Si fa presto a dire: “Fai movimento”. Per molte persone con lipedema (una patologia che causa un accumulo anomalo e simmetrico di grasso negli arti) il rapporto con l’attività fisica spesso accompagnato dalla sensazione di non riuscire a ottenere risultati visibili. “La persona si impegna, si allena, segue il percorso nutrizionale, ma il riscontro sulla bilancia può essere modesto o molto lento. Questo genera spesso sconforto e senso di frustrazione. Eppure esercizio e alimentazione restano oggi gli strumenti più efficaci a disposizione”. Il monito arriva da Diego Campaci, docente presso i corsi di Scienze Motorie dell’Università di Verona ed esperto in programmi di esercizio fisico ad hoc, in occasione di Lipedema Experience, appuntamento dedicato alla salute e al benessere organizzato alla Fiera di Roma. Le peculiarità del lipedemaNel mirino “una condizione diversa dalle altre caratterizzate da un eccesso di massa grassa. Nella maggior parte dei casi, quando una persona segue una dieta corretta e svolge attività fisica, vede risultati abbastanza evidenti. Nel lipedema questo non sempre accade”, spiega a LaSalute di LaPresse. Quindi il rischio è abbandonare proprio quando l’attività fisica sta iniziando a fare effetto. Eppure il movimento “può produrre cambiamenti biologici molto profondi. Migliorare la massa muscolare significa migliorare anche la risposta metabolica, ridurre l’infiammazione sistemica, modulare la risposta ormonale e aumentare le capacità antiossidanti dell’organismo”. Con una cascata di benefici.Perché diffidare da specchio e bilancia Attenzione: “I primi benefici non sono necessariamente quelli che vediamo allo specchio. Spesso arrivano prima la riduzione del dolore, il miglioramento della funzionalità e una diminuzione dello stato infiammatorio. Sono risultati molto importanti, ma meno immediati da percepire rispetto a un calo di peso. Per questo è fondamentale aiutare le persone a leggere correttamente i segnali del proprio corpo”.“Molte donne con lipedema convivono con un dolore cronico agli arti inferiori che può limitare anche le attività più semplici della vita quotidiana. L’attività fisica correttamente prescritta agisce sull’infiammazione e può portare benefici già nelle prime settimane. Inoltre aiuta a controllare l’edema, migliora la funzionalità muscolare e contribuisce a contrastare il peggioramento della patologia”, chiarisce Campaci.Dopo quanto tempo arrivano i risultatiIn quanto tempo si possono vedere i primi risultati? “Non esiste una risposta uguale per tutti. Parliamo di una patologia che stiamo ancora imparando a conoscere. Tuttavia, quando esercizio fisico e alimentazione lavorano insieme, i primi miglioramenti sul dolore possono comparire già nel primo mese. Sul peso corporeo, invece, le risposte sono molto più variabili: alcune persone ottengono risultati in pochi mesi, altre riescono soprattutto a evitare il peggioramento della malattia. E questo – sottolinea – è già un risultato importante”.L’aspetto psicologico e il peso dello stigma sulle pazienti “Per anni tante donne si sono sentite dire che non si impegnavano abbastanza, che mangiavano male o che facevano poca attività fisica. Oggi sappiamo che non è così – chiarisce lo specialista – Il lipedema è una patologia vera e propria e spesso il risultato ottenuto non è proporzionato all’impegno profuso. Questo può generare un senso di colpa e di impotenza molto forte. Restituire alle persone la consapevolezza che non si tratta di una loro responsabilità è già una parte importante del percorso”.Il mix idealeVa bene fare movimento, ma qual è l’attività fisica ideale per contrastare questa condizione? “Oggi le evidenze ci suggeriscono di combinare attività aerobica a basso impatto e lavoro muscolare, ponendo attenzione a non aggravare la sintomatologia edematosa. L’acqua rappresenta sicuramente una risorsa interessante. La pressione esercitata dall’acqua sui tessuti può favorire il ritorno venoso e linfatico e contribuire a ridurre l’edema. Anche il lavoro respiratorio e posturale può essere utile. Personalmente pongo molta attenzione all’aspetto metabolico dell’esercizio, cioè alla capacità del movimento di migliorare l’infiammazione, l’insulino-resistenza e la salute generale dell’organismo”, prosegue Campaci.Alcuni sostengono che l’allenamento con i pesi aumenti l’infiammazione e quindi peggiori la situazione. “Le evidenze scientifiche non supportano questa teoria. Al contrario, un lavoro muscolare ben programmato può essere estremamente utile. Naturalmente – precisa l’esperto – deve essere prescritto e gestito correttamente, ma non è qualcosa da temere”.Questo articolo Lipedema e movimento: meglio non fidarsi della bilancia o dello specchio proviene da LaPresse