Dico la mia, sperando che non venga da qualche parte rubricata, come già successo, tra le eresie da espellere dal consesso dei “giusti”. Dico che a un simile livello di provincialismo i vertici politicizzati degli editori italiani forse non erano mai scesi.Forse il timore di vedersi scalfita l’egemonia di cui godono pressoché indisturbati da ottant’anni è più forte persino dell’europeismo di cui pure si fanno interpreti supremi. È ridicola questa richiesta di un atto di fede antifascista come rito pubblico d’accesso in una fiera di libri, per di più in una fiera come “Più libri più liberi”, che già prevede da anni l’adesione alla Costituzione, alla libertà di pensiero e di stampa, ai diritti fondamentali e al rifiuto di ogni discriminazione.Se questi principi erano già chiaramente richiamati, non si comprende perché ora la libertà debba essere certificata come tale solo se assume la forma di una dichiarazione esplicita e a senso unico. Una cultura davvero libera dovrebbe rifiutare ogni totalitarismo, senza indulgenze selettive.Leggi anche: La sinistra non impara mai, il patentino antifa è roba da regimeAnche l’ideologia comunista, specialmente in Europa, è stata responsabile di repressioni di massa, deportazioni, lavoro forzato, carestie politiche e violazioni sistematiche dei diritti umani, provocando decine di milioni di morti. Non a caso, già nel 2006, il Consiglio d’Europa ha condannato i crimini del comunismo.Il criterio dovrebbe allora rimanere uno solo: adesione alla libertà, alla democrazia costituzionale e al rifiuto di ogni totalitarismo per un pluralismo autenticamente democratico. Il resto è solo l’ennesimo, disperato attacco alla Meloni e al governo.Spartaco Pupo, 15 giugno 2026L'articolo Quando la libertà ha bisogno del patentino proviene da Nicolaporro.it.