“Il femminicidio non esiste”, la verità non spiegata da Vannacci

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Le parole del generalissimo sul fatto che “il femminicidio non esiste” hanno suscitato molte polemiche. Al di là del giudizio sulla sua affermazione, la questione solleva un problema giuridico interessante.La tradizione penalistica occidentale giudica gli individui per ciò che fanno, non per ciò che sono. Il reato è definito dal fatto commesso e dalla responsabilità personale dell’autore. Al contrario, alcuni sistemi giuridici del Novecento, e in particolare la dottrina nazista del Täterstrafrecht, attribuivano rilevanza decisiva all’identità dell’autore, alla sua appartenenza sociale o alla sua presunta pericolosità.Mi chiedo allora: se il femminicidio non è definito soltanto dall’uccisione di una donna, ma richiede anche un particolare profilo dell’autore — maschio, partner o ex partner, inserito in una relazione di dominio riconducibile al cosiddetto patriarcato — non stiamo forse introducendo elementi tipici di un “reato d’autore”.Leggi anche: Femminicidio Vannacci, la destra non insegua la sinistraMacché femminicidio, vi dico dov’è che Vannacci sbaglia davveroNon è la solita reductio ad Hitlerum. È una domanda teorica. Fino a che punto una fattispecie penale che attribuisce rilevanza decisiva all’identità sociale del reo resta compatibile con una tradizione giuridica fondata sul fatto e non sull’autore? Credo sia una questione che merita di essere discussa senza slogan, senza anatemi e senza timor di vannaccismo.Luigi Marco Bassani, 18 giugno 2026L'articolo “Il femminicidio non esiste”, la verità non spiegata da Vannacci proviene da Nicolaporro.it.