Diversi elementi alimentano la pista di un allontanamento volontario e pianificato, e quindi la speranza che Sarah e Alisya Di Giacinto, le sorelle di 12 e 16 anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia «Off Hope» di Civitella Alfedena (L’Aquila), siano ancora vive. Prima di far perdere le proprie tracce le due ragazze avrebbero svuotato la stanza dei propri effetti personali, un dettaglio che sembra escludere uno scenario improvviso. A otto giorni di distanza le operazioni di ricerca continuano senza sosta nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e lungo le principali arterie che collegano il paese ai centri vicini.Cosa è sparito dalla stanza: vestiti, trucchi e oggetti personaliDalla camera occupata dalle due sorelle mancano abiti, prodotti per il make-up e altri oggetti personali. Un quadro che rafforza l’idea di una partenza preparata con cura, non di una fuga impulsiva in piena notte. Gli inquirenti riterrebbero poco credibile l’ipotesi dell’allontanamento spontaneo in una zona impervia e popolata da fauna selvatica, senza telefoni a disposizione: l’ipotesi privilegiata dagli inquirenti è che qualcuno, conosciuto dalle ragazze, le abbia attese fuori dal cancello. A sostegno di questa ipotesi, i fari di un’auto ripresi da una telecamera comunale nei pressi della struttura in quelle ore notturne.I bigliettini in codice trovati nella stanza delle ragazzeA complicare il quadro ci sarebbero alcuni bigliettini scritti in un linguaggio criptato, sequestrati dai carabinieri durante i sopralluoghi nella casa famiglia. Come spiega Il Messaggero, i fogli, all’apparenza incomprensibili, sono stati ritrovati proprio nella stanza occupata da Sarah e Alisya e potrebbero contenere riferimenti a luoghi, orari o accordi presi prima della scomparsa. Gli investigatori dovranno ora decifrarne il contenuto per capire se rappresentino la chiave per ricostruire le modalità di comunicazione con l’esterno e l’organizzazione dell’allontanamento. Se la pista venisse confermata, sarebbe la prova che la fuga è stata architettata con largo anticipo.Casa famiglia indagata: le accuse del padre Stefano Di GiacintoLa Procura di Sulmona ha intanto aperto due fascicoli. Uno per sottrazione di minori contro ignoti, l’altro per abbandono di minore nei confronti della responsabile della struttura, dopo la denuncia presentata sabato dal padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, assistito dall’avvocato Francesco Ricciardi. «Si è perso tempo prezioso», ha ribadito l’uomo a la Repubblica, contestando la gestione della struttura che ospitava le figlie da due anni. Sul punto è arrivata la replica del presidente di OfH, Maurizio Volpini, raggiunto dall’Ansa: «Da parte nostra c’è sempre stata massima serietà e correttezza gestionale», dice, aggiungendo che la società «si difenderà nelle sedi più opportune». Sotto accusa, secondo i legali della famiglia, anche l’intero sistema di tutela. Da parte loro viene sottolineato come non ci sarebbe stato alcun allarme nella casa famiglia, niente telecamere e la denuncia ai carabinieri arrivata con diverse ore di ritardo.La madre Valentina D’Acunto e le lettere delle figlieSullo sfondo resta una vicenda familiare complicata. La madre, Valentina D’Acunto, chiusa nella casa di Minturno, ha confidato in lacrime citata da Repubblica: «La testa mi dà speranza, il cuore no». Le bambine erano state allontanate da entrambi i genitori sette anni fa, dopo una separazione assai conflittuale, e una sentenza del tribunale di Cassino aveva restituito la potestà al solo padre pochi giorni prima della scomparsa. I legali della donna, fra cui l’avvocato Enrico Mastantuono, contestano il mancato avviso alla loro assistita nelle ore immediatamente successive alla sparizione. Restano le letterine che Alisya e Sarah avevano consegnato alla mamma durante le visite autorizzate, fino all’ultimo allarmante messaggio: «Sappi che ti ho voluto sempre bene, senza di te non ce la faccio più». L’ultimo incontro fisico risale al 17 maggio, l’ultima telefonata al venerdì precedente alla fuga.L'articolo Le sorelline scomparse e l’ipotesi che siano «ancora vive». Gli oggetti e i messaggi scritti in codice su bigliettini: cosa hanno trovato nella stanza proviene da Open.