La prima sentenza sull’urbanistica milanese non chiude soltanto il processo sul grattacielo di via Stresa. Apre, semmai, una domanda molto più ampia: che cosa succede ora agli altri filoni d’indagine della Procura di Milano su torri, palazzi e cantieri? L’assoluzione di tutti gli otto imputati nel caso Torre Milano, perché il fatto non costituisce reato, rischia infatti di pesare su una serie di procedimenti che ruotano attorno a questioni simili: Scia, piani attuativi, distinzione tra ristrutturazione edilizia e nuova costruzione, oneri e monetizzazioni degli standard urbanistici.Il punto decisivo, secondo quanto emerge dalla nota esplicativa del Tribunale di Milano e dalla ricostruzione di LaPresse, riguarda l’elemento soggettivo. L’impianto accusatorio della Procura, fondato sulla violazione di norme urbanistiche ed edilizie nazionali, non avrebbe retto alla prova della consapevolezza degli imputati. In altre parole: costruttori, architetti e funzionari comunali, all’epoca del rilascio dei titoli edilizi e fino almeno al 2023, si sarebbero mossi dentro un quadro amministrativo e giurisprudenziale che non rendeva evidente l’illiceità delle condotte contestate.Il Tribunale ha valorizzato due elementi: da un lato le prassi seguite per oltre vent’anni da Palazzo Marino; dall’altro il fatto che le interpretazioni più restrittive su ristrutturazione, nuova costruzione e obbligo di pianificazione di dettaglio siano maturate solo negli ultimi anni. Da qui l’assoluzione per assenza di dolo e colpa. Ed è proprio questo il passaggio che può diventare centrale anche per gli altri processi.Park Towers, il caso più vicino a Torre MilanoIl procedimento che più direttamente potrebbe risentire del verdetto di via Stresa è quello sulle Park Towers di via Crescenzago, le due torri di 81 e 59 metri realizzate da Bluestone al posto di un deposito-magazzino in zona Parco Lambro. Anche in quel caso l’intervento è stato qualificato come ristrutturazione e l’iter autorizzativo si è sviluppato tra il 2019 e il 2020, quindi nello stesso arco temporale in cui il Tribunale ha riconosciuto il peso delle prassi comunali e dell’incertezza interpretativa.Per Park Towers sono imputate sei persone davanti alla decima sezione penale, con accuse analoghe a quelle contestate nel caso Torre Milano. Sullo sfondo resta anche un contenzioso economico tra Bluestone e Comune di Milano per oltre un milione di euro sulle monetizzazioni degli standard urbanistici, chieste da Palazzo Marino a fine 2024 come conguagli. Parallelamente, tre funzionari dello Sportello unico edilizia attendono la sentenza di primo grado davanti alla Corte dei Conti per il presunto danno erariale legato a oneri di urbanizzazione e contributo di costruzione.Se il principio affermato per Torre Milano dovesse essere ritenuto applicabile anche a Park Towers, il tema non sarebbe più soltanto stabilire se l’operazione fosse urbanisticamente corretta secondo la giurisprudenza attuale, ma se gli imputati potessero sapere, all’epoca, di violare la legge.Via Fauchè, sentenza attesa a luglioUn altro processo già in corso è quello sul cosiddetto “palazzo nel cortile” di via Fauchè. Qui gli imputati sono tre e l’accusa riguarda solo l’abuso edilizio, senza funzionari comunali coinvolti. Non viene contestata la mancanza di un piano attuativo, perché l’edificio è inferiore ai 25 metri di altezza.La sentenza è attesa a metà luglio. Il caso presenta però una particolarità rilevante: il Consiglio di Stato ha già dichiarato abusivo l’edificio e il Comune ne ha ordinato la demolizione. L’ordine è stato impugnato davanti al Tar, che nei giorni scorsi ha ribadito la necessità dell’abbattimento. Proprio per queste differenze, via Fauchè potrebbe seguire una traiettoria meno sovrapponibile a quella della Torre Milano. Ma anche qui il tema della consapevolezza degli imputati e della stratificazione delle regole resta destinato a pesare.Bosconavigli, al centro il tema degli oneri e delle monetizzazioniDiverso ancora è il caso Bosconavigli, il progetto disegnato da Stefano Boeri, imputato insieme ad altre sei persone davanti alla decima sezione penale. A differenza di Torre Milano, l’intervento è stato classificato come nuova costruzione e autorizzato dal 2020 con permesso di costruire. Il punto centrale, quindi, non è la distinzione tra ristrutturazione e nuova edificazione, ma il tema degli oneri e delle monetizzazioni.Secondo l’accusa, la cifra versata per monetizzare gli standard urbanistici sarebbe stata troppo bassa. Sono stati pagati poco meno di 2,9 milioni di euro, calcolati a 434 euro al metro quadrato, invece della cessione gratuita di aree