Volevano rifondare il nazismo su Telegram, due condannati

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Condannati dalla prima Corte d’Assise di Roma i promotori di un’organizzazione neonazista accusata di diffondere ideologie suprematiste e di reclutare giovani, anche minorenni, in situazioni di fragilità. I giudici hanno inflitto una pena di cinque anni e sei mesi di reclusione ad Alessio Sabelli e di tre anni e sei mesi a Kent Louis Restauri, ritenendoli responsabili, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo volta alla propaganda e all’istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, etnico e religioso. L’inchiesta della Procura di Roma sull’organizzazione neonazistaAl centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, c’è la presunta attività dell’Unione Forze Identitarie (UFI), gruppo clandestino che, secondo gli investigatori, puntava a rilanciare e diffondere ideali ispirati al nazismo. Sabelli, conosciuto negli ambienti dell’organizzazione con il soprannome di “Cesare”, è stato indicato come il fondatore e principale referente del movimento. Le indagini erano state avviate nel 2021 grazie all’azione congiunta della Digos capitolina e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Gli accertamenti avevano portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di diversi appartenenti al gruppo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’UFI avrebbe operato con una struttura di tipo paramilitare estesa su scala nazionale e avrebbe mantenuto contatti con realtà estremiste straniere. Tra queste figurerebbe la Feuerkrieg Division, organizzazione collegata alla Atomwaffen Division e inserita nel Regno Unito tra i gruppi terroristici. Tra gli elementi raccolti durante l’attività investigativa emerge un’intensa opera di indottrinamento rivolta agli aderenti, molti dei quali molto giovani. Gli investigatori, nel corso della loro deposizione avevano raccontato di corsi e attività finalizzati all’apprendimento dell’uso delle armi e alla realizzazione di ordigni artigianali mediante sostanze chimiche. Ai membri sarebbe stato inoltre insegnato a muoversi in clandestinità seguendo il modello delle cosiddette cellule “stay behind”, strutture dormienti pronte ad attivarsi in contesti di crisi o forte instabilità sociale. L’impianto ideologico del gruppo, secondo l’accusa, si fondava sull’esaltazione di autori di gravi attentati e azioni violente, presentati come simboli della supremazia bianca. In questo contesto veniva promossa una visione estremista che definiva la violenza come una sorta di “guerra santa” finalizzata alla difesa della razza bianca. Parallelamente al processo principale, alcuni imputati hanno scelto di definire la propria posizione con il patteggiamento. Lorenzo Gobbo, Matteo Bonissi e Federico Piazza hanno concordato una pena di due anni di reclusione, mentre Angela Fornaro ha ottenuto una condanna a un anno e dieci mesi. Anna Dall’Olio è stata invece assolta. Questo articolo Volevano rifondare il nazismo su Telegram, due condannati proviene da LaPresse