GUIDONIA - Rosaria Daniele, una vita al servizio della scuola

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Quando lei entrava in classe per la lezione di Matematica, chi all’epoca sedeva tra i banchi giura che calasse il silenzio.Eppure, Rosaria Daniele, dietro l’immagine dell’insegnante ferma e decisa, è stata capace di conservare una mentalità aperta perfino all’introduzione della lingua straniera alla Scuola dell’Infanzia, inconcepibile fino agli anni Duemila. Sopra e sotto, alcune immagini della carriera e della vita privata di Rosaria Daniele Più di quarant’anni di servizio nella scuola.Per venti a insegnare algebra ed espressioni a generazioni di alunni tra Tivoli, Monterotondo, Alatri, San Polo dei Cavalieri, ancora Monterotondo e Guidonia centro presso l’istituto “Don Lorenzo Milani”.Due lustri da preside alla guida dell’Istituto “Leonardo da Vinci” di Guidonia, della “Giovanni XXIII” di Villanova, poi Cave, l’allora “V Circolo didattico” di Albuccione e ancora Villanova, dove il primo settembre 2008 ha chiuso la carriera.Una carriera piena di soddisfazioni personali e di attestati di stima.La preside Rosaria Daniele si è spenta sabato 13 giugno nella sua casa nel Centro di Guidonia all’età di 83 anni.Lascia le figlie, Elisabetta Bartone e Biancamaria Bartone, e due nipoti.Con la Professoressa Daniele se ne va “una donna autorevole che credeva nel prossimo e nel prossimo aveva fiducia”, per dirla con le parole di don Flavio Barberi, il parroco della chiesa del Sacro Cuore di Guidonia, gremita al limite della capienza lunedì pomeriggio 15 giugno per l’ultimo saluto alla Preside.“Per lei l’insegnamento era una scuola di vita e gli alunni ne ricevevano sempre un beneficio non solo con l’istruzione, ma con l’educazione alla vita con i suoi valori”, ha aggiunto il parroco che ha concelebrato la funzione insieme a Padre Jean Bosco Ntagungira, Vescovo di Butare.LA STORIA - Insegnante e Preside: una vita al servizio degli studenti Sopra e sotto, Rosaria Daniele bambina Nata a Capua il 21 marzo 1943, figlia di Gaspare Daniele, generale dell’Aeronautica militare, e di Bianca Condò, donna di nobili origini diplomata all’Istituto Magistrale, Rosaria Daniele è la terza di quattro figlie femmine, anche loro professioniste della scuola. Sopra e sotto, Rosaria Daniele insieme alle sorelle Adriana, Rosalba e Marinella Adriana, classe 1940, insegnante di Lettere a Frosinone.Rosalba, classe 1942, e Marinella, classe 1944, entrambe docenti di Matematica come lei, la prima all’Istituto “Don Lorenzo Milani”, la seconda all’Istituto “Leonardo da Vinci”.A Guidonia dal 1947, dove il padre è stato Comandante della Scuola di Aerocooperazione dell’aeroporto militare “Alfredo Barbieri”, Rosaria Daniele frequenta le scuole elementari e medie nella Città dell’Aria, si diploma presso il Liceo Scientifico di Tivoli, quindi si iscrive alla Facoltà di Scienze Naturali dell’Università “La Sapienza” di Roma laureandosi il 19 dicembre 1970.Nello stesso anno ha già iniziato la carriera da insegnante a San Polo dei Cavalieri, quindi a La Rustica, che racconterà come un’esperienza impegnativa con qualche alunno in aula col taglierino. Rosaria Daniele insieme al marito Vincenzo, alle figlie Elisabetta e Biancamaria e ai nipoti Il 30 giugno 1973 il matrimonio con Vincenzo Bartone, classe 1937, apprezzato Direttore degli Uffici postali di Villalba e Setteville di Guidonia, di Tivoli e Marcellina.Nel 1974 nasce la prima figlia Elisabetta, medico di famiglia a Villanova di Guidoniua.Nel 1975 “Sara” – come la Preside era affettuosamente chiamata in casa – dà alla luce Biancamaria, la figlia che seguirà le sue orme e oggi è insegnante di Matematica all’Istituto “Don Lorenzo Milani”.IL PERSONAGGIO - Docente e Preside autorevole rispettata anche dagli alunni ribelli Un’immagine della Professoressa Rosaria Daniele negli anni Settanta Sarà per la formazione al rispetto del prossimo e del proprio dovere impartita dai genitori, se Rosaria Daniele nel mondo della scuola spesso è stata vista come un sergente di ferro, un capo d’istituto capace di mettere in riga anche il più ribelle dei ragazzi.Di lei resta il ricordo del suo amore per l’insegnamento e del suo impegno per la crescita sana degli alunni.Doti riconosciute fin dagli anni ‘80 dal compianto don Andrea Iannilli, indimenticabile parroco di Villanova di Guidonia e preside della scuola “Don Lorenzo Milani” che la volle accanto come suo vice.Una donna curiosa e appassionata dei viaggi, organizzati personalmente a scuola quando insegnava e dirigeva.Con una mamma soprano, un padre violinista e una nonna concertista di pianoforte, Rosaria Daniele ha amato la musica, oltre al teatro e all’arte in generale: passioni trasformate in progetti per gli alunni in collaborazione con l’attore e regista Massimiliano Dau, l’artista Marco De Santis, il ballerino e coreografo Mirko Boemi.  