Le cinque religiose che oltre un anno fa avevano lasciato il monastero cistercense dei Santi Gervasio e Protasio a San Giacomo di Veglia, frazione di Vittorio Veneto, non sono più suore. Il dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha concesso loro l’indulto di uscita, accogliendo una richiesta partita proprio dalle dirette interessate. A renderlo noto, come riporta il Corriere del Veneto, è stata venerdì la diocesi attraverso il vescovo Riccardo Battocchio, che ha confermato la decisione assunta lo scorso 11 maggio e comunicata l’11 giugno.Chi sono le cinque ex monache cistercensi e cosa prevede l’indultoI nomi indicati nella nota diocesana sono quelli di Aline Pereira Ghammachi, Mariapaola Dal Zotto, Gabriella Manno, Maria Stella Lotti e Maria Melania Moretto. Per il diritto canonico, spiega Battocchio nel comunicato del vescovo, il provvedimento comporta la separazione definitiva dal monastero, la deposizione dell’abito religioso e la dispensa dai voti di castità, obbedienza, povertà e stabilità, oltre che dagli altri impegni della vita monastica, compresa la vita fraterna in una comunità riconosciuta dall’autorità ecclesiastica.La versione di madre Aline: «Abbiamo chiesto noi la dispensa»È la stessa Pereira Ghammachi a voler precisare come sono andate le cose. L’ex badessa destituita nell’aprile del 2025 quando il monastero venne commissariato, per affidare la guida a Martha Driscoll, spiega al Messaggero: «La dispensa l’abbiamo chiesta noi». Le opzioni messe sul tavolo dal dicastero, spiega, erano tre: rientrare a San Giacomo, trasferirsi in un altro monastero cistercense oppure uscire. Hanno scelto la terza via, pur in attesa dei tempi più lunghi della Segnatura Apostolica. Al Corriere del Veneto Aline parla di un epilogo «per coerenza»: «È per noi un finale felice. Ci consente di continuare la nostra vita in pace, mantenendo una promessa di castità a Cristo».La nuova vita a San Vendemiano fra terzo settore e giardino terapeuticoLe sorelle, ora 12 in tutto stando al Corriere del Veneto, vivono in una villa ottocentesca a San Vendemiano messa a disposizione da un benefattore subito dopo l’uscita dal convento. Lì hanno avviato un’associazione del terzo settore con cui mandano avanti un giardino terapeutico rivolto a chi soffre di ansia e depressione, già operativo e aperto durante il giorno. Sul versante produttivo, raccontano dalla villa, si lavora a miele balsamico, spremute di aloe e oli essenziali, alcuni di origine amazzonica. Le giornate restano scandite da preghiera e formazione, e diverse sorelle integrano il bilancio comune con stipendi o una pensione.I rapporti con la diocesi e l’appello al vescovo BattocchioPur ridotte allo stato laicale, le cinque non intendono cambiare stile di vita: continueranno a indossare gonna, maglietta e copricapo e a vivere consacrate nel cuore, racconta Aline a Il Messaggero. In ottemperanza alle indicazioni del vescovo, in questi mesi non hanno avuto contatti con sacerdoti e consacrati della diocesi, appoggiandosi a religiosi di altre realtà. Giovedì l’ex badessa ha scritto a Battocchio per chiedere un canale di comunicazione diretto: «Eccellenza rispettiamo lei come Pastore e Padre della Chiesa di Vittorio Veneto», si legge nella lettera, con l’auspicio di poter «vivere nella pace» dopo la bufera degli ultimi mesi. Un rapporto però tutto da ricostruire.L'articolo Le suore scappate da Vittorio Veneto non sono più monache: «Ma lo abbiamo chiesto noi». La rivolta, il gelo col vescovo e la nuova vita: cosa faranno ora proviene da Open.