C’è un campionato in Medio Oriente che negli ultimi anni sta cercando di conquistare sempre più spazio nel panorama calcistico asiatico e internazionale, con effetti evidenti sui risultati sportivi dei propri club, ma senza dimenticare l’importanza della sostenibilità economica. Parliamo della Qatar Stars League, la massima divisione calcistica del Paese, che nelle ultime stagioni ha spinto l’asticella sempre più in alto, contribuendo in maniera significativa a un altro risultato straordinario per il Paese: la qualificazione ai Mondiali 2026, con tanto di primo storico punto conquistato nella sfida inaugurale con la Svizzera. Sembra passato un secolo dalla prima Coppa del Mondo invernale, organizzata in Qatar nel 2022. Da allora, quello che poteva sembrare un punto di arrivo è stato in realtà un punto di partenza per il Paese sul fronte calcistico, già reduce dal successo in Coppa d’Asia nel 2019 e in grado di confermarsi ai vertici del calcio continentale anche nel 2023. Tra le figure chiave del movimento calcistico dell’emirato c’è Ahmed Abbassi, che dal 2018 ricopre l’incarico di Executive Director of Competitions & Football Development della Qatar Stars League e che in passato è stato Director of Operations della Nazionale. In un’intervista rilasciata a Calcio e Finanza – dagli Stati Uniti, dove sta seguendo l’avventura del Qatar in Coppa del Mondo – Abbassi ha parlato della crescita del calcio qatariota, dell’importanza della sostenibilità e di come il campionato si stia trasformando nella “fabbrica di talenti” ideale, tra emergenti e stelle provenienti dall’estero che hanno contribuito ad alzare il livello. Domanda. Partendo dalla stagione che si è appena conclusa, può darci una sua impressione sui risultati raggiunti e su cosa dobbiamo attenderci per il 2026/27 della Qatar Stars League? Risposta. Per il nostro campionato, la scorsa stagione si è conclusa nel modo più bello per gli amanti del calcio perché, fino all’ultimo minuto, non sapevamo chi sarebbe diventato campione, chi sarebbe retrocesso, chi avrebbe giocato per il quinto, quarto o sesto posto, chi sarebbe andato in Champions League e chi in Champions League Two. Quindi è stato piuttosto emozionante. Tuttavia, per noi non è stata una sorpresa, perché nel 2021 abbiamo avviato una strategia per costruire un campionato di calcio di alta qualità, competitivo e sostenibile, sia dentro sia fuori dal campo. Quando parliamo di competitività, per noi era molto importante raggiungere un livello in cui qualsiasi squadra possa battere le rivali. Questa è la bellezza della sorpresa: ogni formazione ha le potenzialità per arrivare prima. D. Può farci qualche esempio?R. L’Al Shamal ha fatto un lavoro straordinario, restando secondo fino all’ultimo minuto con la possibilità di vincere il campionato, una cosa storica. E questo è stato, fin dall’inizio, un effetto su cui abbiamo lavorato e su cui stiamo lavorando anche per il futuro. Questo per quanto riguarda la scorsa stagione. Anche le competizioni internazionali a cui hanno partecipato i nostri club e le nostre nazionali sono state positive. Nella AFC Champions League abbiamo visto buone prestazioni: l’Al Sadd che ha battuto l’Al Hilal (allenata dall’ex tecnico dell’Inter Simone Inzaghi, ndr), l’Al Duhail che ha perso contro l’Al Ahli, poi campione, solamente al 117° minuto. In Champions League Two, la nostra Al Ahli è arrivata fino alle semifinali contro Cristiano Ronaldo. E l’Al Rayyan ha vinto la GCC Champions League (la Coppa dei Campioni del Golfo, ndr). E, naturalmente, la cosa più bella di tutte è stata la storica qualificazione della nostra nazionale alla Coppa del Mondo. Con il duro lavoro e avendo fiducia in un processo di crescita sostenibile, crediamo che, passo dopo passo, il campionato diventerà sempre migliore, sempre più competitivo, e produrrà sempre più talenti. Questo è qualcosa che rende unico il nostro campionato: essere un hub di talenti. D. Sul lungo periodo state dunque cercando di posizionarvi come campionato sostenibile e improntato sull’equilibrio competitivo. Come intendete far crescere il torneo, sia dal punto di vista economico sia da quello sportivo? Quali sviluppi metterete in campo per raggiungere i risultati desiderati? R. Sì. Il pilastro principale della nostra strategia di sviluppo è la sostenibilità. Significa che, in campo, dobbiamo assicurarci di avere i giocatori e gli allenatori più competitivi per costruire il nostro campionato nel miglior modo possibile, bilanciando talento ed esperienza. Fuori dal campo, siamo un campionato finanziariamente sostenibile, con un sistema di controllo solido che evita qualsiasi tipo di debito per i club, perché non si può ingaggiare alcun giocatore o allenatore senza avere il budget per farlo. Oltre a questo, ci assicuriamo che tutti i giocatori e gli allenatori