In difesa dell’Intelligenza Artificiale

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In questo articolo non vi parlerò di cosa sia e come funzioni la A.I. (Artificial Intelligence) perché ormai lo sanno quasi tutti. L’IA (sigla italiana) analizza milioni di dati presenti in rete, mettendoli a confronto attraverso un meccanismo di reti neurali (simili come schema al cervello umano) e restituendo, attraverso  algoritmi avanzatissimi, la risposta ai quesiti che l’operatore umano gli affida.Questo ci basti, anche se è una definizione sommaria e certamente incompleta, perché è di qualcos’altro che vorrei parlarvi, ossia dell’enorme successo che i motori di ricerca basati sulla IA stanno riscuotendo anche tra i non più giovani. Esaminiamo più da vicino le ragioni che spingono sempre più utenti a rivolgersi a sistemi informativi basati sull’Intelligenza Artificiale.DisponibilitàUn punto di primaria importanza è la disponibilità assoluta, h24, di questi sistemi, che non attendono altro che qualcuno li interroghi tramite un collegamento web che funziona benissimo anche con un semplice smartphone.Entro pochi secondi, di solito meno di cinque, la nostra instancabile IA sarà in grado di dare una o più risposte concrete su qualunque campo dello scibile, senza minimamente curarsi di orari, giorni festivi e tutta la serie di freni che abbiamo inventato per dare al lavoro di qualsivoglia natura una parvenza di giustezza e salute per chi svolga qualsiasi attività, anche online.Su questo punto, si può osservare che l’unico motivo di inoperatività del vero e proprio consulente globale cibernetico è l’assenza di collegamento con la rete internet, cosa che può verificarsi per i ben noti motivi di una fornitura di servizi che può interrompersi per motivi tecnici, amministrativi e persino strategici.Ma, tolto quel caso, la nostra brava intelligenza semi-artificiale è sempre lì, al nostro servizio. Ho utilizzato il prefisso “semi-”  poiché, almeno ad oggi, non è ipotizzabile giungere al prodotto finito (il ragionamento logico simulato) senza che vi sia stato, nelle molte fasi della catena (training, apprendimento automatico, elaborazione ed esposizione dei dati risultanti) l’intervento umano, perlomeno a livello di programmazione di sistema.Il giorno che fosse davvero un’entità cibernetica a scegliere quali dati raccogliere, come aggregarli e con quale logica presentarli come risultato finale, potremo davvero parlare di piena artificialità generativa e proprio questo punto offre lo spunto alle critiche più severe, basate sul timore che l’intero meccanismo possa attivarsi autonomamente, senza input umano e senza qualsiasi forma di controllo e supervisione basata sui principi di ragionevolezza e sicurezza che fanno parte della società civile.ConfidenzaHo personalmente fatto molti esperimenti negli ultimi anni in questo settore, pur limitandomi ai motori di ricerca, ma moltissimi altri, specialmente i giovanissimi, stanno sperimentando a loro spese quanto ci si possa fidare delle chat basate sulla AI (es. ChatGpt) e quindi stanno partecipando al processo di implementazione e sviluppo del sistema stesso.Vi dirò di più: non mi stupisce affatto che sempre più giovani chiedano alla Intelligenza Artificiale come comportarsi in situazioni specifiche o cerchino in essa conforto ed attenzione. Segno dei tempi, signori miei, e importante indicatore della mancanza di precisi punti di riferimento in famiglia e nella scuola, ma tutto ciò poco ha a che fare con l’argomento del quale discorriamo oggi.Pur avendo premesso la limitatezza dei miei esperimenti, l’ultimo dei quali risale a ieri, ciò che lascia, devo dire piacevolmente, sorpresi è il tono cordiale e beneducato delle conversazioni virtuali con la IA.Non ho idea del tono col quale i motori di ricerca basati su quel sistema possano rispondere a chi chieda come si confezioni una bomba o come si possa commettere un delitto facendola franca, e quindi ignoro del tutto se il tenore delle risposte sia adeguato alla materia della quale si parli ed al livello di educazione e civiltà di chi interroghi, ma devo dire che le risposte mi sono sempre state fornite con proprietà dei termini, cortesia e prudenza, che mi piace attribuire ai programmatori.Di sicuro, nel mondo di maleducati, ignoranti e prepotenti nel quale viviamo, già il sentirsi rispondere con atteggiamento rispettoso e con le buone maniere non è affatto poco. Magari la maggioranza delle persone ne traesse ispirazione per rispondere nella vita reale come riesce benissimo ChatGpt!Il