Ha recentemente dichiarato il generale Vannacci che il femminicidio non esiste. Apriti cielo, si è sollevato come prevedibile un polverone immenso, dovuto al fatto che il Vannacci ha toccato un punto saldissimo del pensiero unico politicamente corretto ed eticamente corrotto. Ho già ricordato infinite volte che del generale non condivido il liberismo, l’atlantismo e il posizionamento secondo lo schema dicotomico di destra e sinistra. Ciò non di meno, quando il generale dice qualcosa di sensato non si può non essere d’accordo e sarebbe disonesto intellettualmente negarlo, ma procediamo con ordine e, direbbe il vecchio Cartesio “lumine naturali”, cioè con il lume naturale. Di per sé la parola femminicidio indicherebbe l’uccisione di un essere umano di sesso femminile e si contrapporrebbe quindi al maschicidio, ossia all’uccisione di un essere umano di sesso maschile. Non basterebbe dunque, domandiamo, la parola omicidio per alludere all’uccisione di un essere umano in quanto tale, a prescindere dal sesso? Proprio qui si annida subdolamente l’ideologia del capitalismo contemporaneo. Esso lascia intendere, per un verso, che gli uomini uccidano le donne e, in tal guisa, prova a dirottare lo sguardo dalla lotta di classe tra sfruttati e sfruttatori verso una inesistente lotta di genere orizzontale tra maschi e femmine, dove ovviamente i maschi diventano gli sfruttatori e le femmine le sfruttate. La visione manicomiale sottesa a questo discorso è quella in grazia della quale ogni essere umano di sesso maschile sarebbe un femminicida in pectore. Ovviamente si fatta concezione manicomiale trascura il fatto, di per sé evidente, che una grande parte degli esseri umani di sesso maschile è contraria agli omicidi e alla violenza in genere e, a maggior ragione, di genere. Esistono, d’altro canto, anche episodi, non rarissimi, di donne che uccidono uomini. Come se non bastasse, questa concezione demenziale lascia intendere che gli esseri maschili in quanto tali dominano sulle donne in quanto tali. Eppure sappiamo che in ogni società realmente esistita, le donne delle classi ambienti hanno avuto più potere degli uomini delle classi subalterne e ciò a cagione del fatto che il conflitto, da che mondo è mondo, è tra sfruttati e sfruttatori, uomini o donne che siano gli uni e gli altri. O qualcuno è così ingenuo o in cattiva fede da ritenere che oggi i salariati e i precari di sesso maschile abbiano più potere di Ursula von der Leyen e della signora Lagarde e magari anche esercitino violenza su di loro? Per un altro verso, l’ideologia turbo-capitalistica prova scioccamente a istituire una gerarchia tra le vite umane, lasciando intendere che la vita di un essere umano di sesso maschile valga meno di quella di un essere umano di sesso femminile. Se infatti il femminicidio è più grave del normale omicidio e dunque del maschicidio, ne segue sì logisticamente che la vita di una donna vale più di quella di un uomo e questo è assolutamente paradossale, da che ogni vita umana è ugualmente sacra, che sia di un uomo o di una donna, di un bianco o di un nero. L’obiettivo malcelato è quello di annientare l’unità del genere umano, producendo un differenzialismo radicale buono soltanto ad alimentare conflitti orizzontali all’interno della medesima classe e buono altresì a negare l’esistenza dell’odierna lotta necessaria del genere umano, unitariamente inteso, contro il sistema turbo-capitalistico. Finché una donna sfruttata penserà che il suo nemico sia l’uomo, anche lui sfruttato, e non invece lo sfruttatore che sfrutta entrambi, uomo o donna che sia, il turbo-capitalismo trionferà incontrastato. Di tutto questo discorso ovviamente non vi è traccia nelle parole del generale Vannacci. Come spesso accade, egli critica gli effetti del mondo al rovescio di cui condivide tuttavia le cause, in questo caso il capitalismo e il neoliberismo annesso.The post “Il femminicidio non esiste”, Vannacci sfida il pensiero unico e il politicamente corretto appeared first on Radio Radio.