che firmano per il nostro campionato, stranieri e locali, lo facciano soltanto entro il loro valore di mercato. Questo è un fattore importante nel nostro campionato per evitare che ci sia inflazione sul mercato. D. Quindi, niente spese eccessive?R. Niente spese eccessive. Soprattutto perché vogliamo assicurarci che i giocatori e gli allenatori che arrivano nel nostro campionato non vengano per i soldi, ma per il progetto. Vengono in Qatar per far parte dello sviluppo di questo campionato e la parte economica è solo un dettaglio.Assicurarsi che siano questi i giocatori e gli allenatori che arrivano in Qatar è per noi una garanzia del fatto che abbiamo competitività in campo, che questo porti avanti il nostro calcio e, allo stesso tempo garantisca che tutti i nostri club siano finanziariamente sostenibili. D. È un approccio molto differente dal piano impostato dall’Arabia Saudita, per esempio, dove si è scelto di investire molto su stipendi e cartellini dei calciatori. Perché pensa che possiate essere competitivi da questo punto di vista, essendo sostenibili e allo stesso tempo convincendo i giocatori a giocare per i club del campionato? R. Prima di tutto, ogni campionato ha il proprio approccio e il proprio obiettivo. Nella regione, soprattutto con i nostri fratelli dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, ci eleviamo a vicenda. Siamo molto orgogliosi di quello che stanno facendo, loro sono molto orgogliosi di quello che stiamo facendo noi, e ci aiutiamo a vicenda a migliorare nei nostri rispettivi approcci.Accettiamo che ognuno abbia un approccio diverso. Siamo concorrenti di noi stessi, non competiamo con nessun altro. Siamo molto orgogliosi del fatto che il nostro campionato abbia cambiato immagine negli ultimi due anni, passando dall’essere un campionato conosciuto per le stelle più anziane a un torneo che ha molti giocatori sconosciuti tra i 18 e i 22 o 23 anni che stanno rendendo. Quindi ora siamo in una posizione in cui non abbiamo bisogno di convincere giocatori e allenatori a venire, questo per via dello stile di vita, delle condizioni che offriamo e del campionato competitivo che abbiamo. In futuro, i migliori giocatori potranno avere l’opportunità di giocare: quelli che hanno più talento, la mentalità migliore e la migliore capacità e qualità per rendere e fare la differenza. D. Pensa che questa sia anche la condizione migliore per aiutare la nazionale a crescere?R. Certamente, tutti nel Paese sono allineati per sostenere la nostra nazionale nel miglior modo possibile. E questo significa avere le migliori strutture, i migliori allenatori possibili per sviluppare i nostri giocatori e i migliori giocatori stranieri che possano ispirare, sostenere e aiutare i giocatori della nostra nazionale: essere esempi per loro, sfidarli e competere con loro. Allenarsi con Marco Verratti e Joselu e poi giocare contro Pablo Sarabia e Yacine Brahimi, può creare l’opportunità di crescere al livello più alto per i giocatori della nostra nazionale. Quindi, tutte queste condizioni insieme creano un ecosistema unico per la crescita dei giocatori. Crediamo che nei prossimi anni vedremo sempre più calciatori della nostra nazionale giocare in Europa. D. Prima ha menzionato Marco Verratti e, naturalmente, tra i protagonisti della scorsa stagione c’è stato anche Roberto Mancini sulla panchina dell’Al Sadd. Mancini è il candidato principale per la panchina dell’Italia: pensa che sia la persona giusta per riportare la nazionale ai vertici dopo i fallimenti degli ultimi anni? R. Prima di tutto, è molto triste vedere la situazione della nazionale italiana. Per il mondo del calcio, manca qualcosa alla Coppa del Mondo quando l’Italia non gioca. Ed è davvero un peccato. Non credo che il problema sia il commissario tecnico della nazionale. Credo che Gattuso abbia fatto tutto quello che poteva e che il problema sia molto più profondo del solo allenatore. Un piccolo esempio: noi stiamo iniziando questa stagione ad avere alcune squadre B nella seconda divisione, per far giocare i nostri talenti in un contesto comunque competitivo. Gli esempi che abbiamo preso sono stati Spagna e Portogallo, per esempio. E abbiamo guardato anche ai posti in cui non esiste questo sistema, e probabilmente questo è uno dei problemi principali. Perché la nazionale non ha il livello che dovrebbe avere? Perché in Italia non c’è un sistema di squadre B che funzioni ancora come si deve. Quindi questo mi riporta al primo punto: non sono affatto sicuro che il problema sia l’allenatore. E sono sicuro che Gattuso sia un allenatore fantastico, così come lo è Mancini. Ci sono molti ottimi allenatori italiani. Sono un grande fan di De Zerbi, naturalmente. E del mio buon amico Francesco Farioli, che ha lavorato con noi all’Aspire Academy e con le nazionali a Lisbona. È un essere umano