Anche tu sei "vittima" del procrasticleaning?

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Hai una relazione di lavoro da consegnare entro sera, la dichiarazione dei redditi da compilare o un esame universitario alle porte. Ti siedi alla scrivania con le migliori intenzioni ma, un secondo prima di iniziare, posi lo sguardo sulla libreria. Improvvisamente ritieni di vitale importanza spolverare i libri e riporli in perfetto ordine oppure pulire le fughe delle piastrelle del bagno con lo spazzolino o sistemare quel cassetto che non si chiude.Se ti sei mai ritrovato a svolgere uno compito tutt'altro che improcrastinabile, pur di rimandarne un altro (al contrario) urgente e importante, sappi che non sei solo. E no, non sei diventato improvvisamente un maniaco della casa. Sei probabilmente finito nel cosiddetto... procrasticleaning: un'etichetta informale, nata dall'unione tra procrastination e cleaning, che descrive una forma molto riconoscibile di procrastinazione produttiva. In pratica: non fai ciò che dovresti fare, ma ti dedichi a qualcosa di utile, concreto e socialmente accettabile, come pulire o riordinare.. L'ansia da compito e il bisogno di sollievo immediatoPer anni abbiamo pensato che rimandare gli impegni fosse soprattutto un problema di gestione del tempo o, peggio, un sinonimo di pigrizia. Molta ricerca contemporanea ha reso questa visione più sfumata. Come spiegato in una revisione pubblicata sull'International Journal of Environmental Research and Public Health, la procrastinazione può essere interpretata anche come un fallimento della regolazione emotiva, non solo dell'organizzazione dell'agenda.Quando ci troviamo davanti a un compito che ci provoca ansia, noia, insicurezza o paura di fallire, tendiamo a percepirlo come qualcosa da evitare. Per "riparare" l'umore nel breve termine, l'istinto ci spinge lontano da quella sensazione spiacevole. È qui che entra in gioco il cortocircuito delle pulizie.Pulire, riordinare, sistemare cassetti o svuotare la lavastoviglie possono diventare vie di fuga perfette: ci permettono di allontanarci dal compito che ci mette a disagio, ma senza la sensazione di star perdendo completamente tempo.. Il trucco della procrastinazione produttivaA differenza del procrastinare passivo, come perdere due ore a scorrere video sui social, il procrasticleaning somiglia a una forma di procrastinazione produttiva. Stiamo evitando il compito principale, certo, ma nel frattempo facciamo qualcosa di visibile, faticoso e apparentemente responsabile.Un compito astratto o a lungo termine (come scrivere una tesi, preparare una presentazione, finire un bilancio) non offre sempre gratificazioni immediate e richiede uno sforzo cognitivo elevato. Pulire la cucina o riordinare la scrivania, al contrario, produce un risultato concreto in pochi minuti: una superficie libera, un pavimento pulito, una stanza più ordinata.. Cosa c'entra davvero la dopaminaQuesto feedback immediato può dare una sensazione temporanea di controllo e ricompensa. La dopamina, spesso chiamata in causa quando si parla di motivazione e gratificazione, è coinvolta nei circuiti cerebrali della ricompensa, dell'apprendimento e della motivazione. Tuttavia sarebbe riduttivo dire che il procrasticleaning dipende semplicemente da una "scarica di dopamina". Il punto è più ampio: le attività brevi, concrete e con un risultato visibile possono risultare molto più attraenti di un compito importante ma incerto, faticoso o emotivamente scomodo.In più, pulire inganna parzialmente il nostro senso morale. Poiché stiamo facendo qualcosa di utile, il senso di colpa per aver rimandato il vero lavoro si attenua. Non stiamo "sprecando tempo": stiamo sistemando casa. Il problema è che la scadenza, nel frattempo, resta lì.Perché domani sembra sempre più facileUn'altra spiegazione arriva dalle neuroscienze cognitive. Uno studio neuro-computazionale del 2022 pubblicato su Nature Communications ha indagato il modo in cui il cervello valuta lo sforzo presente e futuro.Attraverso risonanze magnetiche e modelli computazionali, i ricercatori hanno osservato che le persone tendono a "scontare" il costo dello sforzo quando questo viene proiettato nel futuro. In altre parole, un compito che oggi ci sembra faticoso può apparirci meno pesante se immaginiamo di farlo domani..Lo studio ha anche coinvolto la corteccia prefrontale dorsomediale, una regione associata alla valutazione dello sforzo atteso nel compito sperimentale. Tradotto nella vita quotidiana: il cervello può convincersi che fare quella videochiamata difficile, iniziare quel progetto o mettersi finalmente sui libri sarà più semplice domani rispetto a oggi. Nel frattempo, passare l'aspirapolvere sembra un'ottima idea.La regola dei cinque minutiIl procrasticleaning può funzionare come strategia temporanea contro stress, ansia o senso di sopraffazione. Nel breve periodo ci fa sentire più in controllo; nel lungo periodo, però, rischia di spostare il problema senza risolverlo. Le pulizie finiscono, ma le scadenze restano.Un modo semplice per disinnescare il meccanismo è abbassare drasticamente la soglia d'ingresso del compito che stiamo evitando. Invece di promettere a noi stessi di "finire tutto", possiamo partire da cinque minuti: aprire il documento, scrivere tre righe, leggere la prima pagina, compilare un solo campo, impostare l'indice.Spesso il passaggio più difficile è l'inizio. Una volta avviata l'azione, il compito smette di apparire come un blocco indistinto e minaccioso. Diventa qualcosa di più piccolo, più concreto, più gestibile. A quel punto la smania improvvisa di lavare i vetri potrebbe anche svanire.E se proprio non svanisce, meglio fare un patto con sé stessi: prima cinque minuti sul compito importante, poi se serve, ma solo se è urgente davvero!, puliamo le fughe o sbriniamo il freezer..