L’ultima firma di Trump per finire la Guerra del Golfo: «Ma così rinvia i problemi e regala soldi»

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«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho appena firmato a Versailles». L’annuncio è di Donald Trump e riguarda la Guerra del Golfo. Il presidente Usa l’ha siglato insieme al suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian. La Casa Bianca ha pubblicato il video della firma: Trump era seduto a tavola a Versailles fra Emmanuel Macron e la moglie Brigitte. Una volta firmato il documento, si sente Macron dire «bravo» prima di applaudire e stringere la mano al segretario di Stato Marco Rubio. Il presidente ha quindi consegnato il documento a Rubio e Macron gli ha detto «great job» prima di applaudirlo nuovamente. L’ultimo atto si svolgerà domani: il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì 19 giugno in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma dell’accordo. Ma cosa c’è nell’accordo tra Usa e Iran? Che differenza c’è con quello di Obama? E quanto durerà la pace?I punti dell’accordoGli Stati Uniti e l’Iran insieme ai rispettivi alleati dichiarano così la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Si impegnano a non avviare guerre o operazioni militari l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza l’uno contro l’altro. Garantendo al contempo l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. I due paesi si impegnano a negoziare e concludere l’accordo definitivo entro un termine massimo di 60 giorni prorogabile. Gli Stati Uniti avvieranno immediatamente lo sblocco dei porti iraniani, introdotto il 13 aprile scorso, da completare entro 30 giorni. E si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica islamica dell’Iran entro 30 giorni dalla firma dell’accordo definitivo.Lo stretto di Hormuz e i 300 miliardi per TeheranL’Iran si impegna a garantire la sicurezza del passaggio delle navi commerciali a titolo gratuito per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar di Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali avrà inizio immediatamente e sarà pienamente ripristinato entro 30 giorni una volta sminato lo stretto. Gli Stati Uniti e i loro partner regionali elaboreranno un piano del valore di almeno 300 miliardi di dollari, destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico dell’Iran. E Washington si impegna anche a porre fine a ogni tipo di sanzione unilaterale e internazionale contro l’Iran, secondo un calendario che sarà concordato nell’accordo finale.Le sanzioniNel frattempo, gli Stati Uniti si impegnano a rendere pienamente disponibili e utilizzabili i fondi e i beni della Repubblica islamica dell’Iran congelati o soggetti a restrizioni a partire dall’attuazione del protocollo d’intesa. Con effetto immediato e fino alla revoca delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro statunitense concederà deroghe per l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati, ma anche per tutti i servizi connessi, comprese le transazioni bancarie, le assicurazioni, i trasporti, ecc.Il nucleareL’Iran ribadisce che non acquisirà né svilupperà armi nucleari. La questione dell’uranio arricchito sarà risolta secondo un meccanismo da concordare di comune accordo. La questione dell’arricchimento legato alle esigenze nucleari civili dell’Iran sarà discussa sulla base di un quadro soddisfacente da definire nell’accordo finale. In attesa di tale accordo finale, l’Iran manterrà lo status quo attuale del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti non imporranno alcuna nuova sanzione e non dispiegheranno forze supplementari nella regione. L’accordo definitivo sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Che differenza c’è con l’accordo di Obama? Il tycoon ha ribadito che l’intesa da lui firmata è «molto diversa», «più dura» e «molto migliore» rispetto alla precedente, definita debole. Secondo il New York Times, che sulla base delle ultime dichiarazioni del presidente ha analizzato i due testi, la differenza è soprattutto nella profondità dei contenuti e nella definizione delle condizioni.Obama e TrumpL’intesa attuale viene definita «vaga e concepita come un accordo provvisorio», destinato a tracciare il percorso negoziale verso un’intesa più completa. E, aggiunge il quotidiano liberal, molto meno ambiziosa del precedente. L’accordo raggiunto dall’amministrazione Trump punta soprattutto a porre fine alla guerra e a riaprire lo Stretto di Hormuz, rinviando a un successivo ciclo di negoziati le discussioni sul programma nucleare. Quello firmato nel 2015, invece, era molto dettagliato e già definitivo. Intanto nel primo, sotto Obama, non erano coinvolti solo Usa e Iran, ma Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Unione Europea, e riguardava il programma nucleare iraniano. Quello attuale resta vago sul tema, cita la sovranità del Libano, ma non menziona Israele e Hezbollah, il gruppo militante libanese sostenuto dall’Iran e al centro del conflitto con Israele.Il JcpoaIl Jcpoa, acronimo con cui si indica l’intesa del 2015, collegava la rimozione delle sanzioni all’Iran al raggiungimento di obiettivi specifici riguardanti il suo programma nucleare. Nell’accordo attuale, gli Stati Uniti si impegnano esplicitamente a «porre fine a ogni tipo di sanzione» contro l’Iran, secondo «un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale». Il primo era, invece, un’intesa definitiva. Ma anche dal punto di vista finanziario, conclude l’analisi del New York Times, emergono evidenti differenze.Charles Kupchan, senior fellow del Council on Foreign Relations, spiega oggi a La Stampa che «Trump governa un Paese in corsa verso le Midterm e il prezzo del carburante è alle stelle. Gli americani, e la sua base fra l’altro, sono delusi. L’Iran invece ha un’economia a picco. Quindi hanno trovato un compromesso. Più che altro sul rimandare la risoluzione dei problemi più difficili al futuro. Intanto riapriamo, è il ragionamento di entrambi, poi parliamo dei temi chiave».L’Iran e le prime pagine«L’intesa su Hormuz toglie il tema Iran dalle prime pagine dei giornali anzitutto. L’Amministrazione ha il tempo dalla sua perché a quanto ne sappiano l’Iran non sta arricchendo l’uranio, anzi questo materiale è addirittura inaccessibile. Quindi non c’è quell’urgenza di agire, quella imminent threat di cui si parlava a febbraio. E Trump ha sempre un’altra opzione» continua l’esperto. «Se l’intelligence scoprirà che l’Iran ha ripreso a far girare le centrifughe e ad arricchire l’uranio, credo che Trump – come fra l’altro ha detto ieri da Evian – riprenderà i bombardamenti. Comunque mi aspetto negoziati assai tosti e lunghi con un Trump bramoso di spostare l’attenzione dei media dall’Iran e magari aprire la questione Cuba. O altro. Se c’è una cosa su cui il presidente è maestro, è dominare la narrazione», conclude.L'articolo L’ultima firma di Trump per finire la Guerra del Golfo: «Ma così rinvia i problemi e regala soldi» proviene da Open.