Giovanni Paolo II, quando la Chiesa contava davvero

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Deve stupire che la Diocesi di Milano conceda in parrocchia a Baggio gli spazi per pregare ai musulmani? Ma no, la resa passa per la cessione dei luoghi sacri ed è la dimostrazione nemmeno allegorica ma fisica, spaziale, della conquista irreversibile. Già alla parrocchia san Giovanni Bosco hanno un parroco, il don Salatino, che è fin troppo facile ribattezzare Saladino.E don Saladino flauta: “Siamo tutti figli dello stesso Dio”, che sono quelle formule un po’ vere e molto ipocrite perché dipende da cosa si intende: lo stesso Dio per chi mozza le teste e per chi se le fa mozzare? Non la pensava così san Francesco e non la pensavano così Wojtyla e Ratzinger che sono gli ultimi due papi che abbiamo avuto, Benedetto XVI fatto fuori proprio dopo Ratisbona, per aver messo in chiaro che il cristianesimo era incompatibile con l’Islam predatorio.Adesso Papa Leone, continuatore, tra qualche finta, qualche cortina fumogena, del Bergoglio che difendeva gli stragisti di Charlie Hebdo, predica che Islam di conquista e cristiani sottomessi possono, debbono andare d’accordo. Se la mette così non c’è dubbio, ma neppure lui arriva a porsi il problema delle conseguenze, dei prezzi e il prezzo è la definitiva abiura del cattolicesimo che può passare per un oratorio dell’hinterland ambrosiano ceduto ai maomettani.Diciamo la verità, la Chiesa si comporta come chi ha capito che la battaglia è persa e fa di tutto per cedere con morbidezza, se potete non annientateci e lasciateci ancora gestire il giro affaristico dei vostri che ci impegniamo a imbarcare e a mantenere. Una istituzione che si percepisce all’epilogo e tenta di amministrare il possibile, ma quanto a magistero, inteso come autorevolezza, come capacità di rappresentare l’occidente “delle cattedrali”, non è rimasto altro che un colossale rinnegamento.Il papa è figura pop, va per gite, per viaggi, balla, canta coi fedeli che lo guardano come a un concerto dei Madonna o Taylor Swift, predica le cose che fa piacere sentire, quelle frasi da concorso di bellezza, “tacciano le armi”, “la pace nel mondo”, e l’obiezione facile, scontata è sempre la stessa, “ma che cosa potrebbe dire un papa?”.Potrebbe tacere o almeno aggiungere qualcosa. Per esempio, e fortuna che Leone, timidamente, da Tenerife sembra capirlo, anche se in ritardo e con troppi cedimenti: sì, pratichiamo pure la fratellanza, fingiamo di crederci, ma che non sia esclusivamente musulmana, sforziamoci di andare d’accordo ma anche gli accolti, i beneficiati facciano la parte loro ossia si sforzino di integrarsi, di armonizzarsi seriamente; non possono arrivare in fuga dalle persecuzioni e subito pretendere le stesse persecuzioni dove arrivano, imponendole a chi li accoglie.Andrà ripetuto le mille e mille volte, questi son dei sordi peggiori, quelli che non ci sentono perché non vogliono. Il cristianesimo, religione gentile, accogliente, non è mai stato per ragazzine: adesso è un credo svirilizzato e i suoi ministri non ne hanno abbastanza di effemminarlo. Un papa potrebbe e dovrebbe anche aggiungere che la convivenza può essere possibile ma rispettando ciascuno le prerogative dell’altro: non arrogandosi immediatamente ogni diritto confessionale, i costumi, i tribunali, i veti, le insofferenze, le punizioni. Se no è solo sottomissione e difatti quella che viviamo è sottomissione.Un pontefice non può non vedere tutto questo e non può predicare, tra una insalata di patate dolci e una paella, che è l’occidente l’unico responsabile delle nefandezze dell’umanità, solo perché ha deciso di avere un fatto personale con Trump. Poi le encicliche si possono sfruculiare, ci si può trovare dentro di tutto, anche una timida, equivoca difesa del cristianesimo superstite, ma quello che resta, che conta, in una dimensione mediatica sono i gesti, gli slogan, sono le cose facili e tra queste banalizzazioni passa l’idea del continuo autodafé occidentale alimentato dalla Chiesa che dovrebbe sostenere l’occidente sotto attacco.Si legga l’ultimo libro di Rampini, “Pane e cannoni”, sulle complessità in perenne mutazione degli scenari strategici, bellici, che non si possono liquidare con due frasi da miss Italia né con le superficialità da ginnasiali a proposito dell’intelligenza artificiale, meno che meno assecondando il rincoglionimento dell’Europa libera, democratica, resa politicamente analfabeta, così