Il silenzio dei propal sull’omofobia nella società palestinese

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Nel film del 2000 Billy Elliot, a fare da sfondo alla storia di un ragazzo povero che sogna di diventare un ballerino vi è lo sciopero degli anni ’80 dei minatori inglesi contro la chiusura di diverse miniere di carbone sotto il governo di Margaret Thatcher. Tuttavia, un altro aspetto che emerge con forza nel film è l’omofobia che caratterizzava la classe operaia britannica dell’epoca, tanto che il padre di Billy all’inizio pensa che gli unici maschi che possono voler diventare ballerini siano gay.Cecità ideologicaQuesto serve a ricordare che, a dispetto della narrazione woke odierna per cui tutte le categorie “oppresse” siano affratellate contro il nemico comune, in realtà per decenni il bacino di riferimento della sinistra è stato fortemente ostile agli omosessuali. Un fatto che è stato confermato anche da Angelo Pezzana, co-fondatore negli anni ’70 del Fuori!, il primo movimento di liberazione omosessuale italiano.Come viene raccontato anche in una sua recente biografia, una delle ragioni che spinsero Pezzana ad avvicinarsi al Partito Radicale di Marco Pannella fu che l’avversione nei confronti degli omosessuali era assai diffusa all’interno del Partito Comunista Italiano.Nonostante ciò, nel corso dei decenni una fetta consistente del movimento LGBT ha stretto forti legami prima con l’estrema sinistra e poi con il movimento propal, il che ha recentemente portato il Roma Pride ad escludere il carro di Keshet Italia, unica associazione LGBT ebraica italiana, “colpevole” di non aver dichiarato che quello avvenuto a Gaza sia un genocidio. Un’esclusione che è stata giustificata anche da Vladimir Luxuria.Un problema dalle radici profondeAlla base di questa palese discriminazione, vi sono gli insegnamenti di cattivi maestri, che risalgono a prima ancora del 7 ottobre 2023. La sociologa americana Judith Butler, tra i principali teorici dell’ideologia gender, dichiarò già nel 2006 in un incontro a Berkeley che fosse “estremamente importante” comprendere che Hamas e Hezbollah fossero movimenti sociali “progressisti” e “parte della sinistra globale”.Dopo il 7 ottobre, la Butler ha rincarato la dose: dopo aver inizialmente condannato la violenza di Hamas, ospite di un incontro a Parigi nel marzo 2024 ha definito il 7 ottobre “un atto di resistenza armata”, aggiungendo che “non è un attacco terroristico né antisemita, è stato un attacco contro gli israeliani”.Ironia della sorte, quello stesso Hezbollah che la Butler ha definito “parte della sinistra globale” è foraggiato dal regime iraniano, che nel 2025 ha arrestato l’autrice Shirin Karimi, traduttrice in farsi dei libri della sociologa americana.Negazione della realtàSe da un lato certi attivisti puntano il dito unicamente contro Israele, dall’altro lato spesso negano o minimizzano l’omofobia presente nei territori palestinesi. Lo ha fatto ad esempio Rula Jebreal quando, ospite a febbraio del conduttore americano Bill Maher, ha risposto di sì alla domanda se si può essere gay a Gaza.Questa tesi è stata ampiamente smentita dai fatti: nel 2016, un comandante dell’ala militare di Hamas, Mahmoud Ishtiwi, è stato giustiziato dal movimento con l’accusa di “depravazione morale”, come definiscono i rapporti omosessuali.Omicidi di matrice omofoba sono avvenuti anche in Cisgiordania: è successo ad Ahmad Abu Marhia, decapitato a Hebron nel 2022 dopo aver cercato di ottenere asilo politico in Israele per la sua omosessualità. In quel periodo, la BBC ha riportato che erano almeno 90 i palestinesi LGBT che vivevano in Israele grazie all’asilo politico.Anche i trans arabi ricevono in Israele un’accoglienza di gran lunga migliore rispetto a quella delle loro società di provenienza. Nel 2016, la vincitrice del concorso Miss Trans Israel è stata un’araba cristiana di Nazareth, Talleen Abu Hanna. Nella stessa edizione, era candidata anche un’altra modella araba, Madeleine “Madlen” Matar.Intervistata nel dicembre 2025 dal podcaster libanese Karam Halloum, la Matar ha detto: “Io sono palestinese e anche israeliana. […] La realtà è che ho un passaporto israeliano, vivo nello Stato d’Israele, ho diritti israeliani. Lo Stato mi conferisce i miei diritti come femmina. I Paesi arabi non ti concedono questi diritti”.Oltre ad ascoltare la testimonianza della Matar, la Jebreal, la Butler e Luxuria dovrebbero leggere le parole di Herta Müller, scrittrice tedesca e Premio Nobel per la Letteratura, nata in Romania dove per i suoi scritti venne perseguitata dal regime comunista di Nicolae Ceauşescu. In una lettera aperta, la Müller ha affermato:Non è un segreto che non solo Hamas, ma l’intera cultura palestinese disprezzi e punisca le persone LGBT. Anche solo una bandiera arcobaleno a Gaza è inimmaginabile. L’elenco delle sanzioni previste da Hamas per i gay va da almeno cento frustate alla condanna a morte.L'articolo Il silenzio dei propal sull’omofobia nella società palestinese proviene da Nicolaporro.it.