estremamente lucida e pragmatica, si mise alla scrivania e iniziò a scrivere. Le domandai cosa mai stesse scrivendo: “Il testamento”, rispose secca». Il testamentoE già il giorno dopo, «mentre era con Sergio Japino (che della Carrà fu compagno per oltre 15 anni e poi amico fino alla morte nel 2021, ndr), mi chiamò e disse: “Ho deciso di adottarti, dovrai portare avanti i miei progetti fatti in tutti questi anni e che tu solo conosci”. Risposi che avrei voluto pensarci. Ma lei, con la solita determinazione: “Prenditi il tempo che ti serve, basta che me lo dici adesso”. Non potei che dire sì». Spiega: «Mio padre è morto nel 2004, mia madre nel 2016 e Raffaella non era sposata, dunque non c’è stato bisogno di ottenere nessun tipo di consenso da altre persone». Inoltre, «anche il requisito della distanza d’età era rispettato», come ha aggiunto l’avvocata Barbara Giaquinto che ha curato il procedimento.L’adozioneL’adozione serviva a testimoniare la vita di Raffaella, «che tutti vorrebbero raccontare ma in pochi conoscono perché era una donna riservata, che amava circondarsi solo di amici sinceri. Il massimo per lei era stare a cena insieme e poi giocare a tressette o burraco». Matteo Pelloni, figlio di Vincenzo che era il fratello di Raffaella, ha spiegato che Bulzoni «è l’unico in grado di realizzare il volere di mia zia . Io faccio un altro lavoro, non saprei da dove iniziare. Gian Luca, invece, aveva la fiducia della zia e ha la mia». La prima iniziativa sarà la mostra «Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e libertà». «È stata l’unica richiesta fatta da Raf.: “Organizza una grande mostra con le mie cose e portala in tutto il mondo”. Voleva che tutti avessero l’occasione di “incontrarla” ancora». Partirà in autunno da Roma, promossa dal ministero della Cultura, prodotta da Alessandro Nicosia e curata da Barbara Giaquinto e Margherita Vasselli.L'articolo Il figlio di Raffaella Carrà: «L’adozione dopo la scoperta del tumore e il testamento: vi racconto Raf.» proviene da Open.