Rosaria Daniele insieme alle colleghe Presidi Carmen Melina Lanni e Franca Piccolomini IL RICORDO - Parlano il nipote Emanuele Gaspare e il parroco don FlavioLunedì scorso la Professoressa Rosaria Daniele è stata ricordata durante la cerimonia funebre con un omaggio da parte del nipote Emanuele Gaspare e di don Flavio Barberi, il parroco della chiesa del Sacro Cuore di Guidonia.“Donna corretta – l’ha descritta il sacerdote – forte e tenace, discreta e riservata, mamma affettuosa, aveva nel cuore la parola educare, da “educere”, cioè ‘tirare fuori’. Donna sempre pronta a incoraggiare e mai a scoraggiare: mamma, insegnante, preside che credeva ai giovani”. “La Sara che ha dedicato la sua vita all’istruzione – ha detto il nipote Emanuele Gaspare –, che non la considerava un semplice lavoro ma una vera e propria missione che non ha mai smesso nemmeno dopo la pensione ed ha portato avanti con i ragazzi delle ripetizioni o come diceva sempre “i suoi ragazzi” perché sei sempre rimasta Prof anche con i tuoi nipoti a cui hai trasmesso tutto il tuo amore per l’adorata matematica perché nella vita è sempre e tutto matematica”.L’INTERVISTA - Così il 23 settembre 2008 si raccontò al settimanale “Tiburno” La docente e dirigente scolastica di Guidonia Rosaria Daniele Rosaria Daniele era in pensione dal primo settembre 2008.Per l’occasione la Professoressa rilasciò un’intervista a “Tiburno”, il settimanale della Città del Nordest in edicola dal 1990 al dicembre 2021.La redazione ha deciso di ripubblicarla.Perché l’insegnamento?“E’ stata una vocazione. Fin da piccole noi quattro sorelle giocavano in casa simulando un’aula e a rotazione ciascuna faceva l’insegnante. Siamo state educate al senso del dovere e dello studio: era l’unica distrazione e al tempo stesso una soddisfazione enorme senza essere sgobbone”.Se non avesse insegnato che avrebbe fatto?“Il medico”.Perché?“Mi sono sempre prodigata per il prossimo, impegnandomi nel sociale e aiutando i malati negli ospedali”.La figura del docente è in crisi?“Sì. Non è più visto come colui che fa servizio per l’utenza. Forse anche perché questa professione non si fa più in maniera puntuale e specifica”.In che senso?“Il nostro compito è formare i giovani, partendo dalla loro realtà, conoscendo le loro abilità di base, sociali, comportamentali. Ad esempio da un bimbo disabile non si può pretendere che scali una montagna. E invece spesso accade che i problemi vengano delegati all’insegnante di sostegno. Non è giusto: il bambino deve essere accolto come tutti, altrimenti avremo una situazione che andrà sempre più degradandosi. E poi c’è un altro aspetto”.Quale?“A volte i professori pensano che i corsi di aggiornamento siano inutili. Al contrario sono un momento di confronto coi colleghi e di aggiornamento perché i metodi sono in via di evoluzione. Per me ogni anno era un anno nuovo, non mi sono mai stancata, perché è stato un continuo aggiornarmi e ringiovanirmi. Non ce lo dimentichiamo: i ragazzi ci danno vita”.Dal 1978 ad oggi il rapporto docenti-alunni è cambiato?“Un po’ sì. I colleghi si stupivano che quando io entravo in classe non si sentisse volare una mosca. Sono convinta che strillare non è educativo né risolutivo. Coi ragazzi dobbiamo parlare, comunicare: invece spesso la comunicazione non è adeguata al caso. Se un ragazzo ha problematiche familiari, povero passerotto, non va perseguitato e tormentato. A volte i docenti perdono la pazienza all’ascolto, all’attenzione, soprattutto alla fermezza e all’autorevolezza. A Villanova mi sono trovata bene con un corpo insegnante meraviglioso, ma alcuni perdono la pazienza o hanno un modo di relazionarsi che risale a 40 anni fa. Dobbiamo essere vicini ai giovani, senza che si prendano il braccio”.Gli studenti sono in crisi?