“Ecco perché mi sono dimessa”. La verità di Daniela Santanchè

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A quasi un mese dall’addio al ministero del Turismo, Daniela Santanchè si racconta per la prima volta al podcast “Sette Vite” rompendo il silenzio. E lo fa a modo suo: senza sconti e senza vittimismi. La Santanchè che emerge dalla lunga conversazione è una donna che ha fatto della coerenza la propria cifra anche quando la politica le ha chiesto di farsi da parte.E proprio sulle dimissioni arriva il passaggio più duro, quello destinato a far discutere. “Non c’è alcun legame tra il referendum sulla giustizia e le mie dimissioni”, chiarisce subito. Poi affonda: “È stato un grande sbaglio. Io sono leale a Giorgia, che per me è anche un’amica, ho detto ‘se vuoi che lasci, chiedimelo’. E io l’ho fatto. Ma per tutta la vita sosterrò che è stato sbagliato”. Il motivo? “Abbiamo dato un contentino a una piccola parte della magistratura politicizzata – spiega – Noi dovremmo tenere sempre la schiena dritta, non darci in pasto. Vale per me, per Bartolozzi, per Delmastro”.La conversazione ripercorre tutte le tappe della sua vita. Dall’infanzia a Cuneo, dove era “la ribelle di casa”, alla scelta di andare via per studiare, contro il volere di un padre imprenditore che la voleva in azienda. Dagli esordi professionali nel mondo della comunicazione, fino al Billionaire con Flavio Briatore, nato “assolutamente per caso, nel locale più sfigato della Costa Smeralda”. Poi l’approdo in politica, maturato sui banchi di Scienze Politiche a Torino. “Ero circondata da post-comunisti, a ogni esame era uno scontro”, ricorda. E aggiunge: “Sono diventata di destra perché detestavo essere omologata. A sinistra erano tutti uguali, io volevo essere me stessa”.Sugli attacchi personali e sulla gogna mediatica che l’ha travolta, la senatrice di Fratelli d’Italia non arretra di un millimetro. “C’è chi mi dà della fascista? Una parola usata a sproposito, uno spauracchio che la sinistra agita per spaventare l’elettorato. Ma gli italiani sono più intelligenti”. E ancora, sugli insulti social: “Quello che mi offende di più è quando mi scrivono ‘vai a lavorare’. Io lavoro da quando ho 14 anni. Potrei sfidare chiunque sulla mia capacità di lavoro”. La dote migliore, dice, gliel’ha insegnata suo padre: “Lui mi diceva sempre: solo chi ha qualcosa da nascondere si nasconde. Io non ho mai avuto mariti ricchi, ho fatto tutto da sola. E sono libera”.Sul rapporto con Giorgia Meloni, Santanchè allontana ogni illazione. “Non è assolutamente vero che si è incrinato. Giorgia è un bravissimo leader, un ottimo presidente del Consiglio. Ha fatto una politica estera straordinaria. Mi auguro che ci sia ancora lei per i prossimi cinque anni, perché per cambiare questa nazione non basta un solo mandato”. E sul capitolo Vannacci liquida: “Dovrà decidere se far perdere la destra o starci dentro sui programmi”.C’è spazio anche per il nuovo progetto, il Twiga Beach a Marina di Pietrasanta, di cui va particolarmente fiera: “Abbiamo dato lavoro a tanti ragazzi. Io sono una che rompe, spacco anche il petalo della margherita, ma se sei bravo io ti faccio crescere. E si dimostra che i giovani hanno voglia di lavorare”. Poi un aneddoto personale che regala un sorriso: “Mio padre a 18 anni mi regalò la mia prima borsa Kelly. Non avevamo soldi, ma lui mi disse: questo è un investimento. Non la venderò mai”.Infine, un messaggio alle giovani donne, che racchiude forse l’intera filosofia di Daniela Santanchè: “Esiste un diritto all’eleganza, che è il diritto di essere ciò che vuoi. Non omologatevi, non dipendete dal giudizio degli altri. La mattina guardatevi allo specchio e se vi piacete, siete persone migliori. Il resto, mandatevelo a quel paese”.L’intervista integrale è disponibile su youtubeL'articolo “Ecco perché mi sono dimessa”. La verità di Daniela Santanchè proviene da Nicolaporro.it.