privilegio della buona educazione (come diceva mio padre, una moneta spendibile ovunque) è già qualcosa che potrebbe far segnare un punto a favore della AI, invero molto spesso criticata o addirittura demonizzata apoditticamente. Che sia “una macchina” a risponderci in una lingua sintatticamente e stilisticamente corretta è davvero tanto. Se ciò fosse di sprone per le nuove generazioni, notoriamente poco attente alla forma ed ai particolari, per esprimersi correttamente, sarebbe una manna, altro che maledizione!SintesiIl dono della sintesi è uno dei più graditi e preziosi strumenti che chiunque parli o scriva in pubblico possa avere. Personalmente, chi sappia argomentare con sintesi risiede stabilmente nelle parti alte della classifica che, ormai senza nemmeno accorgermene, stilo a proposito di scrittori, oratori, politici, giornalisti ecc.Che meraviglia sentir dire (quasi) tutto in poche parole! In questo, i motori di ricerca basati su Intelligenza Artificiale riescono benissimo, andando subito al sodo della questione anche quando non sia stata presentata dall’utente con la necessaria chiarezza espositiva.Fermi tutti. Non sto dicendo che non ci si senta mai rispondere qualche sciocchezza, ma è pur vero che ciò accade più frequentemente se il quesito sia stato esposto con eccessiva genericità e, soprattutto, quando sia basato su altre sciocchezze che fuoriescano dal sacco dell’interrogante.Benché espressa in poche righe, la risposta è quasi sempre esauriente, con la sempre presente avvertenza di chiedere ulteriormente per maggiori particolari. Una cosa particolarmente utile è che eventuali altre domande, se non si cambi argomento, saranno contestualizzate senza dover ripetere tutto daccapo e, come avviene di persona, quanto detto prima col nostro interlocutore virtuale rimane sottinteso.In tal modo la conversazione risulta straordinariamente vivace e stimolante. Davvero un bel lavoro, quello dei programmatori: sembra di parlare con un umano, coltissimo ma disponibile e simpatico. Per questo piace ai giovani.AffidabilitàLo ripeto, magari sarò un utente minimale e non statisticamente significativo, ma a me di mettere alla frusta l’Intelligenza Artificiale non importa un fico secco. La uso perché è pratica, ampia e veloce quando cerco informazioni sul web. Punto.Ho controllato parecchie volte la bontà delle risposte fornitemi, perché, lo ammetto, sulle prime mi fidavo pochissimo. La valutazione sulla veridicità dei responsi, si sta facendo sempre più positiva, almeno nel complesso, e ciò accade sempre più col trascorrere dei mesi, probabilmente grazie alla mole crescente di dati disponibili su qualsiasi tema.In linea di massima, siamo passati da un livello di affidabilità certamente inferiore al 50 per cento degli scorsi due-tre anni ad un lusinghiero 80-90 per cento di oggi. Dipende sempre da cosa si chieda e, lasciatemelo dire, da quanto l’interrogante sia in grado di capire le risposte avute.Un esperimento veloce veloce: ho appena chiesto alla IA di Google “Quale è il senso della vita?”La risposta è stata:Il senso della vita non è un dato oggettivo da trovare, ma un significato soggettivo da costruire. Non esiste una risposta universale. Per comprendere questa domanda, la filosofia, la biologia e la psicologia offrono prospettive diverse che si integrano tra loro.Mica male come risposta in due soli periodi. Certo, v’è un po’ di gigioneria in tale risposta e possiamo anche definirla una scappatoia per una domanda troppo profonda, ma ciò accade anche nella realtà, ponendo quel genere  di domande ad una persona che si ritenga capace di dare delle soluzioni.Avesse risposto: “troverai il senso della vita mettendosi un dito nel naso” oppure “votando il tale partito” sarebbe stato decisamente peggio, il che lascia intendere che vi sia un filo conduttore nella logica di sistema che segua le minime norme della civiltà e delle conoscenze ritenute indiscutibili dalla maggior parte dei consociati.Diciamo, comunque, che, almeno ultimamente, l’Intelligenza Artificiale sembra azzeccare la maggior parte delle risposte, dimostrando persino una straordinaria capacità di comprendere il linguaggio da somari di certi interroganti. Provare per credere, come diceva il mobiliere, ed io ci ho provato.Riferibilità delle opinioni complesseUn bel dato oggettivo è altresì costituito dalla crescente citazione a margine delle fonti del web dal quale sono tratte le opinioni espresse. Basta un clic per verificare e approfondire, quasi sempre dando un nome ed un cognome agli autori di tali opinioni. Altra