si spiega Rampini, da 80 anni di pax americana di cui ha beneficiato senza pensieri, disponendosi ad accogliere tutte le nefandezze della sottoideologia woke che la invade come una metastasi.Un papa può dire tacciano i cannoni, ma Giovanni Paolo II convocava Gianni Agnelli, che negli anni ‘80 aveva potenziato la Fiat in Polonia a scapito dell’Italia, per riceverne informazioni e indicazioni: e durante quei colloqui, fu proprio l’Avvocato a raccontarlo, a domanda su come considerasse Walesa, Wojtyla rispondeva “Sta imparando”, col paternalismo pesante di un papa connazionale. Imparando a far cosa? A fare da argine contro il comunismo che crollava ma ancora rabbioso e tutti dovevano sapere che mentre il capo dei cattolici tuonava “tacciano i cannoni”, si adoperava direttamente perché più cannoni, per dire più sostegno a tutti i livelli, arrivassero in Polonia.Fu sempre Agnelli a confermare: “Il crollo del comunismo ce lo aspettavamo, era nell’ordine delle cose, ma ci prese di sprovvista per la sua velocità; non c’è dubbio che risultò accelerato per l’azione di un papa polacco”. Dove sta il tradimento dei chierici, quelli con la tonaca bianca o nera anche se ormai non usa più? Sta precisamente nell’avere rinunciato, e deliberatamente rinunciato, al ruolo di rappresentanza, di difesa della civiltà occidentale: anche la cessione di un oratorio trasformato in moschea si risolve in una dimostrazione sconcertante di viltà, di cedimento. Don Salatino o Saladino sa perfettamente che entrati in oratorio gli “educatori” islamici, ma educatori a cosa?, lo controllano, ne fanno una terra conquistata.L’idea di cedere un oratorio agli islam è demenziale per il solo, intuibile motivo che, procedendo col programma, verranno inevitabilmente impedite tutte le attività oratoriali dagli sport alle preghiere alla convivenza tra maschi e femmine; ma questo lo sa bene il don Salatino e lo sa il vescovo Delpini che è del giro Parolin, Zuppi, i prelati bergogliani di sant’Egidio che restano i veri padroni di questa chiesa, di questo clero cattoislamocomunista e quando scriviamo così non creiamo un neologismo a effetto, sappiamo, ricordiamo che Delpini è stato il primo ad aprire ufficialmente al Ramadan nella scuola elementare di Pioltello, a guida PD, con l’avallo espresso, calato dall’alto del Colle. A chi scrive resta l’amaro di un ricordo recente, già rivelatore.Leggi anche: Papa Leone avvisa i migranti;Rispettate le leggi del Paese che vi accogliePapa Leone fa repulisti in VaticanoQuattro anni fa torno su a Milano, nel quartiere di Lambrate dove sono cresciuto e quel complesso di tre palazzine era stato corredato, pensate, di una cappellina per dar modo agli inquilini di scendere a pregare, a predere la Messa domenicale se volevano, un privilegio impensabile nell’Italia del ‘68 che si avviava ad escandescenze guerrillere, anticristiane. Qui mi sono raccolto crescendo, qui una volta, nell’estasi infantile del Padre Nostro, non mi ero accorto che davanti alle candele m’aveva preso fuoco un manica del giubbotto e per poco non faccio la fine del bonzo.Qui mi fermavo, nei miei tormenti di bambino, davanti alla Madonna col Cristo bizantino, icona fatta di infinite tesserine. Cadde in disuso la chiesina minuscola e magica, chi lo sa, forse non la frequentavano più come un tempo, forse fu la Diocesi a decidere, comunque si spense per mai più brillare. Finché un giorno che ero salito dalle Marche, un giorno d’inverno, prima di Natale, la ritrovo accesa e ci entro.Non c’era più la chiesa, l’altare coperto di drappi, pesanti tappeti a terra e loschi figuri scalzi che mi invitavano minacciosamente ad andarmene. Riuscii a spuntare l’ultima prece davanti alla Madonna col Cristo bizantino, poi mai più. Adesso è tornata morta la cappellina. Ce n’è un’altra, alla stazione di Ancona, la cappella del ferroviere, dedicata a don Bosco, costruita tutta con materiale ferroviario di scarto. Era un’oasi di silenzio e di speranza, mi ci perdevo di fianco a qualche suora in sandali, indiana o di Corinaldo. Chiusa anche quella, costava troppo lasciarla disponibile ai viaggiatori. Ma forse non volevano rischiare, anche la stazione ormai è terra islamica. Sul vetro avevano messo un foglio con una pleonastica scritta a pennarello: “Cappella. Chiuso”. “Cattolica, ha aggiunto qualcuno, con una grafia disperata.Max Del Papa, 16 giugno 2026L'articolo Giovanni Paolo II, quando la Chiesa contava davvero proviene da Nicolaporro.it.