Leonardo Santi è l’inventore della prevenzione oncologica in Italia. E ha 100 anni: è nato il 3 aprile del 1926. Oggi con il Corriere della Sera racconta la sua vita e la sua carriera: «È un percorso che mi ha portato fino a qui. Che importa se non lo ricordo proprio tutto. Certe parti della mia vita mi appaiono in modo confuso, ma l’importante è che restino dei punti fermi qua e là. Io resisto e sono contento di andare avanti pur provando il dolore immenso per la scomparsa del mio primogenito Pierluigi, morto la scorsa estate per un tumore. I padri non dovrebbero sopravvivere ai figli. Non ho voluto festeggiare i miei 100 anni».Leonardo Santi e la prevenzione del cancroSanti spiega che da giovani «non si pensa alla vecchiaia, tantomeno quando eravamo giovani noi. Nessuno ci parlava di prevenzione e mangiar sano. Per mia scelta non ho mai fumato né bevuto alcol. I collaboratori si stupivano del mio scarso bisogno di sonno, mi bastavano due ore e passare la notte in bianco spesso era una scelta. Utilizzavo quel tempo per prendere appunti, studiare, organizzare. E la mattina arrivavo in ospedale con tanti fogli scritti a mano».Oggi invece passeggia: «Tutte le mattine mi sgranchisco seguendo un programma scaricato da un’app. La mia ginnastica sono i nipoti gemelli di 9 anni, Leonardo e Giovanni, figli di Luca, che il pomeriggio salgono su a trovarmi. Abitano sotto di noi. È per questo che ho lasciato Genova. Stiamo in giardino e giochiamo. Mi stimolano. Mangio pesce, prediligo la spigola. Bevo molta acqua perché la disidratazione alla mia età è una nemica. La casa è disseminata di bottigliette, come vede, sistemate nei posti strategici da mia moglie Lia Eva, il mio traino».Il segretoDolci dice che il suo segreto è questo: «Leggo e declamo le poesie di Pablo Neruda che ho conosciuto a Rapallo. Ci vedevamo spesso. Le mie poesie preferite sono quelle della raccolta Veinte poemas de amor y una cancion desesperada . Ero grande amico anche di Rita Levi Montalcini e Dulbecco, personaggi meravigliosi. Da ragazzo non mi sono fatto mancare niente. Sci, barca, lunghe nuotate all’isola d’Elba. Però il tipo di alimentazione lasciava molto a desiderare. Mangiavo come capitava. Dolce e salato insieme, tanto poi nello stomaco si mescola tutto, mi giustificavo con i collaboratori che mi osservavano allibiti. Da vecchi invece bisogna stare attenti».Oncologia sperimentaleIl professore ha inventato un nuovo metodo per l’oncologia sperimentale: «Ho fondato nel 1980 il più grande Istituto di ricerca sul cancro italiano all’interno del San Martino di Genova, l’Ist, e per tanti anni sono stato direttore scientifico. Non mi bastò. Cercavo nuove possibilità per realizzare interventi di prevenzione. Ho creato il Cba, il Centro di biotecnologie avanzate, dedicato a ricerche di ingegneria genetica e oncologia molecolare. Studi d’avanguardia. Le due strutture hanno lavorato in sinergia in diverse aree come la ricerca biologica di base, la cancerogenesi ambientale e la biotecnologia. Per vent’anni ho presieduto il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie presso la presidenza del Consiglio dei ministri e così via».I tumori professionaliIl suo pallino sono i tumori professionali, ovvero quelli legati all’ambiente di lavoro: «Ho cominciato curando i camalli del porto di Genova nel lontano 1952, da direttore di un piccolo centro tumori di Pammatone, proprio nella zona portuale sopravvissuta ai bombardamenti. Arrivavano persone colpite da neoplasie soprattutto polmonari causate dall’esposizione all’asbesto. Le strutture del porto erano rivestite di amianto e ancora non si sapeva quanto fosse letale. Non bastava, bisognava fare di più. Cominciammo a studiare gli agenti ambientali che potevano scatenare il tumore rompendo gli equilibri interni dell’uomo. La prevenzione è fondamentale. A quei tempi era un concetto nuovo».La ResistenzaMa nella sua storia c’è anche la Resistenza: «A sedici anni ero partigiano. Nome di battaglia Giancarlo. Diventai comandante di un Gap, i Gruppi di azione patriottica. Ci nascondevamo nell’entroterra genovese e organizzavamo azioni contro i tedeschi. Guerriglie urbane, sabotaggi…». Il suo desiderio oggi è «non pesare sugli altri, soprattutto su mia moglie. Cerco di essere indipendente però ammetto di non poter fare a meno di lei, fisicamente e affettivamente. La sua presenza mi fa vivere. La necessità di appoggiarsi a qualcuno è il brutto della vecchiaia. Non mi sono chiuso in me stesso e per fortuna resto un curioso».L'articolo Leonardo Santi e la prevenzione del cancro: «Così gli agenti ambientali possono scatenarlo» proviene da Open.