Cassazione, chi manipola i figli per metterli contro l’ex perde l’affidamento

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Un figlio può dire di non voler vedere il padre. Ma questo non basta a convincere il giudice a lasciarlo con la madre. E inoltre: un genitore può perdere sia l’affidamento sia il collocamento del figlio se viene provato che abbia ostacolato il rapporto con l’altro genitore. Sono i principi ribaditi dalla Cassazione con l’ordinanza 20033 del 15 giugno 2026: principi importanti perché sempre più spesso la cronaca racconta di casi in cui i figli vengano usati come “arma” nelle battaglie tra ex partner. Il caso dei figli contesiLa vicenda trattata dalla Cassazione riguarda una lunga e conflittuale separazione. In primo grado, il giudice aveva disposto l’affidamento condiviso dei due figli. Successivamente, però, l’appello aveva stabilito l’affidamento esclusivo dei 2 figli (un ragazzo e una ragazza) al padre. Ma la madre ha impugnato questa decisione davanti alla Cassazione: nel ricorso la donna ha sostenuto che il figlio avesse manifestato in modo chiaro e costante la volontà di vivere con lei e e il rifiuto di incontrare il padre. Quanto conta l’opinione del minoreSecondo la Cassazione l’opinione del minore è importante, ma non può trasformarsi nell’unico elemento sul quale fondare una decisione. Nel passaggio centrale dell’ordinanza, la Suprema Corte richiama anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo («il diritto di un minore di esprimere la propria opinione non deve essere interpretato nel senso che conferisce effettivamente un diritto di veto incondizionato ai minori») e afferma che il parere del minore deve essere valutato insieme a tutti gli altri elementi del caso.Per la Cassazione, dunque, anche quando il figlio manifesta un rifiuto netto verso un genitore, il giudice deve verificare se quella posizione sia realmente espressione del suo interesse oppure il risultato di dinamiche familiari conflittuali.Le criticità contestate alla madreNel caso specifico, le consulenze tecniche e le relazioni dei servizi sociali hanno fatto emergere un rapporto problematico tra madre e figlio. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, alla donna sono state contestate «carenze nella sfera psicologico-relazionale», descritte come un «rapporto simbiotico e possessivo» con il figlio, accompagnato da fenomeni di «manipolazione e strumentalizzazione del minore». I consulenti avevano inoltre rilevato che il ragazzo sarebbe stato progressivamente coinvolto nel conflitto tra i genitori fino a essere, nelle parole riportate dalla sentenza, «trasformato in un alleato nel conflitto contro il padre», finendo per subire un pesante conflitto di lealtà. Secondo la Corte d’Appello, il minore sarebbe stato così privato «della sua condizione di bambino che necessita di protezione».I giudici hanno inoltre richiamato altre criticità attribuite alla madre: presunte carenze educative, problemi nella gestione del percorso scolastico, una scarsa attenzione ad alcune difficoltà di apprendimento e sanitarie del figlio e, soprattutto, una continua opposizione ai provvedimenti dei tribunali e ai tentativi di favorire il rapporto tra il ragazzo e il padre.Il rapporto con il padreAl contrario, la figura paterna «non ha fatto emergere condotte pregiudizievoli nei confronti del minore». Per questo la Corte d’Appello aveva concluso che la madre, pur essendo affettivamente legata al figlio, agisse «in modo disfunzionale e altamente pregiudizievole», esercitando «un controllo psicologico invalidante» e ponendosi «in aperto contrasto con il sistema legale e con il diritto del minore alla bigenitorialità».La bigenitorialità resta la regolaOltre a respingere il ricorso della madre, l’ordinanza ribadisce che l’affidamento esclusivo costituisce un’eccezione rispetto al principio generale della bigenitorialità. «Nell’interesse superiore del minore – si legge nell’ordinanza – va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità», inteso come «presenza comune dei genitori nella vita del figlio». Proprio per questo, l’affidamento a un solo genitore richiede «un rigoroso accertamento della contrarietà all’interesse del minore dell’affidamento all’altro genitore».L'articolo Cassazione, chi manipola i figli per metterli contro l’ex perde l’affidamento proviene da Open.