lran batte Usa-Israele: la marina più potente umiliata da chi non ha una marina | con Alberto Negri

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Alberto Negri era lì. All’hotel Palestine, il 9 aprile 2003, quando il mondo guardava cadere la statua di Saddam Hussein e si raccontava la storia di un popolo finalmente libero. Ma quella storia era falsa già allora. Negri, giornalista e inviato di guerra, ce lo ha raccontato in diretta: in Piazza Firdous c’erano 200, forse 250 persone. La metà erano giornalisti occidentali. Il resto della città era deserto. Gli iracheni non osavano uscire di casa – e avevano ragione: stava per cominciare un periodo di sangue e anarchia che dura ancora oggi.Vent’anni dopo, niente è cambiato nel modo in cui l’Occidente guarda al Medio Oriente. Si ripete lo stesso schema: si abbatte un regime, si immagina un popolo pronto ad abbracciare i nostri valori, e poi ci si stupisce del caos che segue.L’Iraq non è ancora liberoPochi lo sanno, ma l’Iraq oggi non è padrone delle proprie risorse. Il petrolio lo vende, sì – ma i proventi non entrano direttamente nelle casse del governo di Baghdad. Vengono depositati in una banca con sede a New York, come se le sanzioni non fossero mai finite, e solo successivamente girati al governo iracheno. Gli americani, in sostanza, fanno ancora quello che vogliono dell’economia e della vita degli iracheni. A vent’anni dall’invasione.Questo era il modello. Questo è ciò che Trump e Netanyahu volevano replicare con l’Iran.L’obiettivo non era il cambio di regimeSi è parlato molto di ‘cambio di regime’ a Teheran. Ma secondo Negri l’obiettivo era più radicale: disintegrare non solo le strutture militari iraniane, ma anche quelle industriali. Ridurre l’Iran a quello che è diventato l’Iraq – un paese formalmente sovrano, ma svuotato di potere reale. Non ci sono riusciti.Il 28 febbraio sono partiti pensando di fare un boccone dell’Iran. L’Iran si è rivelato un boccone troppo grosso. La marina militare più potente del mondo non è riuscita a sconfiggere un paese che una marina militare non ce l’ha nemmeno. Quella dello stretto di Ormuz rischia di essere la più grande sconfitta militare degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale – non un ripiegamento progressivo come in Vietnam, ma una sconfitta diretta, rapida, clamorosa.Chi sta studiando questa sconfittaNei centri strategici di tutto il mondo – Pechino, Mosca, ma anche nelle capitali delle medie potenze – si sta analizzando con attenzione quello che è successo nello stretto di Ormuz. Come ha fatto un paese come l’Iran a reggere l’urto di due potenze militari e tecnologiche come Stati Uniti e Israele?La risposta a questa domanda cambierà gli equilibri globali per i prossimi decenni. Le lezioni che ne trarranno Cina, Russia e altri attori regionali sono già in corso di elaborazione. L’Italia, nel frattempo, ha mandato la presidente del Consiglio a incontrare Trump ad Evian. Ha detto che hanno “riso e scherzato come se nulla fosse”.Il Mediterraneo che stiamo perdendoC’è un’ultima cosa che vale la pena capire. Se si guarda il Mediterraneo da est invece che da ovest — come raramente facciamo — si vede una mappa che cambia rapidamente.Israele ha stretto accordi militari con Grecia e Cipro. La Turchia ha già consolidato la sua presenza in Libia. Turchia e Israele si contendono il Mediterraneo orientale, e l’influenza di Italia, Francia e Stati Uniti in quest’area è ormai quasi nulla.Questa guerra, qualunque sia il suo esito formale, ha accelerato un processo già in corso: la perdita del Mediterraneo da parte dell’Europa, e dell’Italia in particolare. Nel 2003 guardavamo una statua cadere in una piazza quasi vuota e ci raccontavamo la storia della libertà. Oggi guardiamo lo stretto di Ormuz e ci raccontiamo che è andata bene. Forse è ora di smettere di raccontarci storie.The post lran batte Usa-Israele: la marina più potente umiliata da chi non ha una marina | con Alberto Negri appeared first on Radio Radio.