Vannacci, Dalla e il nodo dei diritti: quando si può usare una canzone in politica

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Negli ultimi giorni si è molto discusso dell’utilizzo del brano Futura di Lucio Dalla durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dall’europarlamentare Roberto Vannacci.La scelta non è passata inosservata. La Fondazione Lucio Dalla e i familiari del cantautore hanno espresso apertamente il proprio disappunto, sottolineando di non aver mai autorizzato l’uso del brano in quel contesto e, più in generale, di non aver mai consentito che la musica di Dalla fosse associata a iniziative politiche.Dal canto suo, Vannacci ha replicato sostenendo la piena legittimità dell’utilizzo, evidenziando che la diffusione del brano sarebbe avvenuta nel rispetto della normativa sul diritto d’autore e delle licenze Siae per eventi pubblici.Ma, al netto della polemica politica, la domanda è: dal punto di vista giuridico, siamo davvero di fronte a una violazione?Pubblica esecuzione e licenza Siae: quando l’uso è (in linea di principio) lecitoPer rispondere alla domanda occorre fare una distinzione. Nel sistema italiano, quando un’opera musicale viene diffusa in un luogo aperto al pubblico, come nel caso di un evento politico, si realizza una pubblica esecuzione. In questi casi, la legge consente l’utilizzo dei brani a condizione che venga ottenuta una licenza da parte della competente società di gestione collettiva (ad esempio, Siae) e pagato il relativo compenso. La Siae, infatti, gestisce collettivamente i diritti patrimoniali degli autori e rilascia autorizzazioni per l’uso della musica in eventi, anche politici o associativi. Futura di Lucio Dalla è, in effetti, parte del repertorio Siae.Sotto questo profilo, dunque, la posizione di Vannacci non è priva di fondamento: se la musica è stata semplicemente diffusa come sottofondo o intermezzo e sono stati pagati i diritti, l’utilizzo può essere formalmente lecito.I diritti morali dell’autoreIl punto più delicato, però, è un altro. Accanto ai diritti patrimoniali (quelli economici), la legge italiana riconosce all’autore i cosiddetti diritti morali (articolo 20 legge 633/1941), che tutelano il legame personale tra autore e opera.Si tratta di diritti:inalienabili e imprescrittibili;che sopravvivono anche dopo la morte dell’autore;esercitabili dagli eredi per tutelarne memoria e reputazione. Questo significa che, anche quando l’utilizzo economico dell’opera è legittimo, può comunque essere contestato se ritenuto lesivo dell’identità artistica o dell’immagine e reputazione dell’autore.L’associazione a un messaggio politico può violare il diritto morale?La giurisprudenza ha progressivamente ampliato la portata dei diritti morali. Non è necessario che l’opera venga materialmente modificata. Anche il contesto in cui viene utilizzata può essere rilevante, soprattutto quando crea nel pubblico l’impressione di un collegamento tra l’autore e un determinato messaggio. È proprio questo il nodo del caso Futura.Stando alle notizie diffuse circa la posizione della Fondazione Lucio Dalla, l’associazione della canzone a uno specifico progetto politico sarebbe problematica non solo per mancanza di autorizzazione, ma anche perché creerebbe un collegamento simbolico tra l’opera e un messaggio percepito come distante da quello originario dell’artista.Il tema non è nuovo: controversie analoghe si sono già verificate, in Italia e all’estero, quando artisti o eredi si sono opposti all’uso di brani in campagne politiche ritenute incompatibili con il significato dell’opera o con la visione del mondo dell’artista. Nel caso specifico, la questione è resa ancora più sensibile dal contenuto del brano. Futura nasce infatti come una riflessione sul superamento delle divisioni, ispirata al Muro di Berlino, e viene spesso letta come un messaggio di apertura, convivenza e speranza.Se questo messaggio viene percepito come incompatibile con il contesto politico in cui la canzone è utilizzata, gli eredi potrebbero sostenere una lesione del diritto morale all’integrità e all’identità dell’opera.E se la canzone diventasse un “inno” politico?Nel caso in cui la canzone diventasse un inno politico il quadro cambierebbe ulteriormente. Se una canzone viene adottata stabilmente come inno di un movimento politico, come alcune ricostruzioni mediatiche hanno ipotizzato nel caso di specie, non si è più nell’ambito della mera pubblica esecuzione. In questi casi, l’uso può assumere una funzione promozionale o identitaria, che:esce dal perimetro della licenza Siae standard;richiede specifiche autorizzazioni contrattuali;coinvolge non solo autori ed editori, ma anche i produttori fonografici.In altre parole, serve una vera e propria licenza ad hoc, non coperta automaticamente dal pagamento dei diritti per l’esecuzione in pubblico.Oltre il caso concretoIl caso Futura dimostra quanto sia sottile il confine tra uso lecito e uso contestabile delle opere musicali in politica. Da un lato, il sistema del diritto d’autore consente una certa libertà di utilizzo nelle manifestazioni pubbliche, purché vengano rispettate le regole della licenza alle collecting. Dall’altro, i diritti morali dell’autore rappresentano un limite più difficile da tracciare, perché dipendono da valutazioni qualitative: significato dell’opera, percezione del pubblico, coerenza con il messaggio originario.Ed è proprio su questo terreno – più culturale che tecnico – che si giocano oggi le controversie più accese.L'articolo Vannacci, Dalla e il nodo dei diritti: quando si può usare una canzone in politica proviene da Open.