cosa non comune e per nulla opaca o ingiustamente impositiva.Intelligenza creativa nelle artiCertamente uno degli aspetti più stupefacenti ed utili a creare uno scenario visivo, auditivo o sensoriale ed utilizzato, ma pure il più controverso. Un limite alla creatività umana o il suo superamento? Potrebbe essere entrambe le cose, ammettiamolo.Ma anche l’incisione fonografica o quella su nastro magnetico, pure se all’epoca mera copia di azioni umane, segnò un punto di svolta nell’Ottocento e nei primi del Novecento, così come lo fecero la fotografia e la ripresa cinematografica. Si pensi oggi alla rivoluzione della musica elettronica. Nuove scale armoniche, nuovi artifizi melodici permettono oggi di “giocare con la musica” espandendo, in sostanza, le possibilità creative dei musicisti.Che moltissimi preferiscano tuttavia il genio ed il gusto creativo di Bach, Mozart, Chopin o persino quello dei Beatles ai brani di musica composta con l’utilizzo di sequencer o harmonizer vari, è indiscutibile, con buona pace dei cantanti che senza l’uso dell’auto-tune sarebbero spacciati.Alla fine parliamo di una chance in più, dell’abbattimento di certi limiti creativi o interpretativi che tuttavia non impedisce ai pochi veri grandi talenti di competere e vincere anche sulla musica elettronica.Anche le auto moderne permettono a totali incompetenti nella guida di ottenere risultati puramente tecnici di elevatissimo rilievo. Ma resta “il manico” del pilota, quello naturale, acquisito con l’esperienza nella guida competitiva e tutto l’armamentario delle capacità squisitamente umane ed individuali che fanno un campione.Finché a giudicare saranno degli umani le arti non avranno nulla da temere se non qualche punzecchiata inferta dall’Intelligenza Artificiale, che potrà avere il benefico effetto di competere con la macchina ed eventualmente superarla.ConclusioniAllo stato attuale delle cose, al netto dai pericoli immensi che potrebbero derivare da un uso distorto e/o malevolo della AI, soprattutto in campo militare, è realistico sostenere che, in linea di massima, ci si possa fidare di quanto ci dice il nostro consulente universale cibernetico, ponendo per sicurezza un limite a quelli più altamente qualificati.In pratica, la ricerca tramite AI può essere assolutamente buona come quella fatta col sistema tradizionale e interamente basata sulla nostra valutazione diretta. Diciamo che il nuovo straordinario sistema ha potenziali enormi ma non privi di rischi, a patto che lo si consideri soltanto uno strumento e non un nostro sostituto al 100 per cento.Come nella robotica, il guasto è possibile e quando si tratti di un meccanismo che debba operare delle scelte precise tra milioni di scenari alternativi, non si potrà escludere che qualcosa di sbagliato e/o pericoloso per l’umanità possa derivare da quel guasto.Ma ciò accadeva anche prima dell’avvento della nuova tecnologia, addirittura con l’epoca dei calcolatori analogici del secolo scorso. Immaginate un “tasto rosso” altamente strategico facente parte di un asset militare che, a causa di una scheggia metallica latente al suo interno, chiuda improvvisamente il contatto ed azioni il meccanismo senza intervento umano: era possibile? Sì, lo era anche prima di adesso.Addirittura nel Seicento, alcune armi erano già dotate di un rudimentale meccanismo di sicura che prevenissero spari casuali. La stessa cosa può farsi con la IA quando la si utilizzi nei processi più critici. In meccanica come in elettronica è possibile attuare dei sistemi di protezione per prevenire un azionamento “autonomo” ed altrettanto possibile è programmare infiniti algoritmi di protezione e conferme a fattori multipli.In sostanza, ogni nuovo potente strumento avrà sempre due facce e non si potranno evitare possibili utilizzi per scopi illeciti. Ciò accade dalla Preistoria in avanti ed avviene per scelta umana.L’arma per procurarsi il cibo e per difendersi dalle belve è la stessa che può uccidere altri esseri umani, ma, almeno finora, siamo noi a decidere se una routine telematica possa decidere al nostro posto oppure no.Soltanto la notizia certa che una macchina abbia rifiutato di essere programmata, riprogrammata o spenta giustificherebbe gli scenari apocalittici che alcuni delineano a proposito di AI. Per adesso facciamo bene, a mio avviso, ad approfondirne le possibilità, anche per conoscere meglio quali pericoli reali possano nascondersi al suo interno. In poche parole: teniamola d’occhio.L'articolo In difesa dell’Intelligenza Artificiale proviene da Nicolaporro.it.