straordinario e un allenatore straordinario. Credo che sia uno dei migliori allenatori emergenti al mondo. Quindi non sono preoccupato del fatto che l’Italia possa avere o meno l’allenatore giusto in futuro. Roberto Mancini (Foto: Robert Cianflone/Getty Images)D. Quindi cosa ha rappresentato per voi Mancini? E cosa sta portando Verratti al campionato? R. Verratti è ancora oggi uno dei migliori centrocampisti al mondo. Porta una mentalità competitiva e una qualità nel gioco semplicemente incredibili. Gioca ancora tutte le partite. In questa stagione è stato spesso infortunato, ma ogni volta che ha giocato, ha giocato come se stesse giocando la finale di Champions League. E questo è esemplare. Quindi questo tipo di stelle è sempre il benvenuto nel nostro campionato. Mancini è un allenatore esperto che ha fatto un lavoro straordinario in questa stagione con l’Al Sadd. Ha vinto il campionato e ha fatto un bel percorso in Champions League con l’Al Sadd. Abbiamo diversi altri buoni esempi di allenatori nel nostro campionato che hanno il profilo giusto per sviluppare i nostri giocatori e portare qualcosa che aggiunga valore a loro e alla crescita dei giocatori. E Mancini è stato uno di loro.D. Abbiamo visto purtroppo che anche il Qatar è rimasto coinvolto nel conflitto tra USA e Iran. In che modo questa guerra ha avuto impatto sul campionato? Come siete riusciti ad andare avanti? R. Naturalmente, per tutti noi, il conflitto, soprattutto i primi giorni del conflitto, è stato molto difficile. Ma i momenti di crisi sono anche momenti in cui si creano legami speciali. Siamo molto orgogliosi e fortunati ad avere un governo e un sistema di difesa che ci hanno davvero protetti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ogni giorno durante il conflitto. Questo ci ha dato le condizioni giuste per continuare ad allenarci. Ci siamo fermati a malapena. Ci siamo fermati per un paio di giorni e abbiamo rinviato il campionato di circa una settimana o dieci giorni. E naturalmente, per tutti i giocatori, gli allenatori e i club, e per noi come campionato, è stato difficile affrontare questa situazione senza precedenti. Ma, ancora una volta, la sicurezza dei giocatori, degli allenatori, di tutte le persone coinvolte e dei tifosi è stata la nostra massima priorità. E quando siamo riusciti a garantirla con un protocollo rigoroso, siamo potuti tornare ad allenarci e poi alle partite. Psicologicamente, naturalmente, non è stato facile, ma devo dire che questo ha creato un legame speciale con tutti i giocatori e gli allenatori, perché sono rimasti saldi al fianco del Paese durante questa crisi. E siamo molto orgogliosi di avere questa famiglia, perché, ancora una volta, queste situazioni creano un legame speciale e destinato a durare per sempre.D. Tornando al vostro campionato. C’è un’area specifica in cui si aspetta una grande crescita, guardando al futuro? Magari sul fronte dei diritti televisivi, oppure dal punto di vista commerciale? R. Sì, credo che nei prossimi anni dovremmo concentrarci maggiormente sulla trasmissione televisiva e sullo streaming fuori dal Paese, soprattutto con la qualità del campionato che abbiamo oggi. Abbiamo il campionato con la più alta intensità in Asia. È un torneo attraente e competitivo, un prodotto che può essere commercializzato fuori dal Qatar. È qualcosa su cui stiamo lavorando. E la seconda cosa è che, con i talenti che abbiamo e che stiamo sviluppando nel nostro Paese, stranieri e locali, nei prossimi anni vorremmo vedere più trasferimenti dal Qatar all’Europa. Credo che anche questo sia il prossimo passo per noi.D. In chiusura, mi piacerebbe chiederle come si inserisce in questo contesto la Qatar Stars League 2. So che per voi la seconda serie calcistica sarà molto importante, soprattutto dopo la riforma che avete introdotto in vista del 2026/27. R. Sì, molto. La Qatar Stars League è il campionato d’élite del Paese, focalizzato su tre profili di giocatori: giocatori con nomi come Verratti, ma ancora con la capacità di rendere; giocatori nel mezzo della loro carriera, come Roger Guedes e Akram Afif; e anche giovani tra i 18 e i 23 anni che hanno le migliori condizioni per crescere con allenatori e giocatori di altissima qualità con cui e contro cui giocare. Questa è la QSL. La Qatar Stars League 2 sarà un campionato che si concentrerà invece sul talento, locale e straniero. Quindi avremo i club della divisione, le seconde squadre delle società più importanti del Paese e soprattutto la Nazionale Under 23, che giocherà come squadra nella QSL 2. Tutti i giocatori stranieri avranno meno di 23 anni. C’è quindi una grande attenzione al talento, una grande attenzione agli allenatori che sviluppano il talento, e diventerà un entusiasmante hub, un “laboratorio” per i club della QSL e non solo, dove individuare tanti nuovi acquisti.