A proposito del centro. Caccia a una nuova dimensione euromediterranea

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Il punto di partenza è indubbiamente condivisibile, rispetto all’incontro dei così detti europeisti avvenuto il 15 giugno a Milano, ossia la presa d’atto, pur tardiva, del fallimento del secondo elemento caratterizzante la sedicente seconda repubblica, la polarizzazione destra/sinistra con la finzione di una artefatta cultura delle coalizioni fondata sulla domanda tipica che esula dalle idee  e dall’ispirazione, “con chi stai?”: naturalmente il primo elemento è rappresentato dalla cancellazione della presenza organizzata dei cattolici che, comunque, va ammesso anche a causa di una classe dirigente che alla mala parata, inidonea alla resistenza ideale, si consegnò proprio all’utilità marginale del sistema bipolare cosa che ha ridotto un mondo ad una sorta di parco buoi da tenere diviso, infiltrare e recuperare a pezzi impedendone il confronto e la sintesi politica interna (cosa che potrebbe tornare a preoccupare essendo i cattolici insieme, tra frequentanti e meno frequentanti ciò che rimane di più grande in questo paese valendo più di 12 milioni di italiani senza considerare uno sguardo europeo rispetto a cui Papa Francesco aveva richiamato all’unità intorno alla dottrina sociale della Chiesa rivolgendosi ai popolari europei).Approfondendo la declinazione di questo centrismo, che ha come riferimento all’europarlamento il gruppo di Renew Europe, si nota però che esso è o vuole essere, la messa in opera di una forma generica e plurale che ne conserva allora solo una memoria come posizione in mezzo a destra e sinistra con leggera tendenza verso quest’ultima (quasi a pareggiare quella verso destra del nuovo partito dell’on. Vannacci) visto tre aspetti, alla luce dei rilanci giornalistici dei vari interventi milanesi, la mancanza di citazioni dei padri fondatori democratici cristiani dell’Europa, rifacendosi essenzialmente a Spinelli, Rossi e Colorni e dunque al Manifesto di Ventotene con tutta la problematica ideologica di questo, le posizioni liberiste in economia che però danno l’impressione, a caldo, di tendere ad una declinazione tecnocratica e i richiami radicali a Pannella e alla battaglia a favore dell’eutanasia.Sarebbero aspetti da approfondire lungamente ad esempio, andando a riprendere, come cattolici, il contributo sulla difesa del capitalismo democratico del prof. Flavio Felice in “Libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA” a cura di Massimo De Angelis, ed. Rubettino o “La civiltà della cicogna. Un’indagine storico-teologica alle radici della meritocrazia” di Luigino Bruni, ed. Sanpino o, naturalmentee , forse in maniera privilegiata, la stessa prima enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV. Tali indicazioni di testi vogliono indicare un fatto: non può esserci collocazione politica senza pensiero da cui derivare programmi capaci di confrontarsi, essi sì, con tutti quelli in campo in un sistema che sappia liberarsi dalla camicia di forza delle coalizioni preconfezionate e del bipolarismo sempre più estremo, ideologico per ritrovare quel dinamismo della democrazia sempre richiamato da Aldo Moro.Dunque manca la premessa che obiettivamente rende il centrismo generico e plurale ancora una sorta di prodotto della seconda repubblica estranea alle culture, ai pensieri politici, pur non voluto perché indizio d’inizio, forse, del travaglio verso un nuovo sistema più democratico, più in linea con la Costituzione, più affine con quello europeo, insomma proporzionale nel principio e nel metodo che attende di essere tradotto in norma per iniziare a ritrovare una riconnessione col popolo: siamo cioè lontani dal popolarismo e dalla sua rappresentanza, ma in un passaggio che deve interrogare i popolari che coerentemente hanno salvato il più originale pensiero politico di cattolici negli ultimi due decenni, come Alberto Monticone e Gerardo Bianco per citarne due, mentre tutto si muoveva per accasarsi o di qua o di là e il Ppe andando ad un richiamo esplicito al fondatore, Luigi Sturzo.“Il nostro centrismo non è una linea mediana fra i destri e i sinistri, come a dire un colpo alla botte ed uno al cerchio, ovvero una specie di giudizio di Salomone, un’altalena di teoria e di pratica politica, atta a scontentare tutti o a contentare un po’ per uno … destra e sinistra nell’interno di un partito, di qualsiasi partito, che abbia un’omogeneità sia pure elementare, cioè quella schematica del programma, dello statuto e delle finalità, non possono significare due correnti irriducibili avverse, che ciascuna pretende avere ragione e sopraffare l’altra … il centrismo dei popolari non è una pura posizione parlamentare, come elemento di equilibrio fra una destra reazionaria e una sinistra socialista, o come semplice integrazione di governi liberal-democratici …Per noi il centrismo è lo stesso che popolarismo, in quanto il nostro programma è un programma temperato e non estremo: siamo democratici ma escludiamo le esagerazioni dei demagoghi – vogliamo la libertà, ma non cediamo alla tentazione di volere la licenza – ammettiamo l’autorità statale, ma neghiamo la dittatura anche in nome della nazione – rispettiamo la proprietà privata ma ne proclamiamo la funzione sociale – vogliamo rispettati e sviluppati i fattori di vita nazionale, ma neghiamo l’imperialismo nazionalista – e così via dal primo all’ultimo  punti del nostro programma ogni affermazione non è mai assoluta ma relativa, non è per sé stante ma condizionata, non arriva agli estremi ma tiene la via del centro. Questa posizione non è tattiva. È programmatica, cioè non deriva da una posizione prativa di adattamento o di opportunità: ma da una posizione teorica di progamma e idealità. E la ragione di questa posizione teorica ha la sia origine in un presupposto che caratterizza la ragione etica della vita quale la vediamo noi al lume del cristianesimo: noi neghiamo che nella vita presente si possa arrivare ad uno stato perfetto, ad una conquista definitiva ad un assoluto di bene … Destra o sinistra? Ma che c’importa della topografia! Chiamatela come vi pare per noi è battaglia oggettiva, concreta, logica, che risponde ai nostri principi, ai nostri postulati, alle esigenze politiche del nostro partito” (articolo pubblicato su Il Popolo Nuovo, Roma, 26 agosto 1923).Chiarita la premessa allora diventa chiaro che il centro di ispirazione cristiana non è un centro generico che andrebbe semplicemente nel solco della coazione a ripetere degli schemi della seconda repubblica, pure affetti da liderismo che non coincide con capacità di leadership. Come elementi conclusivi due notazioni: primo fondamentale sarebbe chiarire la posizione geopolitica che per i popolari non può che riequilibrare l’Europa verso la dimensione euromediterranea dopo troppi anni di sbilanciamento verso nord ed in ciò serve guardare alla resilienza dei principi dell’internazionalismo democratico cristiano e della solidarietà cristiana dei cristiani libanesi seguendo la direttrice storica tracciata da Fanfani, Mattei, Moro, Andreotti, De Mita, in aderenza alla geopolitica vaticana; secondo, la fallace cultura delle coalizioni diventa, dentro un ritorno al sistema parlamentarista della Costituzione, capacità di alleanze programmatiche dopo il pronunciamento degli elettori tra organizzazioni politiche che siano coerenti con le famiglie politiche europee al netto di transitorie tattiche elettorali.