da destinare a servizi pubblici. Per i consulenti del pm Paolo Filippini, il professor Alberto Roccella e l’architetto Maurizio Bracchi, si tratterebbe di un “importo sicuramente lontano dall’effettivo costo di acquisizione di altre aree”. Incrociando i dati con le nuove tabelle comunali approvate tra fine 2024 e inizio 2025, la cifra avrebbe potuto arrivare a circa 6,1 milioni di euro, cioè 1.160 euro al metro quadrato.In questo caso l’assoluzione di Torre Milano potrebbe incidere meno sulla qualificazione dell’intervento, ma molto sul punto della buona fede e dell’affidamento nelle prassi comunali. Anche qui, infatti, la domanda diventa: era possibile pretendere dagli operatori una lettura diversa da quella applicata dagli uffici e sostenuta dalle regole vigenti al momento?Hidden Garden e gli altri fascicoli ancora apertiTra i procedimenti ancora in udienza preliminare c’è Hidden Garden di piazza Aspromonte, un altro progetto Bluestone e la prima indagine avviata nel 2022. In questo caso un gruppo di circa venti cittadini, assistiti dall’avvocata Veronica Dini, è riuscito a costituirsi parte civile in “sostituzione” del Comune di Milano, che finora nei processi non ha chiesto risarcimenti, ritenendo corretto l’operato dei propri dipendenti.Poi c’è una galassia più ampia di indagini già chiuse o ancora aperte. Tra queste il Giardino Segreto Isola di via Lepontina 7-9, con 21 indagati; le Residenze Lac di via Cancano; The Nest in via Fontana; l’edificio di via Serlio 7; Scalo House nell’area via Valtellina-Lepontina; la vicenda della cosiddetta “demolizione virtuale” per realizzare uno studentato accanto a Scalo Farini.Restano inoltre aperti i fascicoli su Unico Brera in via Anfiteatro, realizzato dai Rusconi oggi assolti nel processo Torre Milano, su Papiniano48 e sul progetto mai avviato di via Zecca Vecchia, dove era previsto un hotel su un sito archeologico. Sono casi diversi tra loro, ma accomunati dal fatto di essere finiti dentro la stagione delle indagini sull’urbanistica milanese e di doversi ora misurare con il primo verdetto favorevole agli imputati.La Procura al bivio: come procedere ora?Il punto, adesso, è capire quale strada sceglierà la Procura. Nei mesi scorsi, secondo quanto ricostruito da LaPresse, tra i magistrati c’era chi aveva ipotizzato di chiedere il proscioglimento in caso di sentenze contrarie all’impianto accusatorio. Ora quel caso si è verificato, almeno in primo grado.Questo non significa che tutti i fascicoli siano destinati automaticamente allo stesso esito. Ogni procedimento ha caratteristiche proprie: altezze diverse, titoli edilizi diversi, ruoli differenti dei funzionari, profili di danno erariale, eventuali contestazioni sugli oneri o sulle monetizzazioni. Ma il principio emerso dalla sentenza Torre Milano rischia di diventare una chiave difensiva significativa: se il Comune applicava una prassi consolidata e se la giurisprudenza è cambiata solo di recente, diventa più difficile sostenere che gli imputati fossero consapevoli di commettere un reato.Resta aperto anche il capitolo delle inchieste per corruzione, che seguono una traiettoria diversa rispetto ai procedimenti per abuso edilizio e lottizzazione abusiva. In quel filone sono finite al centro la Commissione paesaggio e altre dinamiche interne alla macchina urbanistica milanese, con arresti poi annullati dal Riesame. L’assoluzione di Torre Milano non chiude direttamente quel fronte, ma indebolisce il clima complessivo in cui era maturata l’idea di un sistema urbanistico penalmente rilevante.La vittoria politica della Procura: Palazzo Marino ha cambiato prassi in materia di ristrutturazioni e piani attuativiC’è però un paradosso. Sul piano penale la Procura incassa una sconfitta pesante nel primo processo arrivato a sentenza. Sul piano politico-amministrativo, invece, una parte del suo impianto ha già prodotto effetti. Dal febbraio 2024 Palazzo Marino ha abbandonato le precedenti prassi in materia di ristrutturazioni e piani attuativi. Inoltre ha raddoppiato o triplicato oneri di urbanizzazione e valori delle monetizzazioni in caso di mancata cessione di aree per servizi pubblici. Questo cambio di rotta si è appoggiato anche a una serie di pronunce di Cassazione, Tar e Consiglio di Stato che hanno contribuito a definire quella che viene ormai chiamata la “giurisprudenza sul caso Milano”. Ma sono proprio quelle sentenze che, nel ragionamento del Tribunale, risultano troppo recenti per fondare una condanna per fatti maturati in un contesto precedente.L'articolo Urbanistica, cosa succede alle altre indagini dopo le assoluzioni per Torre Milano proviene da Nicolaporro.it.