Revisione del prontuario, il paradosso e le ricadute su cittadini e imprese

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Una questione agita il mondo del pharma: la revisione del prontuario. “Una complessa manovra di politica sanitaria che crea un forte attrito tra l’esigenza di contenimento della spesa pubblica e le potenziali ricadute economiche su cittadini e comparto industriale”. A sottolinearlo a LaSalute di LaPresse è Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano, che punta il dito su un paradosso: “L’intervento va a colpire la spesa farmaceutica convenzionata, settore in realtà in salute”.Nel ‘mirino’ c’è la corsa della spesa farmaceutica che, nell’Italia che invecchia, preoccupa da tempo ministero e Agenzia del farmaco. La mossa centrale di Aifa “consiste nel rivoluzionare il criterio con cui lo Stato decide quanto rimborsare per un farmaco a brevetto scaduto. Il prezzo di riferimento non viene più fissato confrontando medicinali con lo stesso identico principio attivo, ma raggruppando molecole diverse che hanno analoghe condizioni di uso e indicazioni terapeutiche”, sottolinea il farmacologo.Il prontuario e i nuovi raggruppamentiUna logica applicata a categorie di larghissimo consumo come gli inibitori di pompa protonica, i sartani e le statine. “In pratica, all’interno di questi ampi raggruppamenti, l’Aifa individua l’alternativa terapeutica con il costo più basso per il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e abbassa il tetto massimo di rimborsabilità a quel livello. Come si legge nel documento relativo agli inibitori di pompa protonica, l’applicazione di nuovi prezzi di riferimento comporterebbe una riduzione della spesa a carico del Ssn, pari a ben 122,34 milioni di euro annui solo per questa singola categoria. Con una ricaduta però su cittadini e imprese”, dice ancora Centemeri.Il rischio stangataIn questo modo il risparmio “rischia di ricadere direttamente sulle tasche dei cittadini”, avverte. Come mai? “Aifa garantisce la presenza di almeno una molecola totalmente gratuita all’interno del gruppo. Tuttavia se un paziente è ‘affezionato’, o stabilizzato su un principio attivo specifico che magari costa di più, e l’azienda non abbassa il prezzo, dovrà pagare di tasca propria la differenza. Oppure chiedere al medico di cambiargli la terapia”. D’altra parte le imprese si trovano di fronte alla richiesta di tagliare i prezzi dei loro farmaci, “in alcuni casi del 30-40%, per potersi allineare al nuovo prezzo di riferimento. Un’operazione complicata dalla recente esplosione dei costi per l’energia e le materie prime”, continua il farmacologo.Il paradosso del nuovo prontuarioInsomma, l’intervento va a colpire la spesa farmaceutica convenzionata (farmaci erogati in farmacia), “che in realtà è un settore finanziariamente in salute, registrando attualmente un avanzo di 498 milioni di euro. I problemi di bilancio (uno sfondamento di oltre 4 miliardi) derivano infatti dalla spesa per gli acquisti diretti ospedalieri”, scandisce Centemeri, evidenziando un’altra criticità della strategia. Per l’esperto dunque la decisione “sposta l’onere del risparmio dal sistema centrale al cittadino e all’industria”. Se l’impatto sull’appropriatezza preoccupa gli specialisti, in che modo tutto questo influenzerà produzione e offerta farmaceutica in Italia?Questo articolo Revisione del prontuario, il paradosso e le ricadute su cittadini e imprese proviene da LaPresse