“A pelo d’acqua”: il noir di Fabrizio Nava tra litorale romano, memoria e tensioni del presente

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Il ritorno nei luoghi del passato non è mai un movimento neutro. Ciò che appare familiare può rivelarsi improvvisamente diverso, attraversato da cambiamenti silenziosi, da assenze, da nuove inquietudini. I luoghi conservano tracce, ma non restano immobili: mutano insieme alle persone che li hanno vissuti.Da questa consapevolezza prende forma A pelo d’acqua, romanzo di Fabrizio Nava pubblicato dal Gruppo Editoriale WritersEditor nella collana Voci del Lazio. Un’opera che si muove tra noir mediterraneo, introspezione e racconto territoriale, restituendo al lettore un litorale romano carico di memoria, ma anche di tensioni contemporanee.Al centro della vicenda c’è Gianluca Onofri, maresciallo dei Carabinieri, chiamato a confrontarsi con Santa Marinella e con i luoghi della propria giovinezza. Il suo ritorno non ha il sapore rassicurante della nostalgia, ma quello più complesso di un bilancio interiore. Tornare significa ritrovare strade, volti, scorci di mare, ma anche misurare la distanza tra ciò che si era e ciò che si è diventati.Il romanzo attraversa Santa Marinella, Santa Severa e Fiumicino, costruendo un paesaggio narrativo fortemente riconoscibile. Il mare, il Porticciolo, il Castello Odescalchi, gli stabilimenti balneari e le tracce storiche del territorio non sono semplici elementi descrittivi: diventano parte integrante dell’atmosfera del libro, contribuendo a creare un equilibrio costante tra bellezza e inquietudine.Fabrizio Nava evita la rappresentazione cartolinesca del litorale. La sua Santa Marinella è un luogo vivo, stratificato, attraversato da contraddizioni. Alla luminosità del paesaggio si affiancano zone d’ombra, fragilità individuali e tensioni collettive. Proprio in questo contrasto si colloca la forza del romanzo: sotto la superficie ordinaria della quotidianità si muove qualcosa di più oscuro.La componente noir si sviluppa progressivamente, intrecciandosi con temi di forte attualità. Radicalizzazione, terrorismo internazionale, identità smarrite e senso di minaccia entrano nella narrazione senza cancellarne la dimensione umana. La tensione esterna procede infatti accanto a quella interiore dei personaggi, rendendo il racconto più articolato di un semplice thriller d’indagine.A pelo d’acqua è anche un romanzo sul tempo e sulle radici. Racconta il modo in cui il passato continua a riaffiorare, anche quando sembra appartenere a un’altra vita. I luoghi dell’adolescenza, gli incontri, le ferite e le scelte compiute diventano materia narrativa, in un continuo confronto tra memoria personale e presente.Lo stile di Nava alterna fluidità narrativa, dialoghi concreti e momenti di riflessione, mantenendo sempre viva la tensione del racconto. Il lettore viene accompagnato in una vicenda che unisce azione e introspezione, scenario locale e inquietudini globali, paesaggio mediterraneo e oscurità contemporanea.Il titolo stesso suggerisce la chiave dell’opera: ciò che resta a pelo d’acqua è solo la parte visibile. Sotto, appena nascosto, si muove un mondo più profondo, fatto di ricordi, segreti, paure e verità non ancora emerse.Con questo romanzo, Fabrizio Nava firma un’opera capace di valorizzare il territorio laziale senza ridurlo a sfondo, trasformandolo invece in un luogo narrativo denso, simbolico e attraversato da tensioni molto attuali.L’opera è disponibile in tutto il territorio Nazionale.L'articolo “A pelo d’acqua”: il noir di Fabrizio Nava tra litorale romano, memoria e tensioni del presente proviene da Tiburno Tv.