Alzheimer, prime 2 pazienti in terapia a Milano con nuovo anticorpo: ecco come sta andando 

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A Milano le prime due pazienti, di 63 e 67 anni, stanno ricevendo il nuovo anticorpo monoclonale ‘studiato’ per contrastare l’Alzheimer in fase iniziale. “E sta andando abbastanza bene: siamo molto soddisfatti”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è la professoressa Maria Salsone, associata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) di Milano, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano, che ha in cura le pazienti. “Siamo vicini alla seconda infusione, all’interno di un piano piuttosto rigido in base alla scheda del farmaco. Per adesso andiamo avanti in grande tranquillità e non ci sono effetti collaterali. Abbiamo fatto una prima valutazione radiologica e, per fortuna, non sono emersi effetti avversi né clinici, né di imaging”, afferma la specialista.Il farmaco anti-Alzheimer e l’uso compassionevoleAl centro del programma c’è donanemab, un anticorpo monoclonale anti-amiloide autorizzato in Usa e in Europa per contrastare la malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali, ma non ancora rimborsato in Italia. Un percorso che appare in salita, nonostante le pressioni delle associazioni di pazienti.Eppure gli anticorpi monoclonali anti-amiloide rappresentano oggi la prima classe di farmaci in grado di agire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia di Alzheimer. Secondo l’ipotesi più accreditata, infatti, questa malattia è associata all’accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello. Gli studi clinici hanno dimostrato che la loro rimozione può contribuire a rallentare la corsa del ‘ladro dei ricordi’.A Milano “donanemab viene somministrato in ambito di uso compassionevole”, precisa Salsone. Una strategia adottata “in attesa che il Servizio sanitario possa rimborsare il farmaco”. In questo caso si tratta di “un uso compassionevole differente rispetto a quanto accade per le terapie oncologiche: si dà accesso a un medicinale che non è ancora rimborsabile, ma che può essere somministrato quando non ci sono alternative terapeutiche. Un’opportunità che ci dà la possibilità di analizzare l’efficacia dell’anticorpo anti-Alzheimer al di fuori dei trial autorizzativi”, aggiunge l’esperta. Nella vita reale, dunque. Valutandone al meglio sicurezza ed efficacia.Il CentroQuesto progetto si inserisce nel programma clinico-scientifico interdisciplinare del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, volto a integrare ricerca, diagnosi precoce e accesso alle terapie innovative. Si tratta di un momento particolare per l’Alzheimer, sottolinea la specialista.Verso una svolta contro l’Alzheimer“Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia. Per noi l’arrivo di donanemab – e dell’altro anticorpo, lecanemab – rappresenta una svolta nella cura dell’Alzheimer dopo 120 anni. Finora non c’erano medicinali in grado di intervenire sulla causa della malattia”, ricorda Salsone.“Prima avevamo solo farmaci sintomatici e poco efficaci. Ora siamo qui in maniera scientifica per verificare in scienza e coscienza l’efficacia riportata in letteratura nel rallentare la progressione della malattia. Un effetto che in pratica rappresenta più vita per i pazienti”, continua Maria Salsone.Cosa è emerso finora e le prospettiveLe due pazienti trattate sono state sottoposte a un’approfondita valutazione multidimensionale per verificarne l’idoneità alla terapia. Attualmente, infatti, possono accedere al trattamento soltanto pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve, che soddisfino specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione. “Crediamo che questo possa essere l’inizio di una nuova era contro questa malattia. Vorrei poi segnalare un altro aspetto: il dato sugli effetti collaterali dei trial clinici appare leggermente ridotto, perché riusciamo ad attuare una miglior selezione dei pazienti. Siamo più precisi nell’arruolamento e questo fa la differenza”, chiarisce la specialista.“Oggi trattiamo con questi farmaci un declino cognitivo lieve e siamo felici di poterlo offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro. La svolta radicale sarà poter applicare questi medicinali e i loro ‘cugini stretti’ alle forme precocissime di Alzheimer”, conclude Salsone.Questo articolo Alzheimer, prime 2 pazienti in terapia a Milano con nuovo anticorpo: ecco come sta andando  proviene da LaPresse