“Sì, perché nelle famiglie l’istituzione non è più al primo posto. Purtroppo i genitori lavorano e gli dedicano poco tempo. Così i figli non hanno una quotidianità ordinata: ai miei tempi dopo la scuola si pranzava, si riposava mezz’ora, poi si studiava. Se c’era tempo si faceva sport. Nei giovani di oggi invece non c’è la priorità dell’istruzione”.Da docente e preside, come ha arginato questa crisi?“Dieci anni fa in sede di scrutinio finale di terza media, un ragazzo pluripetente fu ammesso all’esame con la riserva. Dopo le prove scritte e orali fu bocciato. Provai sofferenza, mi chiesi perché succedeva? Volevo rendermene conto in prima persona e feci il concorso da capo d’istituto. Quando ci sono riuscita ho dato molto spazio al rapporto studente-docente-dirigente- famiglia. Spesso non sono stata compresa”.Meglio il docente con la bacchetta o quello che fuma in classe? Insomma, meglio tutto d’un pezzo o amicone? “Né bacchetta, né sigarette: il docente deve farsi rispettare. Io non accetto quello che dice al ragazzo: dammi del tu”.Esiste il bullismo?“Purtroppo sì. Spesso ci preoccupiamo di fare progetti grandiosi, ma questo è un problema della scuola”.Cos’è per lei il bullismo?“Una provocazione continua”.Le è capitato?“L’anno scorso a Villanova ne ho avuto uno che non è finito sul giornale perché certi casi vanno risolti prima all’interno. Alcuni genitori mi raccontarono che all’uscita da scuola un gruppo di alunni trascinava un compagno straniero in un vicoletto adiacente al plesso per tormentarlo”.Come l’ha combattuto?“Ho convocato tutte le famiglie mettendole a confronto per chiarire. Erano sorti gelosie e pettegolezzi, fatti adolescenziali vissuti come adulti. Ma questi episodi sono sempre esistiti. Certo, ma prima i genitori cercavano di educare i figli a non dar fastidio agli altri. Oggi invece manca la presenza, anzi loro sono i primi a perdere le staffe”.Non mi dica che è sempre colpa dei genitori.“E invece glielo dico. Se continuano a difendere i figli e a mettersi contro le istituzioni, rovinano i ragazzi. Un genitore che rispetti le istituzioni non se la prende con la scuola, ma col figliolo che non studia. Mi creda, più del 50 per cento di mamme e papà sono così: è una generazione figlia del benessere che vuole e ottiene tutto e vorrebbe farlo anche a scuola. Ma la scuola deve essere più forte”.Ritiene di aver mai sbagliato la valutazione di un alunno?“La valutazione è il punto più oscuro che mette in crisi tutti i docenti. Prima c’era il voto, ma se oggi dovessimo utilizzarlo dovremmo mettere quattro e non di più.Purtroppo l’Italia è sotto zero con l’istruzione: va rivista a monte e capire dove si vuole arrivare. Fin dall’infanzia vanno insegnate le regole senza creare ansia ma attraverso il gioco. Se riusciamo a scolarizzare i ragazzi forse si potrà a fargli capire il loro dovere e le loro responsabilità”.Ha mai sbagliato nel valutare un alunno?“Prima si poteva sbagliare con la valutazione numerica. Oggi no. Poi noi di Matematica riusciamo a fare valutazioni obiettive. Nell’ambiente della scuola la definiscono un sergente di ferro”.Lei come si definisce?“Un dirigente che aveva l’obiettivo di condividere e collaborare con tutto il personale. Non mi sono mai ritenuta una preside col pugno di ferro, perché si crea muro”.Eppure, quando lei entrava in classe non volava una mosca.“Evidentemente avevo fermezza e autorevolezza”.Un merito che si riconosce.“Quello di voler bene a tutti”.Un difetto.“Essere considerato troppo buona nel senso non bello della parola”.Crede di aver dato tutto alla scuola?“Il tutto assoluto non esiste. Il meglio, l’ho dato senz’altro”. Il cinque in condotta a chi lo darebbe?“Ai sindacati perché mi hanno intralciata”. In che senso?“Il dirigente scolastico se in casi particolari deve intervenire nei confronti del personale, deve anche trovare una soluzione. I sindacati invece bloccano. Ancora oggi sto scontando e chiedendo scusa per situazioni che non sono dipese da me”.Il consiglio che ha sempre dato ai suoi ragazzi? “Essere onesti. Si può sbagliare, ma ammettere l’errore è fondamentale. Se poi un alunno non sa la Matematica è un altro problema”.Rosaria Daniele lascia un’eredità, un esempio di vita e di speranza.L'articolo GUIDONIA - Rosaria Daniele, una vita al servizio della scuola proviene da Tiburno Tv.