Milano come Amsterdam, con il centro attraversato da canali aperti e navigabili? Una suggestione che 15 anni fa aveva spinto 470mila persone a votare sì al referendum sulla riapertura dei Navigli. Tuttavia il progetto non è mai partito per gli elevati costi economici. Ed anche il sindaco Beppe Sala, in una recente intervista, ha definito proprio la mancata riapertura come il più grande rimpianto dei suoi anni in fascia tricolore: “Sarebbe stato il progetto che avrebbe cambiato Milano”.Ora l’associazione “Riaprire i Navigli” ha inviato una lettera aperta ai consiglieri comunali attuali e alla futura giunta chiedendo di riprendere in considerazione una scelta votata dal 95 per cento di chi si recò alle urne. Secondo uno dei promotori del comitato che aveva portato avanti la richiesta nel 2011, Edoardo Croci, attuale presidente di Italia Nostra e professore di economia ambientale all’Università Bocconi, in questi anni è mancata la volontà politica di ascoltare la voce e i desiderata dei cittadini e rilancia con riaperture mirate e più fattibili anche per i bilanci. C’è spazio oggi per tornare a rivalutare quel progetto? L’INTERVISTAPresidente, a 15 anni dal voto del giugno 2011 anche l’associazione “Riaprire i Navigli” ha inviato una lettera aperta ai consiglieri comunali attuali e alla futura giunta. La Darsena in questi anni è stata nel frattempo sistemata. Ma il resto?Il progetto è fermo. Già a quel tempo il comitato che aveva promosso l’iniziativa, “Milano si muove”, una realtà trasversale con membri della società civile e della politica, condivideva il fatto che la riapertura dei Navigli potesse essere un elemento fondamentale di qualità dell’ambiente e anche un volano economico turistico per la nostra città.Cosa è successo poi?La prima giunta Sala ha istituito una Commissione con degli esperti, tra cui quelli di Italia Nostra, per creare un tavolo di confronto tra docenti universitari e rappresentanti delle associazioni. Il progetto integrale prevedeva la riapertura di quasi 8 km di Navigli, da Cassina de’ Pomm alla Darsena, con itinerari ciclabili e navigabili. In città i tratti da riaprire sarebbero stati cinque: quello su viale Melchiorre Gioia, che trasformerebbe il vialone e porterebbe alla creazione di una passeggiata a livello dell’acqua, con nuovi alberi e negozi, la Conca dell’Incoronata, con il Naviglio di San Marco che fa da cerniera tra il sistema di via Melchiorre Gioia e quello della Cerchia interna, il tratto di Francesco Sforza, quello di Piazza Vetra e via Molino delle Armi e la Conca di Viarenna, che collega alla Darsena.In un dossier di progetto del 2018 di MM e Comune si stimano costi che arrivano a 150 milioni e 2400 giorni di lavori. È un progetto fattibile?Evidentemente i costi sono importanti però si potrebbe anche procedere a tratti e pensare di non fare l’intera opera della Cerchia dei Navigli ma ad esempio scoperchiare i corsi d’acqua in alcuni tratti. Si potrebbe puntare su viale Melchiorre Gioia, perché in questo momento è uno stradone di cemento e traffico.Come cambierebbe la mobilità?Con i canali aperti e navigabili cambierebbe totalmente l’area. Anziché essere un’autostrada urbana trafficata, diventerebbe una piacevole passeggiata e riqualificherebbe un intero quartiere. Per realizzare questi interventi più limitati un elemento imprescindibile è che scorra l’acqua, bisogna comunque creare un tubo sotterraneo dove l’acqua possa scorrere, perché non può esserci dell’acqua stagnante. L’opera richiede degli interventi idraulici importanti. Però abbiamo già una prima proposta fattibile.Quale sarebbe?Quella fatta da Italia Nostra sulla Conca di Viarenna, una conca importante vicino alla Darsena che esiste ma priva di acqua in questo momento. L’infrastruttura consentiva di superare i dislivelli dell’acqua ed era stata studiata anche da Leonardo da Vinci. Oggi è dimenticata e la proposta di Italia Nostra prevede un progetto di rigenerazione. A giorni firmeremo un accordo con il Comune di Milano per creare una comunità patrimoniale, intesa come struttura di collaborazione che ha dentro sia soggetti pubblici – come il Comune – che privati, come Italia Nostra. In questo modo ci si può prendere cura di un bene pubblico di valore storico-culturale e decidere di fare azioni di promozione e riqualificazione. Può essere una nuova ripartenza, un primo passo per riportare l’acqua nella conca e riconnetterla alla Darsena.È anche un modo per ovviare ai costi del progetto originario?Sì. L’apertura dell’intera circonvallazione interna prevedeva un investimento di circa 150 milioni di euro, una cifra certamente importante ma non impossibile, soprattutto se fatta non tutta insieme ma affrontata progressivamente. Tuttavia, non vi è la volontà politica. Ora si può ora puntare sulle riconnessioni specifiche perché sono fattibili con importi che sul bilancio comunale si possono reperire. Per cui è una questione della decisione da parte dell’amministrazione pubblica di riprendere in mano l’iniziativa e dare un segno di voler rispettare quel referendum.La mobilità milanese sarebbe pronta alla riapertura dei Navigli?Se penso a viale Gioia si eliminerebbe il traffico privato e si punterebbe sul trasporto pubblico che si è molto incentivato dal 2011. Inoltre si creerebbero percorsi pedonali e ciclabili. La suggestione va nella direzione di ridurre l’uso dell’auto nel centro di Milano. Tra l’altro, ai tempi del referendum c’erano due linee metropolitane in meno, adesso con due linee metropolitane in più, di fatto il centro di Milano è totalmente servito dalla metropolitana, una parte della Cerchia stessa dei Navigli è servita dalla metropolitana, quindi di fatto non vi sarebbe nessun problema di accessibilità al centro storico. Si avrebbero conseguenze positive anche sulla riduzione delle isole di calore e sarebbe un contributo importante proprio alla vivibilità di Milano, dove comunque le temperature stanno aumentando e tutto quello che può riportare verde e blu naturalmente è una trasformazione che contrasta l’isola di calore.Voi avete guardato anche a modelli di città europee o internazionali?Ai tempi sì, avevamo fatto venire anche rappresentanti di altre città che avevano portato i loro esempi. Sono tante le città che hanno fatto dell’acqua un elemento anche turistico, a partire da quelle olandesi, e un modo per migliore la qualità della vita di residenti e turisti. Basti pensare che i giri in Battello ad Amsterdam o sulla Senna parigina sono diventati attività turistiche.L'articolo L’eterno ritorno del sogno di riaprire i Navigli di Milano proviene da Nicolaporro.it.