Lo scontro tra Donald Trump con Giorgia Meloni diventa l’occasione perfetta per Mary L. Trump per rilanciare la tesi che porta avanti da anni: suo zio, il presidente degli Stati Uniti, sarebbe un uomo segnato da un disagio mentale mai trattato. In un’intervista al Corriere della Sera firmata da Alice Scaglioni, la psicologa clinica e nipote del tycoon, in causa con lui da circa tre anni e mezzo dopo una richiesta di danni da 100 milioni di dollari, descrive Donald Trump come «un uomo profondamente insicuro», forse «la persona più debole» che abbia mai incontrato. Giudizi ampiamente anticipati in una recente conversazione con Simona Siri per La Stampa: «Donald è sempre stato inadatto a ricoprire qualsiasi posizione di potere perché soffre di disturbi psichiatrici gravi e non diagnosticati», aveva detto allora, aggiungendo che «oggi è anche peggiorato, perché quando una patologia non viene curata, succede questo: peggiora».La versione di Mary Trump sull’attacco a MeloniPer la nipote psicologa, gli affondi del presidente contro la premier italiana nascondono due elementi: una certa misoginia verso le donne forti e la rabbia di chi si sente isolato sulla scena internazionale. «Donald è un misogino. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti», sintetizza al Corriere. Il quadro, racconta, è quello di un leader che al G7 si è ritrovato spiazzato dopo la guerra in Iran, considerata da Mary «un totale disastro», e che ha visto Meloni allontanarsi proprio in quel frangente, in quanto «buona partner della NATO», contraria al conflitto e indisponibile a fornire assistenza a Washington. Da qui, sostiene la psicologa, la reazione tipica dello zio: «Ha fatto quello che ha sempre fatto: ha proiettato», colpendo l’alleata con accuse che a suo dire non rispecchiano la realtà delle loro interazioni.Perché assecondarlo è un erroreLa ricetta che Mary Trump suggerisce ai leader europei è netta e contraria alla diplomazia del compromesso scelta, ad esempio, da Mark Rutte, che giudica «particolarmente orribile in questo frangente». «È una persona debole, se capitoli di fronte a lui, lui trae forza da questo», spiega al Corriere. La logica del cedere per «proteggere la NATO o l’Italia», ragiona, non porta da nessuna parte, mentre «un’opposizione unita è sempre la strada migliore da seguire», perché lo zio «non riesce a gestirla», nemmeno quando un cronista lo incalza con una domanda basata sui fatti. Se ogni capo dell’Alleanza Atlantica si rifiutasse di piegarsi, sostiene, non si starebbe assistendo al ritiro delle truppe americane dai Paesi NATO. Insomma con un bullo come Donald Trump, l’unico modo di reagire è «tirargli un pugno in faccia».I segnali del declino cognitivo e l’infanzia che spiegano tuttoSul piano clinico, Mary insiste su un quadro di peggioramento progressivo. Al Corriere parla di un parente che ha «da decenni ormai disturbi psichiatrici non diagnosticati e non curati», di un «grave declino cognitivo» e ricorda che il nonno paterno era affetto da Alzheimer. A La Stampa, aveva già elencato i sintomi che dice di osservare: vuoti di memoria, discorsi che escono dai binari della logica, impulsi fuori controllo e una megalomania «ancora più pronunciata» di prima, alimentata da uscite come «Ne so più io dei generali. So più io sulle armi nucleari degli esperti». Il tassello biografico, per la psicologa, sta in una vita protetta prima dal nonno, poi dai media newyorkesi, dalle banche degli anni Novanta e infine dal produttore Mark Burnett, l’uomo dietro The Apprentice. Una rete che, sostiene, gli avrebbe impedito di sviluppare un rapporto adulto con la realtà, lasciandolo scoperto nei momenti di crisi, dal Covid alla guerra con l’Iran: «Donald è, in sostanza, un bambino terrorizzato che non è mai stato amato».L'articolo «Perché mio zio Donald Trump ha reagito così con Giorgia Meloni», parla la nipote psicologa: qual è l’errore da non fare mai con lui proviene da Open.