Non ci saranno pedaggi nello Stretto di Hormuz, ma si pagheranno i “servizi”, mentre qualsiasi iniziativa di Paesi stranieri nello Stretto non coordinata con Teheran sarà considerata un “atto ostile”. A dirlo, in una lunga intervista a LaPresse, è l’ambasciatore dell’Iran in Italia, Mohammad Reza Sabouri, riferendosi alla futura gestione dello Stretto di Hormuz. “Per quanto riguarda l’eventuale imposizione di diritti o pedaggi, abbiamo sempre ribadito di non perseguire tale obiettivo. Tuttavia, in relazione ai servizi che saranno forniti, tra cui quelli di assistenza alla navigazione, tutela dell’ambiente marino, eventuale copertura assicurativa delle navi e altri servizi che saranno erogati congiuntamente dall’Iran e dall’Oman, saranno definiti e riscossi i relativi oneri economici necessari”, spiega. “Lo Stretto di Hormuz e la sicurezza della navigazione al suo interno – aggiunge – rivestono un’importanza vitale per la Repubblica islamica dell’Iran. Le misure adottate da noi nel corso degli ultimi mesi sono state pienamente conformi al diritto internazionale e finalizzate alla tutela della sovranità e della sicurezza nazionale iraniana. Anche in futuro, la Repubblica islamica dell’Iran, insieme al Sultanato dell’Oman in qualità di Stati rivieraschi, adotterà le misure necessarie per garantire la sicurezza del traffico marittimo attraverso lo Stretto, comprese le navi italiane. Per un determinato periodo di tempo e in modo proporzionato alle misure adottate dalla controparte, ci impegneremo a garantire la libera e sicura navigazione nello Stretto di Hormuz. Tale responsabilità è stata affidata alla Repubblica islamica dell’Iran in quanto Stato rivierasco”.“Iniziative straniere non coordinate a Hormuz considerate atti ostili”“Per noi esiste un principio assolutamente chiaro: qualsiasi iniziativa straniera nello Stretto di Hormuz che venga intrapresa senza il coordinamento con la Repubblica Islamica dell’Iran sarà considerata una violazione della sovranità iraniana. Anche per quanto riguarda la sicurezza dello Stretto di Hormuz, la Repubblica Islamica dell’Iran esercita pienamente la propria sovranità. Prima dell’inizio dell’aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista, avvenuta nel contesto del silenzio e dell’inazione dei Paesi europei, la Repubblica islamica dell’Iran garantiva la sicurezza del traffico marittimo e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico. Anche oggi, soltanto l’Iran, in quanto Stato rivierasco, è nella posizione di stabilire se, quando e in quale misura vi sia necessità di consulenza o assistenza esterna. Fino a quel momento, qualsiasi intervento straniero nello Stretto o a esso connesso, qualunque ne sia la giustificazione, sarà considerato un atto ostile nei confronti dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale della Repubblica islamica dell’Iran”, sottolinea Mohammad Reza Sabouri.“Negli ultimi giorni – aggiunge – alcuni Paesi europei, senza alcun riferimento al proprio recente silenzio e alla propria inerzia di fronte alle palesi violazioni del diritto internazionale conseguenti all’aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista contro l’Iran, hanno manifestato l’intenzione di svolgere un ruolo nella gestione della situazione. Ritengo che il contributo più positivo e costruttivo che i Paesi europei possano fornire nell’attuale fase consista nell’esercitare pressioni politiche sugli Stati Uniti e sul regime sionista affinché rispettino i propri impegni, si astengano dal violare l’intesa raggiunta e osservino i principi fondamentali del diritto internazionale, incluso il principio del divieto dell’uso della forza e della non aggressione”.“Su nucleare e uranio pronti a cooperare se Usa rispettano impegni”“Per quanto riguarda la situazione dell’uranio arricchito e la questione nucleare nel suo complesso, sulla base dell’intesa raggiunta tra la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, i dettagli relativi a tali questioni dovranno essere oggetto di negoziati nel corso dei sessanta giorni successivi alla firma dell’accordo. La Repubblica islamica dell’Iran è pronta a cooperare e a dimostrare la propria buona volontà; tuttavia, la condizione essenziale per il perseguimento di tale obiettivo è il rispetto, da parte degli Stati Uniti, degli impegni assunti, sia prima dell’avvio dei negoziati sul dossier nucleare, sia nel