Potrebbe non essere stata un’esigenza tecnica a imporre, stando alla ricostruzione di Cristiano Cannarsa, la nascita della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri — e proprio da qui parte la domanda che la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione d’inchiesta, pone all’oggi amministratore delegato di Sogei, all’epoca dei fatti vertice di Consip, la centrale acquisti partecipata dal Ministero dell’Economia che funge da stazione appaltante per la Pubblica Amministrazione, Protezione Civile compresa. Se Consip aveva già una macchina operativa, perché esautorarla a favore di un commissario straordinario? Cannarsa non si sbilancia sul piano politico — “è chiaramente una domanda alla quale difficilmente posso rispondere io”, dice — ma è proprio nel modo in cui ricostruisce il metodo di lavoro di Consip che Buonguerrieri trova la base per insistere: a suo giudizio, l’ente “aveva tutti i requisiti per poter continuare nell’attività di acquisizione.È sul tema dei controlli che la ricostruzione di Cannarsa prende corpo, e che il sottofondo della domanda — perché il commissariamento, allora — si fa più insistente. In Consip, racconta, i controlli fiscali e contributivi sui fornitori venivano effettuati prima del pagamento dei dispositivi medici, non dopo: “Il pagamento era subordinato ai controlli”, precisa, definendoli peraltro previsti dalla normativa. È un dettaglio che Buonguerrieri rilancia subito, ricordando che con la struttura commissariale di Arcuri sarebbe invece emerso, dai lavori della Commissione, l’esatto contrario — pagamenti prima, controlli dopo — e citando il caso del consorzio Wenzhou Locai, a cui sarebbero stati versati, sempre secondo la deputata, oltre un miliardo e 251 milioni di euro prima che si scoprisse l’inidoneità del materiale fornito. “C’era anche Arcuri in quella riunione”E’ proprio in questo contrasto che si inserisce il punto più scivoloso dell’audizione, quello che Buonguerrieri solleva quasi come una crepa nella linea temporale ufficiale: alla riunione del 5 marzo 2020 a Palazzo Chigi, insieme a Consip e Protezione Civile, sarebbe stato presente anche Domenico Arcuri — nominato commissario straordinario, ricorda la deputata, solo con il decreto Cura Italia del 17 marzo, quasi due settimane più tardi. Se la struttura commissariale non esisteva ancora, perché il suo futuro vertice era già al tavolo? Cannarsa non si sottrae, ma la risposta resta sospesa: “Io so che c’era”, ammette, parlando di una presenza, nei giorni successivi, “assolutamente continua.” Sul ruolo con cui l’allora amministratore delegato di Invitalia partecipasse a quell’incontro, però, dice di non saper rispondere: “Questo non glielo so dire.”La stessa domanda di fondo torna, infine, sul terreno dei prezzi, dove la descrizione di Cannarsa offre forse l’indizio più diretto a sostegno della sua tesi. Sulle mascherine, lievitate secondo gli atti della Commissione fino al triplo o al quadruplo rispetto al mercato, Cannarsa attribuisce l’impennata a una domanda “che giornalmente aveva un andamento che cresceva esponenzialmente” a fronte di un’offerta in caduta verticale — ma racconta anche come Consip gestisse quelle oscillazioni: ad aggiudicazione avvenuta, i fornitori venivano “ordinati a prezzo crescente”, così che chi offriva il prezzo più basso ottenesse il primo accesso agli ordini. Una solerzia che, a giudicare da come la descrive lui stesso, denota una struttura forse già equipaggiata per governare gli squilibri tra domanda e offerta.The post Commissione Covid, Sogei a testimonianza: il commissariamento di Arcuri poteva essere evitato? appeared first on Radio Radio.