Alla sanità serve “una riforma della responsabilità professionale” dei medici

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La medicina difensiva continua a pesare sul Servizio sanitario nazionale, alimentata dal timore delle denunce, dall’aumento delle aggressioni e da un sistema che, secondo Anaao Assomed, scarica sui singoli professionisti responsabilità che spesso affondano le radici nelle criticità organizzative della sanità pubblica. È uno dei temi centrali emersi dal 26° Congresso nazionale del sindacato dei medici e dirigenti sanitari, che rilancia la richiesta di una riforma della responsabilità professionale sanitaria e, nello stesso tempo, rivendica il ruolo svolto dal Decreto Calabria nel contrastare la carenza di personale.Un sistema costruito sulla ‘ricerca della colpa’Per Anaao il sistema attuale continua a essere costruito più attorno alla ricerca della colpa che alla sicurezza delle cure. “Nel Servizio sanitario nazionale cresce una medicina che non nasce dalla clinica, ma dalla paura dell’errore. Paura della denuncia da parte del paziente. Paura di diventare il terminale giudiziario di tutte le fragilità del sistema sanitario”, sostiene il sindacato.I numeri delle aggressioniLa fotografia scattata dall’organizzazione parla di un deterioramento del rapporto medico-paziente, di migliaia di professionisti coinvolti in procedimenti giudiziari e di una diffusione sempre più ampia della medicina difensiva. A questo si aggiunge il fenomeno delle aggressioni: secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, nel 2025 si sono registrate quasi 18mila aggressioni e oltre 23mila operatori coinvolti.Da qui la proposta di una riforma che limiti la responsabilità penale ai casi di colpa grave, valorizzi il contesto in cui il professionista opera e tenga conto di fattori come carenze organizzative, risorse disponibili, urgenze e complessità clinica. L’obiettivo dichiarato è superare la medicina difensiva, rafforzare i sistemi di gestione del rischio e ridurre il ricorso improprio alle denunce.Specializzandi vulnerabili Particolare attenzione viene riservata ai medici in formazione specialistica, indicati come uno dei punti più vulnerabili del sistema. “Formalmente medici in formazione, ma nella pratica quotidianamente coinvolti nell’attività assistenziale”, gli specializzandi si trovano spesso a operare in contesti caratterizzati da carenze di personale e modelli organizzativi fragili. Per Anaao la loro responsabilità non può essere valutata isolatamente dal contesto in cui lavorano.Il Decreto Calabria Il tema si intreccia con i risultati di uno studio presentato dal sindacato sull’impatto del Decreto Calabria. Secondo l’analisi, tra il 2018 e il 2025, sono stati 9.889 i medici entrati nel Servizio sanitario nazionale grazie alla possibilità di essere assunti durante il percorso di specializzazione. Nel 2023 questi professionisti hanno rappresentato il 32,9% delle assunzioni complessive, quota scesa al 30,9% nel 2024 e al 26,1% nel 2025 per effetto dell’aumento generale delle assunzioni e dell’arrivo nei concorsi degli specialisti formati negli anni precedenti.Il dato più significativo, secondo Anaao, è che negli ultimi anni quasi un medico su tre assunto nel Ssn è entrato grazie alle disposizioni introdotte dal Decreto Calabria. Una misura che il sindacato considera una delle risposte più efficaci alla crisi del personale, dopo anni segnati dal blocco del ricambio generazionale e dal ricorso a soluzioni emergenziali come cooperative, pensionati richiamati in servizio e professionisti reclutati all’estero.Le criticità irrisolteLo studio evidenzia tuttavia anche le criticità ancora aperte. Persistono infatti differenze territoriali e aziendali nelle attività e nelle responsabilità affidate ai medici assunti durante la specializzazione, mentre continua a emergere una scarsa integrazione tra sistema universitario e sistema ospedaliero. Per questo Anaao chiede di definire in modo più uniforme competenze e responsabilità, rafforzare il ruolo degli ospedali nella rete formativa e valorizzare il tutoraggio.La riforma per superare la ‘medicina difensiva’Per il sindacato il futuro della sanità pubblica passa dunque da una doppia riforma: investire sui giovani medici e, contemporaneamente, costruire un sistema di responsabilità professionale che metta al centro la sicurezza delle cure anziché la ricerca della colpa individuale. Una prospettiva che guarda anche ai modelli ‘no fault’ già adottati in Paesi come Nuova Zelanda, Svezia e Francia, dove la gestione del rischio clinico e l’indennizzo del paziente prevalgono sulla logica punitiva. Per Anaao la sfida è garantire insieme il diritto dei cittadini a essere curati e quello dei professionisti a poter curare senza vivere ogni atto medico come un potenziale processo.Questo articolo Alla sanità serve “una riforma della responsabilità professionale” dei medici proviene da LaPresse