Dopo il rock esplosivo di Lenny Kravitz e il pop istrionico di Robbie Williams su Firenze Rocks cala il sipario con l’incantesimo dark dei Cure. In 40mila accorrono al Parco delle Cascine alla Visarno Arena per la leggendaria band di Robert Smith, un punto di riferimento storico per chi nel rock ha sempre cercato il lato più oscuro e meno rassicurante. Impostosi come uno dei gruppi simbolo della new wave britannica degli anni ’80, la band che ha sempre ruotato intorno alla carismatica ed enigmatica personalità dell‘indiscusso leader, ha resistito ai cambiamenti musicali grazie alla inesauribile vena compositiva di Smith e a un suono che ha saputo passare indenne tra le mode, con i giusti ritocchi, diventando un classico senza snaturarsi. L’ultimo albumIn una serata fresca la band inglese sale sul palco sulle note dell’avvolgente ‘Alone’, pezzo cardine dell’ultimo album ‘Songs of a lost world’, un lavoro ispiratissimo e fresco per un ensemble che è sulle scene da 40 anni. Smith, inevitabilmente più rotondo nelle forme, con l’eterno rossetto sulle labbra, guida la messa dark con le sue espressioni buffe e con il suo trascinante stile chitarristico, assecondato dal fido Simon Gallup al basso e con una formazione ormai stabile ed affidabile, in cui alla chitarra trova posto proprio il figlio di Gallup, Eden, subentrato allo scomparso Perry Bamonte. La prima parte è una cavalcata oscura con meraviglie come ‘Pictures of you’ e ‘High’ e la chicca ‘Secrets’ da ‘Seventeen Seconds’. La prima caramella dolceamara è ‘Just Like Heaven‘, la dimostrazione plastica della capacità di Smith di tingere di pop la tela dark della sua band/ creatura. Il pubblico è conquistato e non ci sono solo i reduci in mascara, rossetto e look total black ma anche ragazzi, che Robert ha agganciato forse anche grazie alla recente collaborazione con la stella nascente del pop Usa Olivia Rodrigo. Il frontman pesca dall’ultimo lavoro anche ‘Fragile Thing’, regala brividi con la cavalcata dark in crescendo di ‘Fascination Street‘. I classiciI Cure non lesinano, per fortuna, i loro classici. E allora spazio a una ‘Between Days‘ dalla fine anni ’80 per andare a ritroso con gli antemici brani dark degli esordi, ‘Play for Today‘ e ‘A Forest‘, in cui si inserisce il capolavoro suadentemente claustrofobico di ‘Lullaby‘. Sul finale Robert si concede anche buffi e goffi balletti sul jazz dark di ‘Love cats‘. Il catalogo di evergreen non è finito. ‘Close to me‘ riporta alla mente il videoclip con il cantante chiuso in un armadio che rotola da un dirupo. Stasera però il 67enne sciamano del lato oscuro del rock si concede anche sorrisi e dopo la dance sghemba in salsa Cure di ‘Why can’t I be you‘ e l’ironia hit della solitudine adolescenziale ‘Boys don’t cry‘, lascia il palco dopo due ore e un quarto regalando inchini e saluti, che paiono sinceri e sentiti, ai suoi affezionati fan italiani.Questo articolo I Cure ammaliano Firenze Rocks: 40mila per il lato oscuro del rock proviene da LaPresse