di Giuseppe Gagliano – La guerra in Sudan si concentra sempre più nel Kordofan, dove la città di El Obeid rischia di trasformarsi nel prossimo simbolo della catastrofe umanitaria che sta devastando il Paese. Secondo l’allarme lanciato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite da una coalizione di ventinove Paesi, circa mezzo milione di civili è minacciato dall’offensiva in corso, mentre dieci giorni consecutivi di attacchi con droni hanno già provocato almeno cinquanta vittime e colpito infrastrutture essenziali.El Obeid, capitale del Kordofan Settentrionale, ospita oltre centomila sfollati interni fuggiti da altre aree di combattimento. La comunità internazionale teme che la città possa seguire il destino di El Fasher, conquistata dopo mesi di assedio e pressione militare. Le immagini diffuse dalle Forze di Supporto Rapido mostrano movimenti di mezzi e combattenti nelle località circostanti, alimentando il timore di una nuova offensiva su larga scala.Dal punto di vista strategico, El Obeid rappresenta uno dei nodi più importanti del Sudan centrale. La città collega il Darfur alle direttrici che conducono verso Khartoum e il Sud del Paese, costituendo un fondamentale centro logistico e di rifornimento. Per questo l’esercito sudanese sta cercando di dimostrare di mantenere il controllo della situazione, rafforzando le proprie posizioni e confermando la tenuta della catena di comando.La battaglia per il cosiddetto “Triangolo della Morte”, formato da El Obeid, Dilling e Kadugli, potrebbe influenzare l’intero equilibrio militare del Sudan. In quest’area convergono rotte commerciali, movimenti delle milizie, corridoi logistici e vie di accesso agli aiuti umanitari. Un eventuale collasso di questo sistema avrebbe conseguenze ben oltre il Kordofan.Intanto la popolazione civile paga il prezzo più alto. Gli attacchi contro depositi e stazioni di servizio hanno aggravato la carenza di carburante, paralizzando trasporti, ambulanze e distribuzione di beni essenziali. La scarsità di acqua potabile, elettricità e medicinali sta provocando un rapido deterioramento delle condizioni di vita, mentre i prezzi dei generi alimentari continuano ad aumentare e gli ospedali faticano a garantire l’assistenza minima.La crisi sudanese non è soltanto una guerra interna. Attorno al conflitto si intrecciano interessi regionali, traffici di armi, rivalità geopolitiche e competizioni economiche che contribuiscono ad alimentare le ostilità. Proprio per questo gli appelli umanitari rischiano di rimanere insufficienti senza una pressione politica concreta sulle parti coinvolte e sui loro sostenitori.Per la coalizione internazionale guidata da Canada, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Sierra Leone e Regno Unito, El Obeid rappresenta oggi una prova cruciale. La città non è ancora caduta, ma il tempo a disposizione per evitare una nuova tragedia umanitaria si sta rapidamente esaurendo. Ogni giorno che passa rafforza la posizione degli assedianti e riduce le possibilità di proteggere centinaia di migliaia di civili intrappolati nel conflitto.