corso del loro svolgimento”, spiega l’ambasciatore. Quanto alla disponibilità dell’Iran a collaborare con all’Aiea, rimarca l’ambasciatore, “è necessario sottolineare, in primo luogo, che non siamo in alcun modo soddisfatti dell’operato dell’Agenzia e di alcuni Paesi occidentali membri del Consiglio dei Governatori. Sotto la pressione degli Stati Uniti e di alcuni Paesi europei, il Consiglio dei Governatori dell’Agenzia ha recentemente adottato una risoluzione contro l’Iran senza fare alcun riferimento alle cause e al contesto che hanno determinato la situazione attuale, vale a dire l’attacco e l’aggressione illegali degli Stati Uniti e del regime sionista contro gli impianti nucleari pacifici della Repubblica Islamica dell’Iran. L’Agenzia dovrebbe ritornare a svolgere i propri compiti tecnici, mantenendosi lontana da approcci politicizzati. Le iniziative del Consiglio dei governatori, inclusa la recente risoluzione, non solo non sono da noi considerate utili o costruttive, ma vengono percepite come espressione di un atteggiamento politico, caratterizzato da doppi standard e pertanto inaccettabile. Infatti, esse non contengono alcun riferimento alle recenti e senza precedenti aggressioni illegali contro installazioni poste sotto la stessa supervisione dell’Agenzia. La Repubblica islamica dell’Iran è parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e ha dimostrato concretamente la propria adesione agli obblighi derivanti da tale accordo. In questo quadro, qualsiasi ulteriore ruolo o cooperazione sarà subordinato al rispetto della natura tecnica e non politica delle competenze dell’Agenzia”.“Se i Paesi europei vogliono contribuire rimuovano sanzioni illegali”“Un importante e costruttivo ambito nel quale i Paesi europei possono svolgere un ruolo utile consiste nel ritornare ai principi del diritto internazionale, ai valori etici e a un approccio responsabile riguardo alla questione delle sanzioni illegali e prive di legittimità, adottate sulla base di accuse e rivendicazioni non documentate. Un simile orientamento da parte dell’Europa potrebbe contribuire a una migliore attuazione del memorandum d’intesa tra la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, favorendo al contempo il ripristino della stabilità e della pace nella regione”, rimarca.“Hezbollah, Houthi e Hamas attori indipendenti, sosteniamo loro operato”“Le divergenze tra i Paesi europei e alcuni Paesi della nostra regione, tra cui la Repubblica islamica dell’Iran, hanno tra le loro cause fondamentali una comprensione non completa della storia, della cultura e delle dinamiche sociali di tali Paesi. Ciò ha contribuito a una percezione imprecisa delle loro evoluzioni politiche e sociali. Questo elemento è direttamente collegato all’attuale processo di formazione e rafforzamento dei gruppi di resistenza in diversi Paesi della regione. Attori come Hezbollah, gli Houthi e Hamas non sono emersi improvvisamente, né sono il risultato di decisioni politiche esterne che possano essere eliminati o indeboliti con semplici scelte politiche o con un taglio ai sostegni. Tali gruppi si sono sviluppati all’interno delle rispettive società in risposta a situazioni di occupazione e repressione da parte del regime sionista e di altri attori esterni, e affondano le proprie radici nelle società libanese, yemenita e palestinese. Proprio per il loro radicamento popolare, tali forze non possono essere eliminate attraverso accordi politici o pressioni esercitate dai Paesi occidentali. La Repubblica islamica dell’Iran, in ragione della propria attenzione al principio della resistenza contro l’occupazione e la repressione, condivide su molte questioni un approccio coerente con tali gruppi e, data la loro natura radicata e autentica, ne sostiene l’operato”, spiega ancora Mohammad Reza Sabouri, che conclude: “Sono attori indipendenti e le loro decisioni e attività sono adottate autonomamente da ciascun gruppo. Alla luce di ciò, ritengo che l’esercizio di pressioni politiche e militari su larga scala, così come l’eventuale interruzione del sostegno politico nei loro confronti, non condurrebbe alla loro eliminazione o indebolimento, poiché il concetto stesso di ‘resistenza’ su cui si fondano è profondamente radicato nelle società e nei popoli della regione”.Questo articolo Iran, ambasciatore a Roma: “No pedaggi a Hormuz, si pagheranno servizi” proviene da LaPresse